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Split payment, come funziona e quali conseguenze per le pmi?

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Tra le novità attese nella Legge di Stabilità, prevede una “divisione” nel pagamento dell'IVA da effettuare direttamente all'Erario

Tra le novità previste dalla Legge di Stabilità ce n'è una in particolare che negli ultimi giorni sta alimentando il dibattito tra le piccole e medie imprese. È lo split payment, letteralmente “pagamento diviso”, e comporta una nuova ridefinizione nei rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione.

 

COME FUNZIONA LO SPLIT PAYMENT

 

In sostanza il meccanismo prevede che le PA versino l'IVA direttamente all'Erario per i contratti di fornitura con aziende private; queste ultime, quindi, saranno pagate per i loro servizi e prestazioni al netto dell'IVA, pur continuando ad emettere regolarmente la fattura con l'addebito di questa imposta ai propri committenti. La ratio di fondo di questa regola è ridurre l'evasione fiscale, rimettendo nelle mani delle Pubbliche Amministrazioni il versamento diretto e sicuro dell'Iva, evitando così eventuali mancanze da parte delle imprese.

 

Facendo un esempio: un'azienda acquista determinati prodotti e servizi per 500 euro + 110 di IVA, per poi fornire il suo lavoro ad una PA; quest'ultima pagherà l'azienda 800 euro, invece di 800 + 176 di Iva, che andranno invece direttamente all'Erario.

 

LE PROTESTE DELLE IMPRESE

 

La decisione ha però suscitato le proteste di molti settori: dall'edilizia alle farmacie, dall'artigianato ai liberi professionisti, fino alle associazioni di categoria (in particolare Cna, Confindustria, Ance, Confapi, Confartigianato) con tanto di petizioni online e lettere al presidente della Repubblica. Il motivo? Con lo split payment le imprese avranno nelle loro casse crediti IVA, ma sempre meno liquidità perché devono fare richiesta all'Erario per la compensazione. In teoria sono soldi che comunque tornano alle imprese, ma con un procedimento più lungo che, sommato ai ritardi nei pagamenti delle PA ai fornitori (anche se in diminuzione) e alla stretta del credito bancario, contribuisce a disegnare un quadro non roseo, soprattutto per le pmi.

Per approfondire: Crediti commerciali verso le PA, come funzionano le certificazioni per le imprese

 

Secondo uno studio di Confartigianato lo split payment avrebbe un costo annuale sulle imprese fornitrici del settore pubblico di 230 milioni di euro, con un extra di 1224 euro per ogni impresa. In pratica, sostengono dalla confederazione dell'artigianato, ogni 4 euro recuperati dall'evasione fiscale costano 1 euro in più sulle aziende che forniscono le PA.

Va sottolineato che per Pubblica Amministrazione, l'articolo 1 comma 629 lettera b della Legge di Stabilità che introduce lo split payment, intende non solo lo Stato generalmente inteso, ma anche: “gli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, gli enti pubblici territoriali e consorzi tra essi costituiti, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, gli istituti universitari, le aziende sanitarie locali, enti ospedalieri, enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, enti pubblici di assistenza e beneficenza e quelli di previdenza”.