6000 km in 30 giorni, dal Po alla Sicilia, passando per la Sardegna e la Toscana. L’obiettivo: raccontare come sta il ricchissimo patrimonio di acque del nostro Paese
Due ragazzi, una telecamera, 6000 km, 30 giorni. Scritto così, sembra il claim di un pigro copyrighter a chiusura della brochure “Vacanze alternative”, quei viaggi un po’ assolutori che qualcuno fa per lavarsi la coscienza. Invece è una cosa seria, molto seria. Questo è il primo tratto distintivo di “Controcorrente”, il documentario che racconta il viaggio, appunto, di due ragazzi che, telecamera in spalla, hanno percorso circa 6000 km in 30 giorni, dal Po alla Sicilia, passando per la Sardegna e la Toscana. L’obiettivo: raccontare come stanno le acque del nostro Paese, che pure d’acqua è pieno come pochi altri.
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Un documentario a impatto zero
Claudia Carotenuto e Daniele Giustozzi, accompagnati dal videomaker Andrea Bagnasco, hanno avuto un’accortezza in più: il viaggio è stato interamente programmato per essere a impatto zero. Per gli spostamenti sono stati utilizzati mezzi di trasporto elettrici; per dormire i due ragazzi hanno rimediato alloggi e giacigli di fortuna. Ponti di barche ormeggiate, pianerottoli, o grandi classici come tenda e sedili della macchina.
La necessità di una riprogrammazione che tenga conto delle sofferenze dell’ambiente è viva in ogni secondo del documentario, lineare e coerente fino alla fine: la schiettezza di linguaggi e immagini corrisponde alla semplicità dei gesti quotidiani che potrebbero e dovrebbero contribuire a migliorare le condizioni del mondo che noi stessi abitiamo.
Un messaggio complesso
Come sta, dunque, l’acqua nel nostro Paese? Male, molto male. Ma non è solo questo il punto. “Controcorrente” cerca non tanto di indagare sulle cause di questo malessere, bensì di puntare i riflettori sui sintomi: ci mostra le conseguenze più immediate e crude dei nostri comportamenti. La semplicità del linguaggio e la forza delle immagini accorciano il viaggio dalle nostre opinioni alla semplice realtà.
I nostri comportamenti hanno cambiato il clima del mondo nel quale viviamo, l’immediatezza di Controcorrente ci mostra gli effetti sulla vita di un’intera città: Venezia, la regina dell’Adriatico. L’innalzamento del livello degli oceani ha spinto la città ad alzarsi letteralmente di anche 150 cm in alcuni punti.
Arrivati al Po, si capisce meglio la complessità del messaggio che vogliono lanciare Claudia e Daniele. L’avvelenamento delle acque, specie di corsi così importanti per la vita economica di una regione, è un tema che tocca diversi punti vitali del nostro quotidiano: l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, le aziende per cui lavoriamo, il partito al quale apparteniamo. Sono tutti aspetti della vita di ognuno di noi, colpiti duramente da un nostro stesso comportamento. L’uomo che danneggia l’uomo, con l’intermediario più paziente che c’è, la natura.
Il riposo della natura
Paziente ma stanca. “Il mare ha bisogno di riposarsi”, dice un pescatore pugliese a Claudia e Daniele. Ha appena tirato su la sua rete e dentro ci sono un paio di scorfani e poco più, magro bottino di una nottata come tante altre, nell’Adriatico e nello Jonio ormai svuotati e, appunto, stanchi. Anche qui, immediatezza: non c’è pesce, nessuno lo pesca, nessuno lo vende, nessuno lo mangia, perdono tutti.
Svuotiamo i mari, ci buttiamo dentro la nostra plastica: Controcorrente mostra immagini fin troppo comuni di spiagge cosparse di rifiuti, fauna in difficoltà o annientata a causa della plastica, impoverimento anche dello stesso paesaggio artistico e naturale. Lo si vede anche nel seguito del documentario, tra isole e Basilicata, passando per la Calabria. Se ci ragioniamo, sono quei luoghi che ci riportano a un concetto di bellezza, di pace, anche di vacanza, per chi ha piacere.
In effetti, Controcorrente è infine un documentario che racconta la bellezza, nascosta o rovinata dall’uomo, di molti luoghi del nostro Paese, posti che l’uomo vuole abitare, abbellire. Posti che, allo stesso tempo, riesce a depauperare, rovinare, a volte oltraggiare.
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