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Storia confidenziale del fumetto #2: Tex

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Il fumetto è una foresta di simboli che diventa concreta grazie alla grammatura della carta, all’odore degli inchiostri, al rumore della legatura

4 gennaio 1954, Milano

Il formato di pubblicazione di un fumetto è tanto un vincolo editoriale quanto un fatto stilistico ed espressivo. C’è una differenza enorme tra la lettura di una striscia di Lupo Alberto, di un albo di Spiderman e di un libro di Zerocalcare. Non è solo una questione di tempo di lettura, genere narrativo o stile grafico: sono proprio diversi i motivi per cui lo facciamo, diverse le aspettative che abbiamo e diverse, addirittura, le posture che assumono i nostri corpi. Il fumetto, prima del digitale, dei tablet e degli e-reader, è un corpo solido e materico che richiede un coinvolgimento fisico: sotto i nostri occhi di lettori si dipana la mappa di un racconto che, con i soli segni tracciati sulla carta, racconta corpi, ambienti, voci, suoni, odori… Il fumetto è una foresta di simboli che diventa concreta grazie alla grammatura della carta, all’odore degli inchiostri, al rumore della legatura.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il denaro che un giovane italiano può riservare a beni inessenziali e di intrattenimento è decisamente poca cosa. Le leggi della domanda e dell’offerta sono severe maestre e, per venire incontro a tasche tanto vuote, l’editoria del fumetto sviluppa il più economico dei formati: l’albo a striscia. Dal 1947 arrivano nelle edicole questi albi spillati e sottili che risolvono, in trentadue pagine, le vicende dei grandi eroi. Il prezzo in copertina è di 15 lire, una vera inezia.

Aristea Bertasi, detta Tea, è ancora la moglie di Gianluigi Bonelli. I due non condividono il talamo nuziale da quando la donna ha deciso di non tollerare ulteriormente le infedeltà del coniuge. La separazione sarà ufficializzata solo quando, nel 1970, il divorzio diverrà legale.

Fino a quel momento i coniugi vivranno comunque in case separate, condividendo però molte cose: hanno un figlio, Sergio, e Tea affianca alle mansioni di madre e casalinga, l’amministrazione e la gestione delle edizioni Audace che pubblicano quasi tutti i fumetti scritti da Gianluigi. Nel 1948, il successo del formato a striscia è evidente e non adottarlo sarebbe follia. 

                                                               La famiglia Bonelli - Gianluigi Sergio Tea - in un disegno di Ferdinando Tacconi.jpg(La famiglia Bonelli - Gianluigi Sergio Tea - in un disegno di Ferdinando Tacconi)                                                                      

Gianluigi ha idee a bizzeffe e Tea sa metterle a frutto. Al marito, che vorrebbe ex ma che è anche un grande sceneggiatore, affianca un disegnatore dal talento straordinario, Aurelio Galleppini, che da qualche tempo abbrevia il proprio cognome per firmarsi con un segno grafico che ha anche una bella sonorità, Galep.

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(Galep)

I due autori preparano due serie: al pezzo forte, la serie di cappa e spada “Occhio cupo”, disegnata con cura certosina e stile minuzioso, viene affiancato l’albo a striscia “Tex” cui Galep lavora, con un segno veloce e vigoroso, nelle ore notturne. Sarà il secondo a riscuotere uno straordinario successo di pubblico, diventando nel tempo il personaggio più noto e venduto del fumetto italiano.

La prima striscia di Tex.jpg

(La prima striscia di Tex)

Il decennio di ristrettezze economiche iniziato alla fine della Guerra si conclude quando il Paese si sveglia una mattina di fronte al periodo florido che chiamiamo Miracolo italiano. Convenzionalmente facciamo iniziare quest’epoca di crescita e rivalsa economica e culturale domenica 3 gennaio 1954, quando la RAI inizia a trasmettere dagli studi televisivi di Torino per i suoi novanta abbonati.

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(Il Sorpasso di Dino Risi - Un film per il miracolo italiano)

Tea, che con estrema naturalezza si rivela un’imprenditrice straordinaria, nel frattempo ha cambiato il formato dell’albo dedicato al personaggio di maggior successo della casa editrice. È un processo di modifica che avanza per approssimazioni successive. Dapprima le strisce di Tex vengono rimontate a tre per pagina su un albo più grande, poi aumenta la foliazione e, infine, l’albo conquista il dorso quadro.

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(Tex di Galep) 

Quando iniziano le trasmissioni della neonata televisione italiana, i giovani che respirano l’aria del Miracolo sentono di aver diritto a un giornalino che abbia lo stesso odore: “Tex” arriva tra le loro mani in forma di albo corposo, composto di un centinaio di pagine, in una pratica confezione brossurata; una copertina ariosa e pagine porose su cui il bianco e nero delle strisce esplode permettendo allo sguardo dei lettori di correre tra le vallate, le montagne, gli altipiani e i canyon disegnati da Galep. È la lettura adatta a ragazzi con una nuova consapevolezza che possono, finalmente, tenere tra le mani un giornaletto che assomiglia tantissimo a un vero libro.

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(Tex Gigante 1)