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“Voglio un mondo pulito”, i giovani di Salerno scendono in campo

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Ciccio Ronca, fondatore e presidente dell’associazione: “Puntiamo sul valore del fare e del cambiamento delle nostre abitudini scorrette per rispettare l’ambiente. A partire dalla pulizia delle spiagge e delle strade cittadine da plastica e cicche”

Passare dalla teoria alla pratica, dalle parole ai fatti. È questa l’urgenza che ha spinto Ciccio Ronca, trentenne salernitano con un passato da dj, a scendere in campo in prima persona con una serie di iniziative per il rispetto dell’ambiente sul suo territorio, fondando l’associazione “Voglio un mondo pulito” e riunendo un gruppo sempre più numeroso di giovani intorno all’idea di riportare decoro e sostenibilità nei luoghi pubblici. Ad esempio liberando le spiagge dai rifiuti abbandonati e le vie cittadine dalle cicche di sigarette. Un’iniziativa, spiega Ronca in un’intervista a SorgeniaUp, che è utile non soltanto per il suo effetto concreto, ma anche perché contribuisce a modificare alcune piccole abitudini dei singoli, sensibilizzando i giovani verso comportamenti responsabili nei confronti dell’ambiente.

Come è nata l’idea di dare vita a “Voglio un mondo pulito”?

Tutto nasce dal fatto che non basta parlare, denunciare può essere un punto di partenza ma non è sufficiente. Di fronte a una spiaggia piena di immondizia pubblicare un post su Facebook vuol dire lanciare un messaggio, ma non ha effetti concreti. Così ho iniziato a pensare di poter fare qualcosa in prima persona, certo senza arrivare a togliere i rifiuti speciali, ma potevo organizzare campagne di raccolta partendo da me e coinvolgendo gli altri attraverso i social. Non sono un esperto o un tuttologo, molte cose le sto ancora imparando, ma posso utilizzare la visibilità che ho conquistato sui social facendo il dj per 15 anni per lanciare un messaggio a chi la pensa come me. Tutto è iniziato pubblicando una foto, ma non mi aspettavo di riuscire a coinvolgere centinaia di persone.

Chi ha reagito con più entusiasmo e con più voglia di fare ai suoi appelli?

Si è sfatato il mito che i ragazzi non hanno voglia di fare, siamo riusciti ad andare oltre alla solita retorica sui “giovani d’oggi”. Pubblicate le prime foto sulla raccolta di rifiuti in spiaggia ho iniziato ad avere un gran numero di reazioni, di commenti, di persone che si volevano unire a me per allargare il raggio d’azione. Dopo una settimana eravamo già in dieci, e dopo meno di un mese ho pensato che sarebbe stato meglio creare una pagina ad hoc invece di utilizzare il mio profilo personale, per far emergere l’idea più che legare l’iniziativa al mio nome. Ne è nato un movimento apartitico e aconfessionale mirato soltanto al rendersi utili, senza barriere né etichette. E così oggi siamo arrivati a essere più di 600, tra i 17 e i 32 anni a parte poche eccezioni.

Siete partiti dal decoro delle spiagge. Poi come si è sviluppata l’idea?

La seconda iniziativa è nata, così come la prima, da un’esperienza personale: mi sono accorto che ero abituato a buttare le cicche delle sigarette per terra, e mi è sembrato che fosse una contraddizione troppo grande quella di impegnare il mio tempo per pulire le spiagge e poi sporcare le strade con le cicche. Così ho iniziato a voler modificare questo mio comportamento, e a correre ai ripari anche ripulendo quelle lasciate dagli altri. Così abbiamo dato vita a un evento settimanale per la raccolta dei mozziconi di sigaretta, per dimostrare che dagli errori si impara. Questo sempre usando il “noi” e non rivolgendoci agli altri da un piedistallo: quello che facciamo è un modo per provocare un cambiamento prima di tutto in noi stessi e poi anche a livello più ampio. E devo dire che con il passare del tempo in molti ci hanno incoraggiato e hanno capito fino in fondo lo spirito dell’iniziativa.

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Siete riusciti ad andare anche oltre ai confini di Salerno?

Sì, ci hanno contattato in tanti, ad esempio dalla nostra esperienza e con lo stesso nostro messaggio è nato un gruppo a Carpi, un’altro in Abruzzo, a Lanciano, e a Serino, in provincia di Avellino, che è la realtà con cui siamo più in contatto. Al di là dei ragazzi di Serino, che hanno mantenuto il nostro stesso nome, per gli altri in ogni caso siamo stati d’ispirazione, ma non hanno mutuato il nome della nostra associazione, anche perché non abbiamo i mezzi per controllare e dare vita a una vera e propria rete: eventuali comportamenti in controtendenza potrebbero danneggiare tutti, e per questo evitiamo “affiliazioni” che non possiamo monitorare. Inoltre siamo collegati a una rete nazionale, Clean up Italia, dove ci sono tante realtà simili alla nostra. Certo, l’aspetto negativo di questa situazione è che sta emergendo il fatto che a salvaguardare l’ambiente debbano essere i volontari, ma non possiamo fermarci alle lamentele. Se il Comune non provvede a tenere pulita la città e le spiagge, ciò non autorizza nessuno a lasciare i rifiuti in giro. Non è colpa solo delle persone o delle Istituzioni, ma bisogna mettersi una mano sulla coscienza e sentirsi chiamati in causa in prima persona.

Qual è stato il ruolo dei social in questa vostra idea?

È stato fondamentale, e ci ha aiutato a sfatare un altro mito: il problema non sono i social, ma l’utilizzo che se ne fa. Noi dobbiamo ringraziare Facebook per il successo che stiamo ottenendo, perché senza social in molti non avrebbero mai saputo della nostra esistenza. Allo stesso modo però credo che sia fondamentale utilizzare i social senza fare retorica, né soltanto per suscitare indignazione. Ad esempio: troviamo – ripulendo le spiagge – un gran numero di siringhe, ma abbiamo deciso di non pubblicarne più le fotografie perché i commenti andavano oltre l’aspetto dell’inquinamento ambientale, e finivano per attaccare violentemente persone che spesso hanno una vita personale complicata e che hanno diritto a essere rispettate senza gogne.

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Ultimamente avete pubblicato anche un libro. Perché?

L’idea è di creare una rete di giovani che hanno potenzialità ma non trovano spazio per emergere, che siano scrittori o fotografi o creativi di altro genere. È il caso di Paolo Marra, autore del libro che prende il titolo dalla nostra associazione e che racconta la nostra esperienza. Paolo ha già ottenuto riconoscimento per il suo talento, aveva scritto un romanzo che è andato alla fiera del libro di Francoforte, ma a Salerno non lo conosceva ancora nessuno. Così ha accettato di scrivere questa pubblicazione senza scopo di lucro, con i ricavati delle vendite che andranno alla ricerca contro il cancro causato dai danni all’ambiente. Mancano ancora poche decine di copie da vendere e poi potremo organizzarci per la donazione.

Per le immagini si ringrazia Voglio un mondo pulito.