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Storia confidenziale del fumetto #1: Corto Maltese

"In quella manciata di pagine succede tutto. Il catamarano pirata del capitan Rasputin, al largo del Pacifico, salva da morte certa due ragazzi. I naufraghi sono i cugini Cain e Pandora Groovesnore"

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"In quella manciata di pagine succede tutto. Il catamarano pirata del capitan Rasputin, al largo del Pacifico, salva da morte certa due ragazzi. I naufraghi sono i cugini Cain e Pandora Groovesnore"

Primavera 1967, Lido di Venezia

Florenzo Ivaldi è un imprenditore edile genovese. Ha attraversato gli anni della ricostruzione del Paese dopo la guerra e successivamente, quelli prosperi del miracolo. Tempi propizi per chi si dà da fare con calce e mattoni: gli affari vanno proprio bene. Alcuni amici suoi, dopo avere beneficiato di attività lucrose e fortunate, hanno dilapidato capitali inseguendo sogni d’amore mercenario o godendo della sferzata adrenalinica del tavolo da gioco. Lui ha passioni apparentemente più morigerate e meno censurabili: i fumetti.

Subito dopo la guerra, ha amato uno strano giornaletto che si chiamava “L’Asso di Picche”. Su quelle pagine ha conosciuto i disegni di uno gruppo di giovani veneziani e, in particolare, ha imparato a riconoscere presto il segno disinvolto e corposo di un ragazzo che disegna come un americano: per quel fumettista ha proprio perso la testa. All’inizio degli anni Sessanta, dopo un lungo periodo argentino, il disegnatore amato da Ivaldi è una firma riconoscibile del “Corriere dei Piccoli”: si chiama Hugo Pratt e, nel corso degli anni, ha affinato la tecnica del racconto avventuroso tanto da diventarne un indiscusso maestro.

Nel 1965 l’editore Mondadori ha raccolto in un volume le storie di “Kiwi, il figlio della giungla”, un tarzanide inventato proprio da Pratt e disegnato poi da Stelio Fenzo, un altro veneziano che aveva gravitato attorno ad “Asso di Picche”. Inseguendo queste suggestioni, Ivaldi conosce Fenzo e, periodicamente, fa visita a lui e alla moglie Loredana. In quelle occasioni, i tre si recano nella trattoria “da Ciccio”, nel Lido in via Morosini, e, sotto quei lampadari pesanti, gustano le specialità veneziane.

Nella primavera del 1967 Fenzo, per fare un favore al suo appassionato commensale, invita Pratt a uno di questi pranzi e, a tavola, parte una straordinaria schermaglia. Ivaldi confessa timidamente al disegnatore di voler fare una rivista dedicata al fumetto d’avventura, costruita prevalentemente attorno alle sue storie. Il volto di Pratt si spacca in un sorriso sornione e il fumettista inizia a fare domande impertinenti e indiscrete all’imprenditore. Gli chiede se sappia cosa sta facendo, se immagini quanto denaro ci voglia per un’impresa di quel tipo, gli chiede addirittura di quanto denaro disponga. Di fronte al candore e alla disponibilità mostrati da Ivaldi, Pratt diventa incalzante:

-          Ma lei ha… diciamo cinque milioni?

-          Be’… insomma… sì.

-          E dieci milioni?

-          Direi di sì.

-          E venti?

-          Be’… si potrebbe vedere.

 

Lo strumento per la rivalutazione monetaria messo a disposizione dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) calcola che venti milioni di lire del 1967 equivalgono a oltre duecentomila euro odierni. Verificata la disponibilità economica dell’imprenditore, al termine di quel pranzo innaffiato con cabernet, Hugo Pratt accetta di partecipare alla rivista.

Pochi mesi dopo, in luglio, arriva nelle edicole italiane un nuovo giornale, “Sgt. Kirk”.  

Sgt Kirk 1 Luglio 1967.jpg

(Copertina Sgt. Kirk, 1 Luglio 1967)

Il neonato mensile è una dichiarazione di devozione. Ivaldi, che del periodico è motore e finanziatore, vuole che la rivista contenga il maggior numero possibile di lavori di Pratt. Infatti in questo primo numero, il fumettista veneziano firma la copertina e una settantina di pagine. Si tratta quasi unicamente del recupero di storie provenienti dal lungo periodo trascorso dall’autore a Buenos Aires. C’è però una decina di pagine messa lì a raccontare l’inizio di una storia lunghissima, intitolata “Una ballata del mare salato”, che cambierà radicalmente il fumetto italiano e non solo.

Ballata Cover.jpg

(Copertina di "La ballata del mare salato")

In quella manciata di pagine succede tutto. Il catamarano pirata del capitan Rasputin, al largo del Pacifico, salva da morte certa due ragazzi. I naufraghi sono i cugini Cain e Pandora Groovesnore. Il capitano mostra cattiveria e ferocia verso i suoi uomini ma è anche molto sensibile al fascino della ragazza. Pandora reagisce a una manata sulle terga, che noi lettori possiamo solo immaginare, scaraventando su Rasputin il primo oggetto che le capita tra le mani: fedele al proprio nome, rompe sul cranio dell’assalitore un vaso e l’avventura può, finalmente, cominciare. Infatti, di fronte all’imbarcazione appare, crocifisso tra i flutti, un nuovo naufrago. È un capitano che ha subito un ammutinamento: i suoi uomini si sono sbarazzati di lui per una storia losca di donne e fucili. Si chiama Corto Maltese e, dopo quell’apparizione di cui in questi giorni festeggiamo il cinquantenario, conquisterà un proprio spazio stabile nell’immaginario dei lettori.