A svelarlo è lo studio realizzato dalla fondazione Caracciolo e dal Center for Automotive Research and Evolution. Le emissioni delle e-car possono essere fino a 29 volte inferiori rispetto ai mezzi tradizionali
Le emissioni di gas serra in atmosfera di un’auto elettrica possono arrivare a essere fino a 29 volte inferiori rispetto a quelle di un mezzo tradizionale a benzina o a gasolio. Anche se tra il risultato ottimale in termini di sostenibilità e quello più inquinante ci sono una serie di variabili da analizzare, ognuna delle quali può avere delle conseguenze tangibili e abbassare di molto le performance green del mezzo. A evidenziarlo è la ricerca “Le variabili emissive dell’auto elettrica: ricarica, utilizzo e stili di guida”, presentata in aprile agli Electric Days che si sono svolti al Maxxi di Roma. A mettere a punto lo studio, che per la prima volta a livello internazionale accetta la sfida di quantificare quanto inquini un’auto elettrica in tutto il suo ciclo di vita, dalla costruzione alla rottamazione, prendendo in considerazione anche le tipologie di utilizzo e le tecnologie di ricarica, sono stati la Fondazione Caracciolo e il Center for Automotive Research and Evolution (Care) dell’università Gugliemo Marconi.
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L’impatto ambientale dell’auto elettrica
Il valore aggiunto della ricerca è la sua ambizione di analizzare l’impatto ambientale dell’auto elettrica valutando il suo intero ciclo di vita, monitorando cicli reali di guida sul territorio nazionale di specifiche tipologie di utenza, dal manager aziendale con abitazione dotata di impianto fotovoltaico, al nucleo familiare che ricarica da colonnine nei pressi dell’abitazione o del luogo di lavoro. A illustrare i risultati della ricerca è stato il professor Fabio Orecchini, direttore del CARe, che ha sottolineato come tra i fattori di maggiore produzione di CO2 figurino l’estrazione dei materiali per le batterie e il mix energetico utilizzato per costruzione e assemblaggio del veicolo, attività che riguardano la fase precedente alla messa su strada dei veicoli. Un risultato emblematico dello studio da questo punto di vista è ad esempio il fatto che c’è una grande differenza tra il carbon footprint di un’auto elettrica prodotta in Cina e quello di un mezzo che è stato fabbricato in Europa, che a parità degli altri parametri di utilizzo vede la vettura prodotta in Cina avere un’impronta di carbonio il 35% più alta rispetto alla gemella Made in Ue.
Quanto impatta la modalità di ricarica
Interessante notare come – secondo la ricerca – la modalità di ricarica indica poco sull’inquinamento: non c’è un sostanziale differenza tra le emissioni dell’auto ricaricata utilizzando una colonnina pubblica rispetto a quella ricaricata attraverso un impianto domestico. A determinare una divaricazione sui livelli di emissioni sono invece le modalità di produzione e distribuzione dell’energia utilizzata per la ricarica: se questa deriva da fonti fossili, infatti, il carbon footprint arriverà a essere 9 volte più alto rispetto alla ricarica effettuata utilizzando energia prodotta da fonti rinnovabili, ad esempio attraverso un impianto fotovoltaico.
Gli obiettivi da raggiungere
“È prioritario tenere ben distinti gli strumenti dagli obiettivi – spiega Francesco Ciro Scotto, Coordinatore studi e ricerche della Fondazione Caracciolo – Il grande obiettivo è la decarbonizzazione, mentre i processi di elettrificazione sono uno dei potenziali strumenti, che va valutato insieme ad altri altrettanto validi come motori ibridi, biocarburanti, veicoli di dimensioni ridotte. In un approccio di analisi più complesso e integrato, lo studio evidenzia l’importanza di sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili, al fine di amplificare il contributo dell’auto elettrica alla riduzione delle emissioni. La crescita della domanda energetica non supportata da una immediata sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili ha un impatto sui consumi di gas, in un circolo vizioso senza fine”.
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