Perché parliamo di questa specie?
Il parrocchetto dal collare è un animale familiare a molti italiani, e questo grazie al florido mercato che per decenni ne ha consentito l’importazione e diffusione nelle nostre case. Oggi la convivenza con questa specie, nel frattempo scappata da molti privati e riprodottasi in abbondanza nelle nostre città, si fa complicata, e la gestione delle principali problematiche annesse (danni all’agricoltura, trasmissione di patogeni e competizione con la biodiversità autoctona) un elemento non più ignorabile.
INDICE DEI CONTENUTI
Identikit
Nomi comuni: parrocchetto dal collare, parrocchetto di Kramer
Nome scientifico: Psittacula krameri
Caratteristiche fisiche: Pappagallo di dimensioni medio-piccole, non supera quasi mai i 40 cm di lunghezza, codacompresa. Il piumaggio è complessivamente di un verde più scuro sulle ali che sul resto del corpo, mentre è caratteristico il sottile collarino, nero sulla gola e rosa sulla nuca. Insieme a questi dettagli, il becco rosso, il sottocoda giallastro e il contorno occhi chiaro regalano all’animale un aspetto inconfondibile nel panorama degli uccelli da compagnia più tradizionali.
Caratteristiche comportamentali: è una specie principalmente erbivora, ma particolarmente golosa di semi, frutta e germogli, elementi ricchi di sostanze nutritive. La vita con il partner è contraddistinta dalla monogamia, ma è comunque capace di riunirsi in grandi colonie e tollerare quindi la presenza di altri conspecifici. Nonostante le dimensioni contenute, è un animale piuttosto aggressivo nei confronti di altre specie volanti, con cui compete per risorse come cibo o spazio di nidificazione
Habitat d'elezione
Il suo areale originario comprende l’Africa equatoriale e il subcontinente indiano, ma è specie adattabile a vari ambienti e climi, come dimostra la sua espansione in contesti urbani densamente popolati come quello di Genova o molto freddi come quello della Baviera. In ogni caso nella stagione riproduttiva il parrocchetto dal collare predilige stanziare in ambienti aperti come campagne o radure boschive.
Rapporto con l'uomo e stato di conservazione
Questo piccolo pappagallo tropicale è specie tanto bella quanto difficile da allevare, complice l’innata propensione a vivere erratica coprendo lunghe distanze. Le difficoltà di gestione dell’animale fuori dal suo areale originario hanno contribuito tanto a fughe involontarie quanto a rilasci intenzionali, che insieme hanno portato al quadro attuale: colonie molto numerose e distribuite lungo tutto lo stivale, oggi diffusamente in competizione con specie autoctone di pipistrelli, scoiattoli e altri abitanti degli alberi alti e vetusti.
Cosa possiamo fare noi?
Disincentivare l’acquisto di animali da compagnia di difficile gestione sul lungo periodo e spostare l’attenzione verso le specie più facili da allevare rappresenta una traiettoria saggia da seguire, così da evitare che in futuro nuovi rilasci possano vanificare qualsivoglia opera di contenimento messa in atto nel frattempo.
Oltre a questo comportamento passivo, possiamo renderci partecipi del monitoraggio dell’espansione della specie caricando nostre fotografie su alcuni database pubblici, come quelli offerti da iNaturalist: queste banche dati aiuteranno infatti le amministrazioni pubbliche a capire dove e con quale priorità intervenire.
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