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Storia confidenziale del fumetto #4: i Fantastici Quattro

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Nel novembre del 1961 esce il primo numero dei “Fantastici Quattro”. In meno di un lustro la Marvel Comics e Stan Lee popolano di supereroi un’America che tutti i lettori riconoscono come propria

Novembre 1961, New York City 

Stanley Martin Lieber voleva che il proprio nome spiccasse sulla copertina del Grande Romanzo Americano. La crisi del 1929 lo coglie appena settenne e, subito dopo, acquisisce la consapevolezza di dover sbarcare il lunario nell’attesa di cambiare per sempre la letteratura statunitense. Dieci anni dopo è già assistente tuttofare nelle case editrici di Martin Goodman, il marito di sua cugina. L’editore pubblica fumetti e romanzi di avventura realizzati in fretta e stampati male, tutte cose facilmente classificabili come “robaccia”.

In breve il giovane Lieber inizia a firmare rubriche e fumetti. Per non associare a quei prodotti realizzati a fini alimentari il proprio nome, sceglie di firmarsi con uno pseudonimo, Stan Lee.

Nel 1954 viene nominata una commissione senatoriale con il compito di verificare l’influenza nefasta dei fumetti sulle menti dei giovani americani. Per rispondere a quell’indagine, l’industria del comic book si autoinfligge un sistema di regole ferree, il Comics Code. Perché gli albi possano essere distribuiti, devono riportare in copertina un marchio che dichiara il rispetto di alcuni parametri molto rigidi: niente sesso, niente violenza, la pena per il male deve essere certa, nessuno può mettere alla berlina le istituzioni.

L’industria del fumetto statunitense, abbracciando con diligenza il codice di autocensura, esegue una pulizia drastica sul sistema dei generi lungo il quale si articolano le sue pubblicazioni: spariscono l’orrore, il crimine, la sessualità e, addirittura, l’amore e la guerra. Le cesoie del censore sfrondano un modo del racconto che, fino a quel momento, poteva dire tutto. Dopo il trattamento radicale, sulle pagine colorate degli albi a fumetti, rimangono gli animali antropomorfi e i supereroi. Mondi privi di evoluzione e popolati da paperi, topi e tipi muscolosi in sgargianti calzamaglie aderenti. Mentre gli animali offrono picchi narratavi, i supereroi sguazzano nell’immutabilità e nella noia: si battono sistematicamente contro nemici improbabili predestinati alla sconfitta per ritrovarsi, alla fine dell’albo, in una situazione indistinguibile da quella iniziale.

Da bravo imprenditore, Martin Goodman guarda con attenzione questo mercato statico e incapace di colpi di testa, intercettandone i punti di eccellenza economica e commerciale. A quello sguardo disincantato non sfugge che DC Comics ha riunito i suoi eroi (Superman, Batman, Wonder Woman e Lanterna Verde) nella Justice League of America, il supergruppo protagonista della testata più venduta in quel momento. Alla luce di questo successo, commissiona a Stan Lee un’imitazione che possa sedurre i lettori degli albi DC, avvantaggiando le casse delle sue impresse.

Nella maggior parte dei casi le emulazioni sono delle copie pedestri, prive di intuizione e afflato narrativi. A volte, molto raramente, si staccano dalla fonte di ispirazione e prendono il volo: il vincolo, invece di essere una gabbia invalicabile, diventa un trampolino per la creatività.

Per rispondere alla commissione, Stan Lee chiama il più potente tra i disegnatori con cui collabora, Jacob Kurtzberg detto Jack Kirby. L’alchimia funzionava magnificamente e, benché negli anni successivi i due spesso litigheranno sui rispettivi ruoli creativi, Lee e Kirby realizzano il primo albo di una serie e, poi, di una casa editrice destinate a lasciare profonde impronte nell’immaginario.

Nel novembre del 1961 esce il primo numero dei “Fantastici Quattro”, eroi privi di identità segreta che vivono in una città riconoscibile degli Stati Uniti, New York. In meno di un lustro la Marvel Comics e Stan Lee popolano di supereroi un’America che tutti i lettori riconoscono come propria: per le strade delle metropoli si aggirano Hulk, Thor, Spider-man, Iron-man, Doctor Strange, Avengers, X-Men, Daredevil

Fantastic Four Cover 1.jpg

(Copertina n° 1 Fantastic Four, 1 Novembre 1961)

I supereroi Marvel sviluppano le caratteristiche dei loro predecessori e le portano alle estreme conseguenze: sono nati da un dramma e quel dolore originario li conduce a confrontarsi con l’uso responsabile del potere. Inoltre, ognuno di loro è latore di una metafora: Hulk rappresenta la contrapposizione manichea insita in ogni uomo; Thor è un dio imprigionato nel corpo di uno sconfitto; Iron-man è l’arma definitiva della Guerra Fredda; Strange è la spiritualità che libera un animo corrotto dai desideri terreni; gli X-men sono adolescenti che lottano per il riconoscimento della propria diversità; Daredevil è cieco come le giustizia…

I Fantastici Quattro, per primi, rappresentano la famiglia americana all’alba degli anni Sessanta. Le rivolte di Berkley sono lontane e il femminismo è una questione di suffragette ormai superata. Il gruppo inventato da Stan Lee e Jack Kirby è composto da tre uomini che rappresentano aspetti diversi della virilità (la Cosa è di pietra, la Torcia Umana sprigiona calore dal proprio corpo, Mr. Fantastic allunga le proprie carni a piacimento) e da una donna che, per essere utile, deve essere invisibile.

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Con un sistema di narrazioni così semplice eppure così articolato, Stan Lee riesce a rinunciare, senza troppi rimpianti, al suo sogno. Non sarà mai l’autore del Grande Romanzo Americano, ma negli anni a venire riuscirà a essere “il sorridente” che compare in almeno una scena di tutti i film Marvel che riempiono i cinema di tutto il mondo.