Perché parliamo di questa specie?
La testuggine di Hermann rappresenta il rettile domestico per eccellenza nell’immaginario collettivo italiano, essendo abitante dei nostri giardini da almeno 2.000 anni in qualità di placido animale da compagnia. Eppure oggi, nel nostro paese, il suo stato di conservazione allo stato selvatico è allarmante, e il suo areale originario è diventato ovunque molto ridotto e frammentato.
Scopriamo quindi insieme qualche informazione utile sulla specie, per lasciarci infine con consigli utili per agevolare la sua protezione.
Cominciamo!
INDICE DEI CONTENUTI
Identikit
Nomi comuni: testuggine di Hermann, testuggine di terra.
Nome scientifico: Testudo hermanni
Caratteristiche fisiche: testuggine di piccole o medie dimensioni, con carapace che può variare, in Italia, da un minimo di 13 ad un massimo di 24 cm. Il colore di questo, vivace nei primi anni di vita, sbiadisce col passare degli anni, che possono essere anche molti, nel caso di esemplari selvatici molto fortunati: è infatti capace di superare in natura anche i 30 anni di vita, e come gli uomini non raggiunge la maturità sessuale prima dei 10 anni.
Caratteristiche comportamentali: di indole mansueta, è animale con vista e olfatto ottimi, e la dieta è essenzialmente erbivora, ma opportunista: integrano infatti occasionalmente il proprio menù con insetti, chiocciole, millepiedi e persino carcasse.
Habitat d'elezione
La fascia di coste mediterranee dell’Europa Meridionale e, più internamente, le prime colline, specie dove la macchia mediterranea o un fitto sottobosco di arbusti e alberi sempreverdi garantiscono rifugio e protezione da cinghiali, volpi e rapaci, così come da animali domestici come cani e gatti troppo curiosi o affamati. Grande discriminante per la loro sopravvivenza è la temperatura: quei luoghi dove le temperature invernali scendono sotto 0 C° non permettono agli esemplari ibernanti di sopravvivere in attesa del calore della primavera successiva.
Rapporto con l'uomo e stato di conservazione
Una delle sole tre testuggini presenti oggi in Italia, la testuggine di Hermann rappresenta l’unica specie veramente autoctona, essendo state le altre, T. marginata e T. graeca, importate rispettivamente da etruschi e greci circa 2.500 anni fa, prelevandole da parti vicine del Mediterraneo. Questo dato ci suggerisce un rapporto ancestrale con l’animale, ben documentato in storie, miti, leggende e ritrovamenti archeologici.
Oggi in Italia possiamo trovarla più facilmente, anche se molto localizzata, lungo le coste meglio conservate del Tirreno centrale, ma in generale lo stato delle sue popolazioni è allarmante, specie considerando la difficoltà naturale di spostamento. Attualmente infatti sono tante le minacce alla sua conservazione, con le maggiori rappresentate da raccolta illegale a fini domestici, degradazione dell’habitat naturale, maggiore frequenza e intensità di incendi, l’esplosione della popolazione di cinghiali e gli investimenti da parte del traffico veicolare.
Cosa possiamo fare noi?
Il modo più efficace per dare il nostro contributo alla salvaguardia di questo rettile è arginare il mercato di esemplari ottenuti in maniera illegale e senza certificazioni dai rivenditori specializzati. Quando ci rechiamo in un pet store, assicuriamoci quindi che l’animale abbia tutti i documenti in regola e che provenga da un allevamento autorizzato.
Oltre a questo, possiamo dare una mano nel monitoraggio della specie attraverso la citizen science: segnalando comodamente il rinvenimento di esemplari selvatici tramite applicazioni per cellulare come iNaturalist, possiamo tutti contribuire a mappare in maniera più efficace il suo areale attuale, segnalando sia esemplari vivi, che esemplari morti investiti o in incendi.
Curiosità e approfondimenti
Un tempo questo placido rettile, esclusivamente terrestre, era molto comune in Italia, dove veniva apprezzato tanto per la docilità e facilità di addomesticamento, che per le carni e il carapace. Questi due elementi spingevano infatti tanto i cittadini comuni, quanto gli artigiani e i religiosi, ad allevarle in gran quantità per ottenerne o una fonte di cibo sicura, o parti utili ai propri affari: è documentato infatti il loro utilizzo da parte di liutai, gioiellieri, ebanisti e sacerdoti.
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