Ambiente

Riaccendiamo le stelle: come ridurre l’inquinamento luminoso

L’illuminazione notturna eccessiva altera gli ecosistemi, disturba il sonno, aumenta gli sprechi energetici e cancella il cielo. Dalle lampade schermate ai sensori di movimento, anche le scelte quotidiane possono contribuire a limitare il fenomeno

Alzare gli occhi al cielo e distinguere la Via Lattea diventa sempre più difficile: per milioni di persone in tutto il mondo il cielo notturno è ormai rischiarato da una luce artificiale continua, che attenua o cancella la vista delle stelle. Il problema, però, va oltre la delusione delle velleità astronomiche di osservatori dilettanti: la luminosità diffusa che invade la notte modifica gli equilibri degli ecosistemi, influenza i ritmi biologici di animali e persone e comporta un consumo di energia che, con alcuni accorgimenti, potrebbe essere sensibilmente ridotto.

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Che cos’è l’inquinamento luminoso

L’inquinamento luminoso comprende gli effetti prodotti da un uso eccessivo o mal progettato della luce artificiale nelle ore notturne. Si verifica quando gli impianti illuminano più del necessario, restano accesi inutilmente oppure disperdono il fascio verso l’alto e lateralmente anziché concentrarlo sulle superfici interessate.

Il rapporto europeo sull’inquinamento luminoso, realizzato nell’ambito della rete Eionet dell’Agenzia europea dell’ambiente, rileva un aumento netto dell’esposizione alla luce artificiale sulla superficie terrestre europea. Il fenomeno interessa città, infrastrutture, aree industriali e centri abitati di dimensioni più contenute.

Anche la diffusione dei LED presenta un aspetto paradossale: le singole lampade consumano meno rispetto alle tecnologie precedenti, ma il costo ridotto dell’illuminazione può favorire l’aumento dei punti luce, dell’intensità e delle ore di accensione. L’efficienza della tecnologia deve quindi, secondo gli addetti ai lavori, essere accompagnata da un uso proporzionato alle reali esigenze.

Un cielo sempre più difficile da osservare

Il bagliore prodotto dalle aree illuminate si diffonde nell’atmosfera e riduce il contrasto tra il cielo e gli astri. I suoi effetti possono estendersi ben oltre i centri urbani, rendendo difficile osservare le stelle anche a molti chilometri dalle sorgenti luminose. La perdita del buio riduce la possibilità di osservare il cielo a occhio nudo, con conseguenze anche per la ricerca astronomica e per un patrimonio culturale che per secoli ha accompagnato navigazione, agricoltura e conoscenza del territorio.

A documentare l’evoluzione della luminosità notturna contribuisce NASA Black Marble, il programma che elabora le osservazioni raccolte dai sensori VIIRS (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite), strumenti installati sui satelliti della NOAA e della NASA in grado di osservare la Terra anche durante la notte. Le immagini consentono di monitorare l’espansione delle aree illuminate e di studiare l’evoluzione dell’inquinamento luminoso nel tempo.

Gli effetti sulla biodiversità

Molte specie animali regolano alimentazione, orientamento, migrazione e riproduzione seguendo l’alternanza tra luce e oscurità. L’illuminazione artificiale altera questo riferimento, soprattutto quando invade habitat che durante la notte dovrebbero rimanere bui.

Gli insetti impollinatori notturni , inoltre, possono restare intrappolati intorno alle lampade, modificando i propri spostamenti e sottraendo tempo alla ricerca di cibo e all’impollinazione. Le luci urbane possono anche disorientare gli uccelli migratori, mentre alcune specie di pipistrelli evitano le aree troppo illuminate e vedono così ridursi gli spazi disponibili per la caccia e gli spostamenti.

Gli effetti riguardano anche la vegetazione: un’esposizione prolungata può interferire con processi stagionali come la fioritura e la caduta delle foglie. La rassegna scientifica di DarkSky International raccoglie gli studi dedicati alle conseguenze della luce artificiale su fauna, flora ed ecosistemi.

Luce serale e qualità del sonno

Anche l’organismo umano utilizza la luce come riferimento per regolare il ritmo circadiano, l’orologio biologico che scandisce l’alternanza tra veglia e riposo. L’esposizione serale a sorgenti intense, soprattutto se ricche di componenti blu, può ritardare i segnali che preparano il corpo al sonno e aumentare lo stato di allerta.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 sulla rivista Environmental Research, basata su 15 studi e oltre 760 mila partecipanti, rafforza le evidenze che collegano l’esposizione alla luce artificiale notturna a un maggiore rischio di disturbi del sonno.

Illuminare meglio per consumare meno

Un impianto efficace porta la luce dove serve, con un’intensità adeguata e senza abbagliare. Lampade troppo potenti o orientate male possono creare forti contrasti tra zone illuminate e aree in ombra, rendendo più difficile distinguere persone e ostacoli.

La luce proiettata verso il cielo o mantenuta accesa in assenza di persone rappresenta inoltre energia utilizzata senza un beneficio concreto. Il risparmio dipende dalla sorgente luminosa, ma anche dall’orientamento degli apparecchi, dalla potenza installata e dalla durata dell’accensione.

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo

Nelle abitazioni si può cominciare dalle luci di ingressi, balconi, terrazzi, vialetti e giardini. Gli apparecchi schermati, con il fascio rivolto verso il basso, limitano la dispersione e illuminano con maggiore precisione la superficie interessata. Una lampada ben posizionata può risultare più efficace di una sorgente più potente che diffonde luce in ogni direzione.

Per gli spazi esterni sono inoltre preferibili tonalità calde e intensità proporzionate alle reali esigenze. Infine, varrebbe la pena di verificare se insegne, decorazioni o luci di cortesia debbano restare accese per tutta la notte. Timer e sensori di movimento permettono di attivare l’illuminazione soltanto quando qualcuno utilizza lo spazio, evitando ore di accensione superflua.

Scritto da
Ettore Benigni

Giornalista specializzato in economia circolare