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Storia confidenziale del fumetto #6 -Zio Paperone

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Da quello scherzo nasce un sodalizio che renderà quei paperi gli inseparabili protagonisti di uno straordinario ciclo di storie avventurose

Dicembre 1947, Monte Orso

Un povero vecchio dalla schiena dolorante, avvolto in una vestaglia logora, scruta da dietro lenti spesse la gente che si affretta a comprare doni. Natale è alle porte e il vecchio, giunto a quel punto della sua vita, sente di odiare tutti e di essere ricambiato.

“Ma quegli stupidi che comprano regali sembrano divertirsi! E io… io non mi sono mai divertito!”

L’invidia e la rabbia risuonano chiare in quella frase sibilata a becco stretto. Già…perché il vecchio ha il becco. E cos’altro dovrebbe avere? È un papero! Anzi è il papero più ricco del mondo e si chiama Paperon De Paperoni.

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(Disney Comics Natale sul Monte Orso, ristampa con copertina di Don Rosa)

Si è fatto da solo: è il solo responsabile delle proprie incommensurabili ricchezze. Però, in questo momento, mentre Natale si avvicina, sente di essere solo un povero vecchio. Lo troviamo nel momento più triste della sua lunga vita. Sembra che di quel glorioso passato gli sia rimasto solo il denaro. Non gode dei ricordi della Scozia natia, di quando ha avuto la sua prima moneta, quella che ama chiamare la “numero uno”, dei giorni da cowboy, delle traversate fluviali in barca, della ricerca sfrenata di ricchezze in Sudafrica, negli Stati Uniti e in Australia, della caccia all’oro nel Klondike, dove ha trovato la prima grande pepita e l’unico grande amore, dell’accumulo di ricchezze che lo ha condotto all’attuale impero. Non gode di niente.

Ma si sa, una giornata fortunata può ribaltare la sorte e rendere il mondo un posto migliore. Se la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, magari la volontà di giocare un brutto tiro può diventare un viatico alla gioia.

Fedele al proprio nome inglese, quello Scrooge rubato al Canto di Natale di Dickens, Zio Paperone decide di rendersi odioso alle persone più care nei giorni in cui tutti dovrebbero essere più buoni. Invita allora quattro sfaccendati nipoti, Paperino, Qui, Quo e Qua, nella sua tenuta sul monte Orso. La casa è molto bella ma il nome del luogo non è casuale: gli viene dalla pericolosissima fauna che popola i boschi nei dintorni.

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(Christmas on Bear Mountain)

Da quello scherzo nasce un sodalizio che renderà quei paperi gli inseparabili protagonisti di uno straordinario ciclo di storie avventurose.

Carl Barks è l’autore delle storie più belle dei paperi disneyani. Quando inventa Zio Paperone, nel dicembre 1947, ha 46 anni, l’età in cui gli umani solitamente hanno superato da un pezzo la loro crisi di mezza età e iniziano a tirare le somme sul loro passato, ipotizzando che i giorni a venire saranno meno di quelli vissuti. Barks però non si sente un povero vecchio. La sua vita ha carburato lentamente. È cresciuto nell’Oregon, lontano da tutti: il vicino di casa più prossimo abitava a 800 metri e la scuola era a tre chilometri di camminata spedita. Ha seguito il girovagare della famiglia, obbedendo ai desideri di un padre sfortunato e depresso, alla ricerca di una buona sorte che non arrivava mai. Inseguendo le vicissitudini familiari è riuscito a concludere le scuole elementari solo a quindici anni. A diciassette ha lasciato casa, con il sogno di diventare un disegnatore e accettando, nel frattempo, qualsiasi lavoro saltuario. Nel 1924 è finalmente un collaboratore continuativo del giornale umoristico “Calgary Eye-Opener”. Nel 1935 lavora in Disney, a Los Angeles, come intercalatore; si occupa cioè di realizzare i disegni tra le due posizioni principali di un personaggio, per produrre l’illusione di movimento che è alla base dell’animazione. Fugge dallo studio, non tanto per il magro stipendio quanto per l’aria condizionata troppo forte e la sinusite, e decide di diventare un allevatore di polli. Altri pennuti, per nostra fortuna, lo vanno a salvare e nel 1943 Barks inizia a scrivere e disegnare storie per i fumetti pubblicati, su licenza Disney, dalla casa editrice newyorchese Dell.

Da quel momento, una vita che sembra procedere inerzialmente diventa frenetica. Pubblica storie di paperi ininterrottamente fino al 1966, quando decide che è giunto il momento della pensione. In quei 24 anni di creatività straordinaria, realizza più di 500 storie che si dispiegano per oltre 6.000 pagine. È il creatore di Zio Paperone, ma anche di un mondo di comprimari articolatissimo: la Banda Bassotti, Nonna Papera, le giovani marmotte e il loro manuale, Amelia la strega del Vesuvio, il fortunatissimo Gastone, Cuordipietra Famedoro, Rockerduck, Archimede Pitagorico, l’odioso vicino Jones

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(Natale sul monte orso, pag. 1) 

In un periodo in cui le storie dei paperi possono riportare solo la firma di Walt Disney, a nessun autore è permesso di apporre il proprio nome sulle pagine che disegna. L’anonimo Carl Barks è però riconosciuto da tutti i suoi lettori. Tutti sanno che a raccontare il mondo sognante e misterioso di Paperino e Zio Paperone è un autore straordinario che, nei discorsi tra appassionati, diventa “quello bravo a disegnare i paperi” (The Good Duck Artist). A partire dagli anni Sessanta, il suo nome circola con crescente insistenza presso gli appassionati di fumetti e, di lì a poco, l’identità di Barks non sarà più un mistero.

Il pensionato, dedito ormai alla pittura a olio, è considerato da tutti un genio e, inseguendo la propria notorietà e gli inviti dei festival internazionali, solcando il mondo in lungo e in largo proprio come quel vecchio papero che ha inventato.

Carl Barks muore a 99 anni nel 2000, attraversando per intero il secolo di cui è, senza dubbio, uno degli esponenti più influenti. Pur avendo inventato la propria creatura più celebre a 46 anni suonati, è così longevo da vivere in un mondo toccato dai lavori di almeno due generazioni di autori di fumetti, cinema, musica e videogiochi influenzati dalla sua straordinaria potenza narrativa. I musi lunghi di quei paperi sono una straordinaria metafora della battaglia quotidiana degli umani che carburano con lentezza.