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StarsBOX, la casetta “green” per osservare le stelle

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Ce ne saranno 30 entro la fine dell’estate, dal mare a Sud della Sardegna alle Alpi. Tra i suoi ideatori, l’architetto Fabio Revetria: “Tante richieste per questa soluzione di turismo ecosostenibile, anche da Argentina e Nuova Zelanda”

Una casetta di legno per guardare le stelle, una camera a cielo aperto che consente di dormire in un letto matrimoniale a due piazze rimanendo completamente immersi nella natura. Chi decide di trascorrervi la notte può liberamente decidere se aprire il tetto o tenerlo chiuso, quindi se guardare le stelle o tornare bambini con “l’effetto capanna”.
A spiegare in un’intervista a SorgeniaUp come nasce l’idea di StarsBOX, prodotta da Saglietti Group, è Fabio Revetria, architetto di Officina82 che ha sviluppato l’idea insieme alla collega Lara Sappa.

“Una delle caratteristiche principali di StarsBOX, anche dal punto di vista dell’impatto ambientale, è la sua totale reversibilità - spiega - si tratta di una installazione temporanea, soltanto estiva, che a fine stagione viene smontata e che può essere stoccata per poi essere rimessa in opera l’anno successivo. Il risultato è una ‘casetta’ completamente a impatto zero sul paesaggio, e per questo rispettosa dell’ambiente”.

Fabio, come nasce l’idea di realizzare StarsBOX?

Tutto è iniziato da una ricerca sull’architettura tradizionale minore. Abbiamo studiato la gestione agricola delle cascine del territorio agrario del nostro territorio, le Alpi liguri, al confine tra Liguria, Piemonte e Provenza. Si tratta di un territorio caratterizzato dalla variabilità culturale, geografica e linguistica. La nostra idea è stata di reinterpretare in chiave contemporanea i modelli tradizionali, mantenendo un legame con il background storico. Così il Cabanon è una casetta di legno chiusa su un lato da una vetrata, ed è la reinterpretazione di una semplice baracca per il ricovero del fieno. L’abbiamo portata al padiglione Italia della Biennale di Venezia nel 2018, dove il tema era l’architettura minore in luoghi periferici. StarsBOX nasce da questo, è il passo successivo.

A quale tipo di costruzione di ispira?

È ispirata al modello tradizionale dei ricoveri temporanei per i pastori delle Alpi liguri, che erano nomadi e avevano bisogno di rifugi diversificati in diversi punti dell’alpeggio: piccole capanne in pietra a secco dove potevano passare la notte durante i loro spostamenti. La cosa interessante era dal nostro punto di vista la temporaneità di questi rifugi, e da qui è nato il passaggio logico che ha portato alla nascita di StarsBOX. Se nel passato la montagna la vivevano i pastori, oggi la vivono soprattutto i turisti. Si è trattato di far rivivere in questa chiave un modello architettonico del passato, rivisitandone anche la destinazione d’uso, per adattarlo ai nuovi fruitori della montagna, che proprio come i pastori partono dalla pianura e vanno in quota.

Si crea in questo modo un “luogo” nuovo, né un rifugio né una tenda…

Sì, è un segmento a metà strada. Consente di dormire in un letto con tutte le comodità - proprio come quello di casa - ma con la possibilità di guardare le stelle senza nessun filtro, nemmeno quello di un vetro o di un plexiglass. E poi c’è da sottolineare che non è soltanto un progetto architettonico, ma anche un progetto di rete, perché diamo la possibilità alle strutture recettive che acquistano StarsBOX di far parte di una “costellazione”, un network che unisce tutte le realtà che hanno scelto di proporre questa forma di turismo sostenibile.

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Quando avete capito che questa idea riscuoteva interesse?

Abbiamo installato le prime due StarsBOX nel 2018: erano collegate a un rifugio alpino. Il feedback è stato subito positivo, e da quel momento è iniziato l’effetto passaparola grazie a un grande successo di pubblico che ci ha portato a ricevere richieste anche da altre strutture. Oggi ne abbiamo vendute 20 a 12 strutture, in Piemonte, Liguria, Toscana, Sardegna e Croazia. A mettersi in contatto con noi sono soprattutto agriturismi e agricampeggi, quasi tutte strutture biologiche o biodinamiche, che propongono esperienze di turismo sostenibile, legato al rispetto dell’ambiente. La richiesta in pratica si è targettizzata quasi da sola su una fascia di utenti molto vocati al rispetto dell’ambiente, alla scoperta del territorio e al legame con l’agricoltura. Quest’anno si sono aggiunti un alpeggio didattico in Piemonte, e un rifugio alpino a 2.300 metri di quota, uno dei luoghi al mondo in cui il cielo è più buio.

Dalla vostra esperienza nasce anche un modello di turismo?

Credo che stiamo assistendo alla nascita, e la stiamo accompagnando, di un nuovo modo di fare turismo, che non è legato alla tipologia delle strutture recettive, ma si basa su una rete che propone un certo tipo di esperienza. Chi prova StarsBOX e rimane affascinato dall’esperienza che ha fatto, attraverso la “costellazione” può trovare altri luoghi in cui sperimentare di nuovo la sensazione di questo genere di contatto con la natura, ma in scenari diversi. A questo leghiamo anche un’attività di promozione mirata a coinvolgere, ad esempio, scrittori e giornalisti, che possono così poi raccontare la loro esperienza e suscitare interesse e curiosità attorno a questo progetto.

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Cosa immaginate se guardate al futuro?

In questo momento stiamo crescendo, nonostante tutte le difficoltà che abbiamo incontrato con l’emergenza Covid-19, che ha ovviamente rappresentato un momento di stop proprio in un periodo cruciale dell’anno, quello in cui si programma la stagione estiva. Oggi abbiamo 21 StarsBOX installate, ma ci arrivano richieste da ogni parte del mondo: ne abbiamo ricevute dall’Argentina, dal Joshua Tree National Park in California, dalla Nuova Zelanda, dalla Scozia. Per il momento non arriviamo a soddisfare questo genere di richiesta, ma l’obiettivo è quello di attrezzarsi, magari con una rete di reseller.

 

Le foto in copertina e nell'articolo sono di Simone Mondino.