La startup di Venezia ha messo a punto una soluzione per recuperare più materiali e con maggiore purezza rispetto ai metodi tradizionali. Conclusa la sperimentazione, ora è in attesa delle autorizzazioni per andare a regime
Una nuova tecnologia per recuperare più materiali e con maggiore purezza – rispetto ai metodi tradizionali – dai rifiuti fotovoltaici. A metterla a punto è una startup di Venezia, 9-tech, fondata nel 2020 da Pietrogiovanni Cerchier con la mission di ideare nuove soluzioni per l’upcycling, il recupero di materiali strategici dai rifiuti elettronici. A Marghera 9-tech ha realizzato un primo impianto per testare la propria tecnologia, e poi un impianto pilota che, conclusa la prima fase di collaudo, sta affrontando l’iter autorizzativo per iniziare la vera e propria fase di produzione.
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La storia di 9-tech
La realizzazione dell’impianto di Marghera è iniziata con la fondazione di 9-tech, nel 2020, con il supporto dei progetti Booster ed Acceleratori dell’EIT Raw Materials. La luce verde per l’impianto sperimentale è arrivata nel 2021, con gruppo Veritas che ha ospitato il prototipo, mentre per supportare il progetto è stata fondamentale la vittoria ottenuta da 9-tech alla call per startup indetta da Venisia.
A questo si è aggiunto il premio ottenuto nel 2022 al contest Esg di Intesa Sanpaolo, grazie al quale è stato possibile per la startup modificare l’impianto pilota rendendolo operativo, effettuare la sperimentazione del trattamento termico e meccanico, sviluppare e brevettare un trattamento per recuperare l’argento usando reagenti a basso impatto ambientale e aumentare ed estendere i brevetti.
Nel corso della sua attività 9-tech ha registrato infatti due brevetti Ue sul riciclo del fotovoltaico, mentre altri quattro stanno affrontando l’iter per la registrazione. Man mano che il modello di business ha acquisito solidità nel capitale di 9-tech ha fatto il suo ingresso anche la società Depuracque, che si è assunta il compito di sopportare con le proprie competenze l’industrializzazione del prototipo.
A testimoniare che quella intrapresa era la strada giusta è arrivata nel 2023 la vittoria al premio Change the World Italia di Fortune Italy, che ha consentito alla startup di essere annoverata tra le 10 migliori aziende in Italia nel campo dell’economia circolare.
I punti di forza della tecnologia 9-tech
Per dimostrare l’urgenza di individuare un metodo efficiente per il riciclo dei materiali da cui sono composti i pannelli fotovoltaici potrà bastare citare le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, secondo cui nel 2021 i moduli solari fotovoltaici hanno raggiunto su scala globale una potenza installata di 940 GW, che è destinata a moltiplicarsi fino a raggiungere i 5 TW nel 2050.
La tecnologia messa a punto da 9-tech è in grado di recuperare quasi tutte le materie prime dei pannelli, per più del 95% del loro valore economico, utilizzando un procedimento estremamente efficiente dal punto di vista energetico e completamente automatizzato, senza produrre rifiuti.
“Il processo – spiega 9-tech sul proprio sito – si presta alla produzione di polvere di silicio di alto valore, adatta per gli anodi delle batterie agli ioni di litio”, utilizzando un trattamento termo-meccanico validato con l’attività dell’impianto sperimentale e oggi in fase di industrializzazione.
Il trattamento dei pannelli a fine vita
Il trattamento meccanico “tradizionale” è in grado di recuperare alluminio dai telai, oltre che granuli di vetro e di rame dalla setacciatura del rifiuto misto triturato, ma sconta il fatto di non riuscire a recuperare valore sufficiente per poter essere considerato un modello di business redditizio.
“Considerando il rapido aumento della produzione di rifiuti fotovoltaici, una corretta gestione del pannello a fine vita che valorizzi ogni materiale che lo compone, specialmente quelli preziosi – spiega 9-tech – è una questione urgente che richiede soluzioni sia economiche sia sostenibili dal punto di vista ambientale”.
La soluzione messa a punto da 9-tech prevede quattro passaggi automatizzati: lo smontaggio dei pannelli, il trattamento termico, la separazione meccanica e il lavaggio chimico delle celle fotovoltaiche. In sostanza, una volta separato il pannello dalla cornice, questo viene inserito in un forno continuo ad alta temperatura che separa i contatti in rame e la parte in vetro, che poi sarà sottoposta a un ulteriore trattamento che consentirà di recuperare la polvere d’argento e il silicio metallico.
Per arrivare a riciclare al meglio anche il silicio 9-tech sta partecipando come coordinatore al progetto europeo Parsival, che punta a dimostrare i possibili utilizzi di questo materiale, ad esempio per la realizzazione di ferroleghe, per la produzione di nuove celle fotovoltaiche e per quella delle batterie al litio. Il progetto coinvolge partner in Italia, con l’università di Padova, quella del Salento ed ENEA, oltre che in Francia, Germania e Spagna.
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