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Storia confidenziale del fumetto #3: Diabolik

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Diabolik è un malvagio. È nero nei fatti e nell’aspetto. Inguainato in una calzamaglia aderentissima, uccide, ruba, rapisce. Non si sta vendicando, non ha un fine nobile, non ruba ai ricchi per dare ai poveri.

Novembre 1962, Milano Piazza Cadorna

Dalla finestra del suo ufficio, Angela Giussani guarda i pendolari che, giunti in stazione dal Nord Ovest lombardo, si riversano in città. Individui frenetici che godono dei benefici e delle trasformazioni di quel Miracolo italiano che ha il suo epicentro in Milano. Si muovono veloci scacciando i residui di sonno, schivano il cantiere per la costruzione della metropolitana, e si dirigono spediti verso il posto di lavoro.

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Angela consuma il suo rito mattutino di osservazione dei nuovi milanesi fumando una sigaretta dietro l’altra. Li osserva, indaga, studia, percepisce le differenze tra gli individui. Non si tratta di una disamina asettica: muove nei loro confronti affetto e interesse. Vuole sapere cosa fanno, cosa vogliono, a cosa aspirano. Sa che la trasformazione sociale che li sta toccando ha introdotto nuovi bisogni inessenziali, prima sotterrati dalle esigenze primarie. Una classe media emergente che può spendere per divertirsi. 

Da tempo vede che molti leggono, ma i giornali e le riviste che tengono in mano sono difficili da sfogliare negli spazi angusti dei treni stipati e, una volta in ufficio o in fabbrica, devono essere riposti da qualche parte per evitare giudizi o furti, sgradevoli allo stesso modo. I romanzi, poi, richiedono concentrazione e memoria, perché durano molto più di un viaggio. Guardando i pendolari quotidianamente, la donna ha notato nervosismo nei lettori di quotidiani, insoddisfazione in quelli di riviste e rammarico in quelli di romanzi.

Angela Giussani gestisce una casa editrice. Il maschilismo e lo spirito dei tempi hanno fatto sì che per quell’impresa scegliesse il nome Astorina, derivandolo, con un diminutivo, da quello dell’etichetta editoriale dell’ex-marito Gino Sansoni. Con quel marchio vorrebbe costruire un prodotto capace di soddisfare un pubblico emergente. Il suo lettore modello, quello cui rivolge le proprie attenzioni, è proprio il pendolare che guarda dalla finestra del suo ufficio.

Proprio pensando a lui ha avuto un’idea che le pare ottima: un albo a fumetti che può essere infilato nella tasca della giacca senza troppi problemi; centoventi piccole pagine con solo due vignette l’una; un unico racconto che ha la stessa durata del breve viaggio in treno. Adesso, Angela guarda i pendolari che sciamano dalla stazione. Pregusta il successo notando che in molti hanno in mano il suo nuovo albo, ma non è questa la cosa che le dà più piacere: sul volto dei lettori del suo albo non c’è traccia di insoddisfazione o rammarico. È sicuramente merito del personaggio che ha inventato. Si chiama Diabolik ed è ispirato alla malvagità totale del Fantômas di Marcel Allain e Pierre Souvestre.

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Il fumetto è il regno dell’antitesi manichea, della contrapposizione tra bene e male, tra bianco e nero: da un lato c’è l’eroe che concentra nelle proprie carni cartacee tutte le virtù fisiche e morali della società che lo esprime; dall’altro antagonisti malvagi, tra i quali spesso emerge un cattivo assoluto e ricorrente, che rappresentano le paure e che sono sempre destinati alla sconfitta. 

Diabolik è un malvagio. È nero nei fatti e nell’aspetto. Inguainato in una calzamaglia aderentissima, uccide, ruba, rapisce (nei primi albi commette addirittura stragi e pare non avere quel nucleo morale che mostrerà con consistenza e coerenza negli anni successivi). Non si sta vendicando, non ha un fine nobile, non ruba ai ricchi per dare ai poveri. Lo fa per il gusto della sfida e del possesso. E vince. Vince sempre. Il suo antagonista è un poliziotto integerrimo e abilissimo, l’ispettore Ginko, destinato alla sconfitta sistematica. 

I pendolari si appassionano e questo personaggio impresentabile. Ne seguono le vicende con avidità e ne decretano l’immediato successo. Vivono in un Paese in cui il benessere sembra toccare tutti, le vacanze estive sono un traguardo annuale raggiungibile, la lira ha ricevuto, un paio d’anni prima dal “Financial Times”, l’oscar per la moneta più stabile del mondo. Eppure, nonostante la sicurezza che li lambisce sempre più (o, forse, proprio per quella), i lettori si appassionano alle vicende del “re del terrore”, come recita con precisione il titolo del primo numero di “Diabolik”.

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Angela li osserva dalla sua finestra e si accende un’altra sigaretta. Coglie l’attimo. Si gode il momento. Di lì a poco arriveranno i molti imitatori, pronti a sfidare il suo albo sul piano dell’efferatezza e dell’erotismo, e gli innumerevoli benpensanti, che produrranno una sequela di accuse che culmineranno in querele e citazioni in giudizio.