Energia

Cina e India guidano la svolta: come cambia la nuova geografia dell’energia

Scritto da 28 Gennaio 2026 • 1 min di lettura
Ettore Benigni

Giornalista specializzato in economia circolare

Nel pieno di un riscaldamento globale senza precedenti, arrivano indicazioni incoraggianti dai due maggiori consumatori mondiali di combustibili fossili: un’inversione che racconta una transizione in atto, tra dati scientifici allarmanti e scelte industriali sempre meno rinviabili

Per la prima volta dagli anni Settanta, la produzione di elettricità da carbone è diminuita contemporaneamente in Cina e in India, i due Paesi che da soli assorbono la quota più elevata di questo combustibile a livello globale. A segnalarlo è il WWF, citando i dati del Centre for Research on Energy and Clean Air. L’elettricità generata dalle centrali a carbone, secondo la ricerca, è scesa dell’1,6% in Cina e del 3% in India, un calo simultaneo che non si registrava dal 1973.

Si tratta di un dato che assume un valore simbolico e strutturale allo stesso tempo, perché arriva dai mercati energetici più difficili da scalfire e suggerisce che la transizione sta iniziando a incidere anche dove il carbone sembrava destinato a restare dominante ancora a lungo.

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Il quadro climatico delineato dal WWF

Questo segnale positivo si inserisce però in uno scenario complessivo che, come sottolinea il WWF sulla base dei dati del programma europeo Copernicus, resta fortemente critico. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con un aumento medio della temperatura globale di circa 1,5 °C rispetto all’era preindustriale, mentre gli ultimi undici anni consecutivi risultano i più caldi mai osservati.

Secondo il WWF, la crisi climatica è ormai una realtà misurabile, alimentata dall’aumento della concentrazione dei gas serra in atmosfera: la CO ha superato le 425 parti per milione, contro le 280 dell’epoca preindustriale, un’accelerazione dovuta soprattutto all’uso dei combustibili fossili e alla deforestazione.

Oceani, foreste ed economie sotto pressione

Il WWF richiama anche altri indicatori di allarme. Tra questi il fatto che nel 2025 mari e oceani hanno assorbito una quantità record di calore, aggravando fenomeni come l’innalzamento del livello delle acque, le tempeste violente e la mortalità dei coralli

Parallelamente, i dati del World Resources Institute citati dall’associazione mostrano che gli incendi boschivi del 2024 hanno distrutto oltre 134.000 chilometri quadrati di foresta, più del doppio rispetto a vent’anni fa.

A tutto questo si sommano gli effetti economici: sempre secondo il WWF, la compagnia di riassicurazione Munich Re ha stimato in circa 224 miliardi di dollari i danni causati nel 2025 dagli eventi estremi, con migliaia di vittime a livello globale. Numeri che rendono evidente come la crisi climatica non sia più solo una questione ambientale, ma un fattore sistemico di instabilità.

Un segnale di speranza che chiede continuità

In questo contesto, la riduzione dell’elettricità prodotta dal carbone in Cina e India assume un significato che va oltre il singolo dato annuale. Come afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, “la crisi climatica provocata dalle attività umane, in particolare dall’uso dei combustibili fossili e dalla deforestazione, è giunta a livelli preoccupanti”, mentre il limite di 1,5 °C indicato dalla comunità scientifica è sempre più vicino.

La stessa Midulla ricorda che la transizione energetica è in corso e appare inarrestabile, ma avverte anche che non c’è più spazio per tentennamenti o arretramenti: “la fisica non si negozia, bisogna abbattere le emissioni al più presto”.