Il Dpcm Automotive conferma il contributo dell’80% destinato a privati e condomìni. Prima di acquistare una wallbox occorre però attendere le disposizioni operative del Mimit, che stabiliranno scadenze, spese ammissibili e procedura
Installare un punto di ricarica per l’auto elettrica nel garage o nel parcheggio condominiale potrà tornare a costare molto meno. Il Governo ha infatti programmato un nuovo ciclo di incentivi per le infrastrutture dedicate ai veicoli elettrici, mettendo a disposizione complessivamente 68 milioni di euro tra risorse residue e stanziamenti distribuiti fino al 2030.
La cornice è stata definita dal “decreto automotive” della Presidenza del Consiglio dei ministri del 10 giugno 2026. Il provvedimento conferma un contributo pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera, entro un massimo di 1.500 euro per le persone fisiche e di 8.000 euro per gli interventi sulle parti comuni dei condomìni.
La misura però non è ancora operativa. Per presentare la domanda bisognerà attendere il decreto attuativo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiamato a definire il periodo di validità delle spese, la documentazione necessaria e le date di apertura della piattaforma.
INDICE DEI CONTENUTI
Cosa prevede il Dpcm Automotive
Il nuovo piano nasce dalla rimodulazione del Fondo destinato alla transizione verde, alla ricerca e agli investimenti nel settore automobilistico. Come spiega il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nella presentazione del provvedimento, le risorse sono state ripartite tra diverse misure per il periodo compreso tra il 2026 e il 2030.
Tra queste rientra il sostegno alle infrastrutture di ricarica acquistate dagli utenti domestici. L’articolo 6 del Dpcm Automotive stabilisce che, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto ed entro il 31 marzo 2030, venga riconosciuto un contributo pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera.
L’adozione del provvedimento è stata resa pubblica anche attraverso un avviso sulla Gazzetta Ufficiale del 7 luglio 2026, e il testo integrale è invece pubblicato sul sito istituzionale del Mimit.
Quanto si può ottenere per l’installazione
La percentuale e i massimali riprendono l’impostazione già adottata nelle precedenti edizioni. Per una persona fisica, il rimborso può arrivare a 1.500 euro. In caso di intervento sulle parti comuni di un edificio condominiale, il limite sale a 8.000 euro.
Se, per esempio, l’acquisto e la posa di una wallbox comportano una spesa ammissibile di 1.200 euro, il contributo teorico corrisponde a 960 euro. Con un investimento individuale di 2.500 euro, l’80% ammonterebbe a 2.000 euro, ma il rimborso si fermerebbe al tetto di 1.500 euro.
Il calcolo effettivo dipenderà dalle voci che il decreto attuativo considererà ammissibili e dalla documentazione richiesta per dimostrarne il pagamento. Il contributo sarà inoltre riconosciuto nei limiti delle risorse disponibili.
Per sostenere il nuovo ciclo della misura, il Dpcm destina 10 milioni di euro provenienti dai residui del 2025 e 5 milioni per il 2026. La disponibilità aumenta a 15 milioni l’anno nel 2027, 2028 e 2029, per poi attestarsi a 8 milioni nel 2030.
Chi potrà richiedere il contributo
Il Dpcm si rivolge agli utenti domestici e distingue tra persone fisiche e condomìni. Per i privati il punto di ricarica dovrà essere installato in uno spazio destinato all’uso personale, mentre il massimale condominiale riguarda gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici richiamate dagli articoli 1117 e 1117-bis del Codice civile.
I requisiti puntuali saranno indicati nelle disposizioni operative. Le precedenti edizioni erano riservate alle persone fisiche residenti in Italia e ai condomìni e prevedevano infrastrutture nuove, destinate a un utilizzo privato o collettivo da parte dei condòmini.
Quali spese potranno rientrare nell’agevolazione
Il Dpcm cita espressamente il prezzo di acquisto e posa in opera dell’infrastruttura. Rientrano quindi nella cornice già definita il dispositivo di ricarica e la sua installazione, mentre il dettaglio delle singole voci dovrà essere precisato dal Mimit.
Nelle precedenti edizioni, secondo le FAQ ufficiali sul bonus colonnine domestiche, le spese ammissibili comprendevano l’installazione, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie e i dispositivi per il monitoraggio. Potevano inoltre essere riconosciuti i costi di progettazione, direzione dei lavori, sicurezza, collaudo e connessione alla rete elettrica attraverso l’attivazione di un nuovo punto di prelievo.
Lo stesso documento richiedeva che acquisto e posa fossero entrambi completati: il solo acquisto della wallbox non consentiva di accedere all’agevolazione. Era inoltre necessario utilizzare sistemi di pagamento tracciabili.
Quando e come si potrà presentare la domanda
La procedura di richiesta deve ancora essere aperta. L’articolo 8 del Dpcm affida a Invitalia la gestione dei contributi, delle attività di controllo e del sistema informatico.
Il provvedimento del Mimit dovrà chiarire soprattutto quali acquisti saranno agevolabili. Il riferimento generale al periodo che termina il 31 marzo 2030 non permette da solo di stabilire se tutte le spese sostenute dopo l’entrata in vigore del Dpcm potranno essere rimborsate.
Questo aspetto è particolarmente importante per chi sta valutando un acquisto. Installare oggi una wallbox non garantisce automaticamente l’accesso al contributo, perché la decorrenza delle spese ammissibili e gli eventuali requisiti tecnici devono ancora essere definiti.
Il decreto attuativo dovrà indicare anche la modulistica, le certificazioni richieste, le modalità di presentazione e l’ordine seguito nell’assegnazione delle risorse.
Come funzionavano le precedenti edizioni
Il primo ciclo del bonus ha interessato le annualità comprese tra il 2022 e il 2024. La scheda storica pubblicata dal Mimit riporta una dotazione di 40 milioni per il 2022, 40 milioni per il 2023 e 20 milioni per il 2024.
Per le installazioni effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2024, le richieste potevano essere trasmesse dal 29 aprile al 27 maggio 2025. Quella finestra si è conclusa e resta distinta dal programma introdotto nel 2026.
Nelle precedenti edizioni la domanda veniva presentata dopo l’acquisto e l’installazione. Tra i documenti richiesti figuravano le fatture, la prova dei pagamenti tracciabili, la relazione finale sull’investimento e la certificazione di conformità rilasciata dall’installatore.
Per gli interventi condominiali servivano anche il codice fiscale del condominio e la delibera assembleare di autorizzazione dei lavori. Ciascun beneficiario poteva presentare una sola richiesta e le domande venivano esaminate secondo l’ordine cronologico di arrivo. Il contributo era erogato in un’unica soluzione sul conto corrente indicato dal richiedente.
Cosa conservare in attesa delle regole operative
Chi sta programmando l’installazione può cominciare a raccogliere preventivi dettagliati e a verificare che il dispositivo rispetti le norme tecniche applicabili. È utile anche accertarsi che l’impianto elettrico sia adeguato alla potenza richiesta e che l’intervento venga eseguito da un installatore abilitato, in grado di rilasciare la dichiarazione di conformità.
Sulla base delle procedure passate, assumono particolare importanza la fattura intestata al beneficiario, la corrispondenza tra chi sostiene la spesa e chi presenta la domanda e la tracciabilità del pagamento. Nei condomìni occorre inoltre programmare per tempo il passaggio assembleare e definire l’utilizzo dell’infrastruttura comune.
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