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V-ITA, design e innovazione al servizio della sostenibilità su due ruote

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Carlo Parente, ceo della startup che produce e-bike, monopattini e scooter elettrici: “Vogliamo che diventino oggetti cool, protagonisti delle nuove città green”

“Se io oggi le chiedessi cinque brand di bici elettriche lei farebbe fatica a rispondermi. Perché non esistono la “Smart” o la “Mini” delle e-bike. La nostra vision è di trasformare la bici, simbolo della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente, da una vera e propria commodity - utilizzata da chi ama lo sport o da chi non ha altri mezzi per andare al lavoro - in un oggetto cool, che oltre ad avere una finalità ecologica è anche bello da mostrare. Sono convinto che la bici elettrica sarà un fenomeno di mercato paragonabile a quello che è stato lo smartphone. E quando un prodotto diventa una tendenza, l’Italia è fenomenale nell’aiutarne la diffusione e nel contribuire alla creazione di status symbol”.

A parlare è Carlo Parente, ceo di V-ITA, la startup nata nel 2019 e che conta già su clienti in tutto il mondo grazie ai suoi tre brand:

  1. V-ITA, con la sua gamma di bici elettriche dalla spiccata caratterizzazione “made in Italy”, personalizzabili in 6 milioni di colori, verniciate totalmente in Italia da artigiani specializzati di cui riportano la certificazione, ipertecnologiche, dotate di bluetooth, e particolarmente leggere;
  2. Icon-e, specializzato in “fat bike”, le bici dalle ruote spesse che iniziano ad andare di moda per gli utenti di ogni fascia di età, che V-Ita è impegnata a far diffondere su tutto il mercato europeo;
  3. TheOne, brand specializzato nella parte più “urban” del portafoglio di soluzioni: dai monopattini elettrici alle bici pieghevoli.

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Carlo Parente, ceo di V-ITA

Parente, cosa ha guidato il vostro sbarco nel mondo delle e-bike?

Cerchiamo di fare in modo che il consumatore possa andare in bici anche per il piacere di mostrare l’oggetto che ha comprato. Vogliamo ottenere questo risultato anche portando innovazione nel modo in cui diamo visibilità ai nostri prodotti: facciamo uscire le bici dai negozi specializzati e le portiamo nella vita di tutti i giorni dei possibili utenti. Oggi siamo l’unica azienda che conta su una rete di distribuzione omnicanale e totalmente trasversale: la distribuzione va dai siti online ai retailer specializzati e ai concessionari di moto e auto, dai negozi di elettronica di consumo a quelli di arredamento e di abbigliamento. Perché soltanto così - dal nostro punto di vista - si può arrivare a sensibilizzare davvero il grande pubblico sul tema della mobilità sostenibile, mostrando alle persone le soluzioni possibili senza che debbano andare a cercarle per forza in un negozio di settore. Inoltre puntiamo molto sull’Italian Concept, facendo in modo di ingegnerizzare e disegnare i nostri prodotti in Italia, e di conseguenza produrre qui tutto cio che è possibile, per dotarli di un valore aggiunto che è estremamente apprezzato su scala globale.

THE ONE 3.jpg

 

Avete progetti anche nel campo dello sharing?

Certo, lo riteniamo un aspetto importante proprio nell’ambito della sostenibilità e della mobilità al servizio della comunità. Lavoriamo a stretto contatto con Istituzioni, enti e osservatori, come nel caso dell’Osservatorio bike economy, di cui siamo partner. Con le istituzioni stiamo ragionando nell’ottica dello sharing, e abbiamo già progetti di collaborazione avviati come “Life for Silver coast” all’Argentario, in Toscana, dove in collaborazione con On sharing metteremo a disposizione 80 e-bike e 20 e-scooter, o quello che stiamo sviluppando in Sardegna per l’isola de La Maddalena.

Stiamo lavorando inoltre su elementi di arredo urbano da proporre alle amministrazioni comunali, come ad esempio stalli non soltanto per lo sharing ma anche per gli utenti privati con i loro mezzi, e abbiamo dato vita a diverse convenzioni con enti o associazioni o industrie grazie ai quali siamo arrivati a raddoppiare gli incentivi promossi dal Governo per chi voglia acquistare una bici elettrica. Al contributo del bonus bici, infatti, ne abbiamo un altro della stessa entità finanziato in parte da noi e in parte dalle imprese che hanno voluto così agevolare i propri dipendenti.

Su cos’altro state puntando oltre che sulle e-bike?

Abbiamo altri due progetti in cui crediamo molto: il monopattino e lo scooter elettrico.
Nel primo caso parliamo di un mezzo che ha l’ambizione di imporsi all’attenzione del grande pubblico per la sua affidabilità e le sue caratteristiche di stile. Abbiamo pensato “Spillo” come un oggetto che dovrebbe essere presente nel portabagagli di ogni automobile, per “l’ultimo miglio” degli spostamenti in centri sempre più green, dove le auto non possono entrare. Il prezzo “politico” al quale viene proposto (€199,00 ndr) fa sì che possa essere un “acquisto d’impulso” per le persone che se ne innamorano vedendolo esposto nei luoghi che frequentano abitualmente. Ci piacerebbe che, grazie alle sue caratteristiche, possa diventare un fenomeno di mercato, come è successo a suo tempo per gli Swatch o per la Vespa.

SPILLO-v-ita-web.jpg

 

E il secondo progetto?

È Smart.e, il nostro primo scooter elettrico, progetto molto ambizioso a partire già dal nome, e vi assicuro che non è stato per niente facile chiamarlo cosi!
Anche in questo caso, vorremmo promuoverci come spartiacque. Il nostro Smart.e infatti, sarà disponibile, oltre che nei canali tradizionali, presso le più rappresentative catene specializzate di elettronica di consumo, e sarà possibile acquistarlo, immatricolarlo, assicurarlo e finanziarlo con la stessa semplicità come oggi si acquista un telefonino o un televisore. Anche in questo caso, l’affidabilità del prodotto, il design e la cura dei dettagli, abbinati ad un prezzo molto contenuto (€1990 ndr) paragonabile a quello di una buona bici elettrica, speriamo possano far diventare Smart.e lo scooter preferito dai teenager italiani.

Che accoglienza avete ricevuto all’estero?

Vendiamo già in tutto il mondo. L’italianità emerge dalla qualità del prodotto e dallo stile di progettazione. La nostra presenza in tutta Europa è già solida, ma riceviamo richieste anche dagli Stati Uniti, dal Giappone, da Dubai e più in generale da tutti gli Emirati arabi, dove abbiamo già stabilito partnership con autorità locali. Quello su cui siamo impegnati oggi è l’adeguamento alle normative tecniche in vigore nei vari paesi, e all’ottenimento di tutte le certificazioni che ancora non abbiamo per dare ai nostri mezzi la possibilità di circolare ovunque. Attualmente realizziamo all’estero circa il 20% del nostro fatturato.

Cosa è cambiato nel vostro mondo con l’emergenza Covid-19?

Noi credevamo in questo progetto da prima dell’emergenza Coronavirus, e ciò che ci ha contraddistinto durante il lockdown è che non ci siamo fermati proprio in un momento in cui abbiamo capito che si sarebbe verificata a breve un’esplosione della domanda. Abbiamo dialogato con le istituzioni, abbiamo seguito con attenzione i lavori della commissione Colao che erano proprio volti al rafforzamento dell’economia green, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto per promuovere questo approccio e ci siamo fatti trovare pronti ai blocchi di partenza per la parziale riapertura. Siamo stati tra i pochi ad essere costanti con le forniture, anche se oggi, causa l’enorme domanda, anche noi riusciamo a evadere la decima parte di ciò che ci viene richiesto. Piu che shortage vero e proprio infatti, oggi si sta assistendo ad una esplosione di richieste che portano talvolta i tempi di attesa anche a 90/120 giorni!