Quando, spinti dalla curiosità di conoscere i nostri inaspettati coinquilini, cominciamo ad approcciare la natura dentro e intorno alle nostre case con maggiore attenzione, diventa presto chiaro che sono molti gli organismi con i quali ci si può imbattere durante i diversi momenti della giornata. E così, man mano che questi incontri diventano più frequenti e variegati, crolla poco a poco l’idea del proprio domicilio come abitazione ad esclusivo uso e consumo umano, così che a questa idea va sostituendosi progressivamente quella di condominio, o se vogliamo di albergo con diverse stanze e stanzette piene di diversi ospiti indaffarati nelle proprie vite.
In Italia tra i protagonisti più carismatici di questi “hotel” domestici c’è sicuramente il geco comune, Tarentola mauritanica, una robusta lucertola arrampicatrice originaria delle regioni più calde del Mediterraneo che oggi vive diffusamente anche ad altitudini molto più settentrionali. In maniera forse inaspettata, approfondire la storia recente di questo agile rettile corazzato ci può tornare utile per cominciare ad approcciare il mondo che muta velocemente intorno a noi ai tempi del cambiamento climatico. Abbiamo infatti tutto intorno gli strumenti per leggere il presente e percepire le traiettorie del futuro prossimo. Scopriamone un esempio.
Identikit del fenomeno
Il cambiamento climatico di cui facciamo esperienza nel 2025 è un fenomeno principalmente di origine antropica con radici che affondano nella prima rivoluzione industriale, in quella metà del 1700 che vide l’industria europea cominciare a svilupparsi come mai prima di allora in risposta a invenzioni tecnologiche strabilianti. I triliardi di tonnellate di gas alteranti immessi nell’atmosfera a partire da quel tempo hanno quindi cambiato significativamente molti equilibri planetari, tra cui quello delle temperature medie all’interno del Bacino del Mediterraneo, una macroregione con condizioni geografiche peculiari, tali da rendere il suo interno particolarmente più suscettibile a mutazioni climatiche planetarie rispetto ad altre aree di pari dimensione.
Il surriscaldamento accelerato dell’atmosfera, e quindi di conseguenza delle acque e dei suoli terrestri, è oggi uno degli effetti più tangibili di questo cambiamento climatico corrente, che colpisce le regioni del mondo in modi concatenati ma variegati. Se, per esempio, considerando solo l’Europa, andiamo verso le coste atlantiche di Norvegia e Irlanda, scopriremo come queste oggi si stiano raffreddando cospicuamente in risposta all’alterazione della calda corrente del Messico; di contro, più a sud, il Mar Mediterraneo si sta riscaldando ad un ritmo senza eguali nel mondo, così che l’aumento delle temperature medie sulle sue coste qui sale in maniera più vertiginosa rispetto alla già alta media globale.
La lezione del geco
Dentro ai confini di questa piccola ma significativa porzione di mondo situata a cavallo fra tre continenti, sono tante le specie animali amanti del freddo che vanno scomparendo localmente, e altrettante quelle amanti del caldo che vanno aumentando le proprie popolazioni. Il tarantolino (altro nome per il geco comune) rientra in quest’ultima categoria, e l’espansione del suo areale verso nord avviene per una combinazione di fattori.
Da un lato c’è sicuramente l’aumento dei traffici nazionali e internazionali di veicoli che viaggiano su gomma, acqua e rotaia, i quali facilitano il suo trasporto, involontario, verso nuove aree potenzialmente colonizzabili.
Da un altro lato c’è il surriscaldamento globale, che rende abitabili una porzione sempre maggiore di territorio prima inadatto ai suoi cicli vitali.
Infine, non meno importante, sussiste la biologia di questo animale, più flessibile di altri rettili consimili in termini di dieta, esigenze abitative e tolleranza verso i modi di vivere degli esseri umani.
Questo geco, fino al secolo scorso relegato per lo più a terre notoriamente calde come Nord Africa (il ‘mauritanica’ del binomio latino), Spagna e Sud Italia, oggi prospera sui muri di tante case situate in regioni più fredde quali Lombardia e Trentino, e nuovi nuclei si stanno consolidando tanto in Bretagna, Olanda e Germania, quanto in altri continenti, vedi le popolazioni della California, del Texas e dell’Argentina. Le sue esigenze biologiche sono infatti molto modeste, e spesso possono bastare poche luci di casa capaci di attirare insetti per attirarlo.
Il geco comune diventa quindi sentinella del selvatico mondo organico, araldo della biodiversità che silenziosamente ci avverte che il luogo in cui abitiamo non è più freddo come un tempo, e gli equilibri dentro e fuori di esso stanno evolvendo.
Cosa farsene di questa lezione?
La storia del tarantolino ci insegna a ripensare le nostre vite ai tempi del cambiamento climatico. La complessa esigenza di soluzioni concertate si palesa ormai inevitabile all’orizzonte, e la sfida è ufficialmente aperta: come transitare bene ma velocemente da un modo di vivere “tradizionale”, che pensavamo comodamente stabile, a uno più moderno, capace di reagire efficacemente a un mondo vorticosamente mutevole?
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