Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Tanti auguri a Dylan Dog, che ci ha insegnato la paura

  1. Home
  2. My generation
  3. Tanti auguri a Dylan Dog, che ci ha insegnato la paura

L’Indagatore dell’Incubo compie 30 anni. Ne parliamo con Gigi Cavenago, disegnatore del numero che celebra lo storico traguardo

Di Andrea Sigoni

Dylan Dog non è mai stato un semplice fumetto. Era uno stile di vita. Ce lo portavamo nello zaino a scuola per leggerlo di nascosto durante le lezioni più noiose. Lo potevamo sfoggiare anche in pubblico perché non era semplicemente “roba da nerd”, ma faceva tendenza. Era persino un utile strumento di rimorchio, visto che era l’unico fumetto che leggevano anche le ragazze.

L’Indagatore dell’Incubo compie oggi trent’anni. Per omaggiarlo abbiamo deciso di importunare con una intervista Gigi Cavenago, il disegnatore a cui è stato affidato l’albo che segna questo importante anniversario: “Mater Dolorosa”. Il volume, nelle edicole di tutta Italia nel momento in cui state leggendo, reca sulla costina l’impressionante numero “361”.

 

Gigi Cavenago, classe ’82. La prima domanda è d’obbligo. Tu leggevi Dylan Dog?

“Il mio primo incontro con Dylan Dog avvenne molto presto, forse troppo. Avevo circa dieci anni e incappai quasi per caso in quest’albo che già dalla prime pagine mi trascinò a capofitto nell’horror, genere a me fino a quel momento sconosciuto.
Tenete presente che all’epoca, doveva essere il ’93, le storie di Dylan Dog erano piene di scene splatter e tutto quel sangue nero che colava dalle vignette mi colpì molto. Ebbi anche degli incubi ma il fascino di quel fumetto non mi abbandonò mai. Oggi potrei dire che per la mia generazione leggere Dylan Dog era divenuto quasi un rito di passaggio per diventare grandi”.


Cosa hai provato quando ti hanno affidato il numero che segna i trent’anni di Dylan Dog?

“All'inizio esaltazione. Dopodiché, panico puro. Dovete sapere che si tratta della prima storia in assoluto che disegno per Dylan Dog. Quando mi è arrivata la “chiamata”, ero già un collaboratore della Bonelli, avendo lavorato per la miniserie “Cassidy “ed essendo impegnato con il primo numero di “Orfani – Nuovo mondo”. Tuttavia, mettere mano all’Indagatore dell’Incubo era per me un sogno che si realizzava, ma non avrei mai pensato di dover dare vita ad un albo tanto speciale”.

 


 

Come lo hai realizzato?

“Con sangue, lacrime e sudore. Ci ho messo circa undici mesi, realizzando matite, inchiostri e colori. All’inizio ho lavorato senza una routine precisa, forse un po’ disorientato dalla responsabilità di consegnare un lavoro che non avrebbe ammesso proroghe, come può capitare con altri albi della serie regolare. “Mater Dolorosa” doveva uscire il 26 settembre 2016, cascasse il mondo. Lavoravo circa 10-12 ore al giorno, compresi i week-end. Per un certo periodo mi ero tolto persino da Facebook, per evitare distrazioni. Ma alla fine ce l’ho fatta e quello che trovate oggi in edicola, è anche il frutto di questo impegno.

 

Dedica un pensiero a Dylan Dog.

“Grazie, old boy, per averci insegnato il gusto di lasciarsi spaventare”.