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We Share, rimanere uniti anche con lo smart working

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Silvia Guidi, responsabile formazione e sviluppo di Sorgenia: “Durante l’emergenza Coronavirus abbiamo pensato a una serie di iniziative per far sentire le persone meno sole. Ma questa esperienza rimarrà utile anche dopo la fine della pandemia”

Un’ora in videoconferenza su Zoom, tutti i lunedì mattina alle nove. Per rimanere in contatto diretto con l’azienda anche mentre la maggior parte dei dipendenti è in smart working, per confrontarsi e condividere pensieri ed esperienze in un momento storico in cui non è possibile farlo nella social lounge aziendale, magari davanti a un caffè. Stiamo parlando di “We Share” l’iniziativa che Sorgenia ha pensato per i propri dipendenti e per la quale ha messo in campo una serie di collaborazioni di alto livello, come quelle con Parole O_Stili e con la Fondazione Umberto Veronesi. A raccontare come è nata l’idea, come si sta sviluppando e potrà continuare a farlo è Silvia Guidi, in azienda da 2006, che oggi è responsabile Formazione e Sviluppo della digital energy company.

Silvia, quali sono le premesse da cui è nata We Share?

Tutto inizia con la pandemia. Ricordo ancora distintamente il 21 febbraio 2020, quando tutto è iniziato con il cosiddetto “paziente zero” di Codogno: io quel giorno ero a pochi chilometri di distanza, nella nostra centrale di Lodi. Dal giorno dopo abbiamo iniziato a implementare lo smart working cinque giorni su cinque, in una prima fase proponendolo come una modalità di lavoro “fortemente consigliata”, e poi con i diversi livelli di lockdown come prassi.

Da maggio 2020, quando le restrizioni per il distanziamento sociale sono state allentate, abbiamo riaperto gli uffici ma con una serie di regole ben precise, e oggi abbiamo la libertà di scegliere se lavorare da casa o in ufficio, ovviamente con tutti gli accorgimenti del caso. È stato un cambiamento importante per un’azienda come la nostra, in cui tutti sono abituati a lavorare insieme, con sedi e sale di condivisione in cui realizzavamo eventi in presenza ed erano possibili attività ricreative come il ping-pong e il biliardino. Oggi quegli spazi sono semivuoti, ma l’esigenza di stare insieme e condividere esperienze in presenza rimane.

Come state riuscendo a superare questo “distanziamento” forzato?

Siamo stati dall’inizio particolarmente attenti ai disagi causati da questa emergenza sanitaria, e dalla primavera dello scorso anno abbiamo dato vita a una serie di iniziative con l’obiettivo di far sentire le persone meno sole: tra le prime c’è stato un progetto di ascolto e caring che integrava un video a cura di uno psicologo e un podcast per consentire agli ascoltatori di vivere meglio il disagio causato dal lockdown.

Ma al di là di questo, abbiamo continuato a interrogarci su cos’altro si potesse fare, iniziative per fare community e sentirci meno soli, uniti anche se lontani per vari motivi, per condividere opportunità, pensieri e mantenere un approccio sempre positivo rispetto al contesto di emergenza. Così è nata We Share, un momento - una volta a settimana - in cui possiamo stare tutti insieme, parlare e non soltanto ascoltare. La partecipazione è facoltativa, non ci piace pensare che i dipendenti siano costretti a fare qualcosa.

Qual è il format degli incontri di We Share?

Ad aprirli è il nostro amministratore delegato, Gianfilippo Mancini, che introduce il tema del giorno e presenta un ospite “esterno” che viene a raccontarci qualcosa che può essere interessante a livello professionale o per la nostra vita privata, per circa mezz’ora. E il tempo rimanente è dedicato al confronto e alla condivisione. Non si parla necessariamente di energia, invitiamo sia persone che già conosciamo, ad esempio partner con cui abbiamo attivato delle collaborazioni, che volti nuovi.

Il primo marzo parleremo di mindfulness, per capire insieme cos’è e a cosa serve, anche con una prova pratica di meditazione. Spaziamo dalla salute al lavoro, dalla politica all’economia, ma anche alla presentazione di libri.

Quando è partita We Share e che feedback sta ottenendo?

Abbiamo iniziato subito prima di Natale, con un primo incontro per lanciare il progetto prima della pausa per le festività, e poi abbiamo ripreso l’11 gennaio. Finora stiamo viaggiando su una media incoraggiante, che ci dimostra come questo spazio libero e facoltativo sia effettivamente apprezzato: partecipano ogni lunedì circa 200 dipendenti su un totale di 350, ed è un numero importante se consideriamo che alcuni colleghi possono avere difficoltà a collegarsi per via della particolare attività che svolgono. La reazione è stata così positiva che abbiamo dovuto effettuare una correzione in corsa: all’inizio avevamo deciso di non registrare gli incontri, ma poi le richieste di chi non aveva potuto partecipare ci hanno fatto cambiare idea, e dal terzo incontro abbiamo messo a disposizione anche le registrazioni. Sulla nostra social intranet inoltre viene pubblicato il calendario degli incontri del mese.

In cosa consiste la collaborazione con Parole O_Stili per We Share?

Parole O_Stili è uno dei partner che avremo come ospiti in più occasioni. Abbiamo chiesto loro di proporci alcuni temi di interesse per tre incontri da svolgersi da qui a settembre. Insieme abbiamo deciso finora due argomenti, lasciando la definizione del terzo alle prossime settimane. L’ospite sarà la presidente Rosy Russo. Nel primo evento di aprile approfondiremo il tema della consapevolezza che il virtuale è reale, focalizzandoci su temi come il cyberbullismo o l’hate speech. L’incontro successivo riguarderà il fatto che siamo tutti influencer, per capire come le nostre parole e azioni online raccontino chi siamo e arrivare ai suggerimenti utili per gestire la nostra identità online.

Cosa rimarrà di questa esperienza quando la pandemia sarà finita?

Io sono certa che non tornerà tutto come prima, quando facevamo su base facoltativa un giorno di smart working a settimana. Ora siamo all’estremo opposto, a causa dell’emergenza sanitaria, ma spero che rimarrà la considerazione del lavoro agile come un’opportunità e non come un obbligo, apprezzando sia i lati positivi del lavorare da casa sia i benefici di poter tornare in ufficio con più libertà.

Dovremo raggiungere un equilibrio che consentirà di lavorare al meglio, e di godere al massimo della possibilità di coltivare gli affetti e di non perdere tempo nel traffico, riscoprendo l’importanza dello stare insieme anche con occasioni nuove. La chiave di tutto questo sarà nel bilanciare al meglio le opportunità, anche quelle offerte dagli incontri digitali che abbiamo esplorato in questi mesi.