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Tfr in busta paga: come funziona e quando conviene

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Dal 1 marzo i dipendenti nel settore privato possono richiedere la liquidazione come integrazione mensile. Ecco procedure, tempistiche e conseguenze per aziende e dipendenti

Tra le novità più attese e discusse promosse dalla Legge di Stabilità, il Trattamento di fine rapporto (Tfr) potrà essere richiesto in busta paga dal 1 marzo, come integrazione allo stipendio mensile. È una decisione ancora “sperimentale”, compresa cioè in un periodo di tre anni per studiarne gli effetti. Cosa comporta questa novità? Come funziona? Chi può richiederlo? Vediamolo analizzandone i punti essenziali.

 

COSA COMPORTA IL TFR IN BUSTA PAGA

A partire dal 1 marzo i dipendenti del settore privato assunti da almeno sei mesi, possono richiedere che la buonuscita o liquidazione (che avrebbero maturato ai sensi dell'articolo 2120 del Codice Civile) venga inserita mensilmente in busta paga, con decorrenza fino al 30 giugno 2018. L'iniziativa esclude i collaboratori domestici, i lavoratori agricoli, le aziende in stato di crisi (in base all'articolo 4 della legge 297/1982) e quelle sottoposte a procedure concorsuali.

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COME EFFETTUARE LA DOMANDA

Il dipendente può presentare l'istanza di accesso all'ufficio del personale della propria azienda che, a sua volta, chiederà l'autorizzazione dell'Inps comunicando per via telematica gli identificativi dei richiedenti. L'Istituto provvede a certificare la retribuzione basandosi sul Documento unico di continuità contributiva (Durc) inerente ai 15 mesi di paga precedenti la domanda. Attenzione: la norma prevede che, una volta effettuata la richiesta della liquidazione in busta paga, questa non possa essere modificata fino al 30 giugno 2018, quindi non si torna indietro. Inoltre questa non riguarda il trattamento di fine rapporto accumulato precedentemente in azienda o al fondo pensionistico, ma soltanto quello “maturando”, cioè in corso.

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LA TASSAZIONE

A monte della richiesta è utile fare un'attenta valutazione dei costi e benefici che questa comporta: il Tfr in busta paga, infatti, viene tassato applicando le aliquote Irpef ordinarie, come una normale integrazione dello stipendio. Dunque conviene di più per quelle categorie di reddito annuale che vanno dai 15mila ai 24mila euro annui, con una tassazione più leggera. Infatti la ratio di questa misura è dare una spinta maggiore ai consumi, risolvere i pagamenti e le spese a breve termine, creando una disponibilità monetaria più immediata, rispettando il principio della progressività (aumenta il reddito, cresce l'aliquota della tassazione). Il Tfr in busta paga avrà verosimilmente un impatto maggiore in casi di periodi contributivi più contenuti e fondi pensionistici con un tasso annui di rendimento elevati.

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LE TEMPISTICHE

Una volta richiesta, la liquidazione in busta paga dovrebbe arrivare il mese successivo. Per le imprese fino a 50 dipendenti c'è la possibilità di accedere ad un finanziamento presso una sola banca: in questo caso il pagamento effettivo avviene a partire dal mese successivo alla disponibilità finanziaria dichiarata dall'istituto di credito.