Ambiente

Milano cambia il volto del verde urbano: sfalcio ridotto e biodiversità in crescita

Scritto da 24 Aprile 2026 • 1 min di lettura
Ettore Benigni

Giornalista specializzato in economia circolare

Dopo una fase di sperimentazione, la città rende strutturale lo sfalcio ridotto. I monitoraggi evidenziano la comparsa di nuove specie vegetali e un aumento significativo della presenza di insetti, segnale di un cambiamento negli equilibri ecologici urbani

Milano chiude la fase sperimentale e rende stabile una nuova modalità di gestione del verde pubblico: meno tagli e più spazio alla crescita naturale dei prati. La scelta interessa circa 1,6 milioni di metri quadrati distribuiti in 94 aree cittadine, dai grandi parchi alle aree di contorno.

È un passaggio che racconta come i parchi smettano di essere considerati soltanto spazi ordinati da mantenere, per diventare ecosistemi urbani capaci di offrire benefici ambientali. Lo sfalcio ridotto si inserisce infatti in una strategia più ampia di adattamento climatico e tutela degli equilibri ecologici, distinguendo nella gestione le aree destinate all’uso più intenso da parte dei cittadini e le porzioni lasciate evolvere con maggiore libertà.

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Una scelta sostenuta dai dati

A sostenere questa direzione sono i monitoraggi condotti insieme all’Università di Milano-Bicocca. Nelle aree a sfalcio ridotto si registra un aumento della biodiversità fino al 60%, con una crescita rilevante della presenza di insetti impollinatori e specie vegetali spontanee.

Le zone non falciate ospitano fino al 30% in più di insetti rispetto a quelle sottoposte a tagli frequenti. E stando alla pubblicazione scientifica del team di ricerca della Bicocca c’è da aggiungere un elemento importante. Le aree non sfalciate aumentano sia l’abbondanza sia la ricchezza di specie, mentre le superfici in ricrescita dopo il primo taglio mantengono una buona presenza di insetti, ma risultano meno efficaci sul piano della varietà complessiva. Il punto, quindi, non è solo tagliare meno, ma lasciare che la vegetazione abbia continuità e tempo per strutturarsi davvero.

Come funziona lo sfalcio differenziato

Lo sfalcio ridotto, o differenziato, consiste nel diminuire la frequenza dei tagli per permettere alle piante di completare il proprio ciclo vegetativo, arrivando alla fioritura e alla produzione di semi.

È una pratica che, applicata in contesto urbano, prova a restituire ai prati una parte della loro funzione ecologica. In una città dove gli habitat naturali sono frammentati, anche porzioni relativamente piccole di verde possono diventare spazi favorevoli alla fauna e alla flora spontanea.

La gestione, però, non è lasciata al caso. Le aree vengono individuate in modo da non interferire con le attività quotidiane, con il gioco, lo sport o il relax, cercando un equilibrio tra fruizione e naturalità.

I benefici ambientali: suolo, clima e aria

I vantaggi dello sfalcio ridotto vanno oltre la tutela delle specie. L’erba più alta protegge il suolo, ne limita l’erosione e contribuisce a trattenere più umidità, migliorando nel tempo la fertilità del terreno.

C’è poi un effetto diretto sul microclima urbano. I prati lasciati crescere assorbono meglio le piogge, rilasciano più umidità e aiutano a mitigare le temperature, offrendo un contributo nella lotta alle isole di calore.

Anche la qualità dell’aria può beneficiarne: l’aumento della biomassa vegetale favorisce l’assorbimento degli inquinanti atmosferici, rafforzando il ruolo del verde come infrastruttura ambientale urbana.

La biodiversità cresce dove il prato diventa più complesso

Lo studio dell’Università di Milano-Bicocca spinge ancora più in là questo ragionamento. Non basta tagliare meno: conta anche come è fatto il prato e come è organizzato il parco. La ricchezza delle specie floreali, per esempio, accresce in modo netto la varietà degli insetti, mentre una copertura troppo uniforme di graminoidi tende a ridurne la presenza.

Anche la disposizione di alberi e arbusti fa la differenza. I parchi in cui il verde legnoso è organizzato in piccoli nuclei, più che in filari lineari, risultano più favorevoli perché offrono rifugi e opportunità di nidificazione.

In altre parole, lo sfalcio ridotto dà il meglio di sé quando si accompagna a una maggiore complessità vegetale e spaziale. Gestire meno può produrre risultati migliori, ma solo se quella minore intensità si traduce in un progetto più attento alla varietà degli habitat.

Tra percezione e progetto urbano

La diffusione dello sfalcio ridotto ha suscitato anche reazioni contrastanti. Per una parte dei cittadini, l’erba alta continua a essere associata a una manutenzione trascurata. Il Comune, però, ribadisce che si tratta di una scelta progettuale e non di abbandono, con aree segnalate e gestite secondo criteri precisi.

È qui che entra in gioco anche la dimensione culturale. Il prato perfettamente rasato lascia spazio a un’idea di natura più dinamica, in cui l’irregolarità non è un difetto ma il segnale di una maggiore vitalità ecologica. La stessa ricerca sottolinea quanto sia importante accompagnare queste scelte con attività di informazione e sensibilizzazione, per aiutare i cittadini a riconoscere il valore di una gestione meno formale del verde.

 

Verso un nuovo modello di città verde

L’esperienza milanese si inserisce in una tendenza sempre più evidente: ripensare il verde urbano come infrastruttura ecologica, e non soltanto come elemento decorativo. Margini, scarpate e aree meno frequentate possono diventare corridoi biologici, rafforzando la connessione tra habitat diversi.

L’evoluzione di questo genere di sensibilità potrebbe portare in futuro a strisce fiorite, rifugi per insetti e tagli asincroni capaci di sostenere nel tempo la ricchezza ecologica dei prati. Anche lo studio Bicocca indica che una gestione a mosaico e non simultanea può rafforzare gli effetti positivi dello sfalcio ridotto, soprattutto se affiancata da altre azioni di supporto alla fauna urbana.