Innovazione

Planet Farms, il vertical farming diventa industria: “Coltivare meglio, con meno risorse”

Dalla produzione in ambiente controllato all’espansione europea, Mita De Benedetti racconta il modello dell’agritech italiana. Al centro, efficienza idrica, ricerca su nuove colture, filiere resilienti e una governance che integra gli obiettivi ESG nelle strategie aziendali

Il vertical farming può contribuire a rispondere ad alcune delle principali sfide che interessano i sistemi alimentari: la scarsità d’acqua, il degrado del suolo, gli effetti degli eventi climatici estremi e la necessità di avvicinare la produzione ai luoghi di consumo. Planet Farms ha trasformato questa prospettiva in un modello industriale, sviluppando una piattaforma che integra agronomia, automazione, ingegneria e software.

Nata in Italia nel 2018, l’azienda distribuisce oggi i propri prodotti anche in Svizzera e nel Regno Unito e prepara una nuova fase di espansione internazionale. Il sito di Cirimido, altamente automatizzato e alimentato con energia proveniente da fonti rinnovabili certificate, rappresenta il cuore di questo percorso, insieme alla ricerca su colture come cotone e caffè.

A guidare lo sviluppo è anche l’impegno assunto come Società Benefit e B Corp. Planet Farms dichiara di utilizzare il 96% di acqua e il 99% di suolo in meno rispetto all’agricoltura tradizionale in pieno campo, coltivando senza pesticidi. Mita De Benedetti, Head of Impact & ESG dell’azienda, racconta a SorgeniaUP i risultati raggiunti, le prospettive del settore e il modo in cui gli obiettivi ambientali e sociali entrano nelle decisioni strategiche.

INDICE DEI CONTENUTI

Da quale intuizione è nata Planet Farms?

Planet Farms è stata fondata nel 2018 da due amici d’infanzia, Daniele Benatoff e Luca Travaglini, i cui percorsi molto diversi – quello di Luca nell’industria alimentare e quello di Daniele in finanza – si sono rivelati complementari. L’intuizione di partenza era semplice ma radicale: l’agricoltura tradizionale, per come la conosciamo, non è pensata per rispondere alle sfide di oggi.

L’agricoltura assorbe infatti il 70% dei consumi idrici globali, in un momento in cui le risorse d’acqua si riducono; il 30% del suolo mondiale è diventato degradato negli ultimi 40 anni; e la crescita della popolazione globale, destinata a raggiungere quasi 10 miliardi di persone nei prossimi 25 anni, rende sempre più urgente produrre cibo vicino ai centri abitati, riducendo al contempo lo spreco alimentare, che oggi equivale ad almeno un terzo del cibo prodotto globalmente per consumo umano.

Il vertical farming rappresenta una via concreta per far fronte a molte di queste sfide: coltivare vicino a dove il cibo viene consumato, in un ambiente controllato indipendente dalle condizioni climatiche esterne, senza pesticidi e con un uso molto più efficiente di acqua e suolo rispetto ai metodi convenzionali.

I passaggi decisivi nel percorso da idea a realtà industriale sono stati la trasformazione della ricerca in un sistema industriale scalabile, la realizzazione dei primi impianti su larga scala e l’arrivo dei prodotti sugli scaffali. È lì che la visione si è misurata per la prima volta con il mercato.

Che azienda è oggi Planet Farms?

Planet Farms è un’azienda agritech industriale, nata in Italia ma con una forte vocazione internazionale: distribuiamo già i nostri prodotti in Italia, Svizzera e Regno Unito e il nostro piano di espansione prevede la costruzione di un nuovo stabilimento vicino a Londra e l’apertura di ulteriori farm in altri mercati europei nei prossimi anni.

Non siamo semplicemente produttori di insalate: abbiamo sviluppato una piattaforma tecnologica integrata che comprende ricerca agronomica, ingegneria degli impianti, automazione, software, produzione alimentare e sviluppo di nuovi prodotti.

Una parte fondamentale della nostra attività resta la coltivazione in ambiente controllato di insalate ed erbe aromatiche, ma il nostro sistema produttivo può essere applicato anche a prodotti che vanno ben oltre le baby leaf: colture che hanno tradizionalmente un forte impatto ambientale e criticità importanti lungo la filiera, come cotone e caffè.

Ciò che ci differenzia è soprattutto l’approccio integrato con cui abbiamo sviluppato il nostro modello. Abbiamo costruito competenze che uniscono agronomia, ingegneria, software e ricerca, sviluppando internamente sistemi che ci permettono di monitorare costantemente ogni fase della coltivazione e di migliorare il processo produttivo grazie ai dati raccolti.

Questo ci ha permesso di reimmaginare la produzione alimentare: un modello capace di assicurare continuità produttiva, usare le risorse in modo più efficiente e contribuire a rendere le filiere alimentari più resilienti.

Quali traguardi avete raggiunto e quali sono i prossimi obiettivi?

Tra i traguardi di cui andiamo più fieri c’è aver dimostrato che il vertical farming può essere un modello industriale solido e non solo un esperimento tecnologico. I nostri prodotti raggiungono quotidianamente la grande distribuzione e sono scelti dai consumatori non soltanto per la tecnologia che li rende possibili, ma per il loro gusto, qualità e freschezza.

Il nostro stabilimento di Cirimido rappresenta senza dubbio una delle tappe più significative del nostro percorso, perché racchiude il lavoro svolto in tutti questi anni. Il sito è altamente automatizzato e progettato per garantire continuità e sicurezza produttiva, con un consumo di acqua e suolo drasticamente ridotto rispetto all’agricoltura tradizionale e un approvvigionamento energetico interamente da fonti rinnovabili certificate.

Sempre sul fronte della sostenibilità, siamo orgogliosi di aver formalizzato, diventando Società Benefit, il nostro impegno a estendere la responsabilità d’impresa ben oltre la creazione di profitto, e di aver ottenuto la certificazione B Corp nel 2024.

Guardando ai prossimi 2-3 anni, i nostri obiettivi principali sono la consolidazione della piena capacità produttiva dello stabilimento di Cirimido e la nostra espansione internazionale, supportata dalla joint venture con Swiss Life Asset Managers per la realizzazione di nuovi impianti in Europa, a partire dal Regno Unito.

Quale ruolo avrà il vertical farming, in prospettiva, nei sistemi alimentari?

Crediamo che il vertical farming possa diventare un tassello importante (non l’unico, ma rilevante) nella costruzione di sistemi alimentari più resilienti: un impianto indoor a ciclo controllato è meno esposto a siccità, eventi climatici estremi e variazioni stagionali rispetto alla coltivazione in campo aperto, e permette di produrre più vicino ai luoghi di consumo, riducendo la dipendenza da lunghe catene logistiche.

Ci sono prodotti e contesti nei quali il campo aperto continuerà ad avere un ruolo centrale. Ce ne sono altri, però, nei quali coltivare in ambiente controllato offre vantaggi particolarmente rilevanti: l’enorme risparmio di acqua e suolo, l’eliminazione dei pesticidi e la possibilità di coltivare tutto l’anno, indipendentemente dalle condizioni esterne, ne fanno uno strumento concreto per la sicurezza alimentare.

Planet Farms continuerà a investire in innovazione tecnologica e ricerca, sviluppando ulteriormente i sistemi proprietari e proseguendo il lavoro su nuove colture, per ampliare progressivamente il campo di applicazione della nostra tecnologia.

Come integrate i criteri ESG nelle scelte aziendali?

Come Società Benefit, abbiamo scelto di inserire nel nostro statuto l’impegno a generare un beneficio comune, oltre al semplice profitto: questo per noi non è un elemento di comunicazione, ma un vincolo che orienta le decisioni di gestione rendendole più virtuose.

Sul fronte ambientale, il nostro risultato più significativo riguarda l’uso efficiente delle risorse: coltiviamo senza pesticidi e utilizzando il 96% di acqua e il 99% di suolo in meno rispetto all’agricoltura tradizionale in pieno campo.

Sul fronte sociale, lavoriamo sia all’interno, sul benessere e la crescita delle nostre persone, sia verso l’esterno, attraverso la donazione di eccedenze alimentari a organizzazioni non profit (solo nel 2025 abbiamo donato prodotti per un valore superiore a 200.000 euro), un programma educativo sull’impronta idrica degli alimenti e un programma di inclusione sociale.

Sul fronte della governance, molto presto nel nostro percorso abbiamo costituito un dipartimento ESG con risorse dedicate che fa parte del leadership team: una scelta che ci permette di misurare regolarmente i nostri impatti, integrarli nelle decisioni strategiche e renderne conto pubblicamente.

A otto anni dalla fondazione, la nostra motivazione resta la stessa: fare impresa generando un beneficio reale per il mondo che ci circonda, usando con parsimonia le risorse a cui abbiamo accesso.

Scritto da
Antonello Salerno

Giornalista specializzato in economia digitale e innovazione