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Sostenibilità sociale, cosa significa oggi?

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Nell’anniversario dei 30 anni de La Grande Casa scs, i ‘mondi’ delle Istituzioni, dell’impresa, della Ricerca e del Terzo Settore si confrontano sul significato di sostenibilità e di impresa sociale

Il Trentennale della Cooperativa Sociale La Grande Casa Onlus è stato l’occasione per incontrarsi e fare il punto su quale sia l’identità della cooperazione sociale oggi e per interrogarsi sul futuro dell’impresa sociale. Ipermutualismo, capitale sociale, economia circolare, bene comune, misurazione sociale sono alcuni dei temi sui quali si sono confrontati i relatori chiamati a partecipare alla Tavola rotonda, anche alla luce della trasformazione profonda che stiamo vivendo.
“Siamo consapevoli che nella nostra storia ritroviamo le radici e il senso del nostro operare ma anche che oggi siamo chiamati a porci domande nuove, complesse, a volte percepite come ‘altro da noi’, nonostante intercettino temi fondamentali legati all'esercizio dei diritti che dovrebbero esserci cari soprattutto come cittadini” ha dichiarato a tal proposito Liviana Marelli, direttrice de La Grande Casa scs.

DAL CAPITALISMO ALLE IMPRESE SOCIALI: NUOVE FORME PER MISURARE LA SOSTENIBILITÀ

Il capitalismo, tradizionalmente inteso, sta attraversando una fase di crisi, tanto che alcuni studiosi ne denunciano l’implosione. Tuttavia, negli oltre due secoli della sua storia, questo sistema ha ampiamente dimostrato la propria capacità di resilienza e adattamento: si va, dunque, nella direzione di una nuova forma di capitalismo? La risposta unanime degli esperti è si, e la direzione è quella della “impresa sociale”.
“Le imprese sono sicuramente un soggetto economico, ma hanno una responsabilità e un interesse a essere sempre più chiaramente un soggetto sociale – ha dichiarato Gianfilippo Mancini, AD di Sorgenia - Sono convinto che la responsabilità sociale di un’impresa nella società, sia fondamentale; per questo ci impegniamo concretamente per la sostenibilità ambientale, la condivisione (il mutualismo dell’energia è oggi una realtà, ndr) e la personalizzazione, con il fine di garantire benessere sia nella società in cui operiamo, sia nell’ambiente di lavoro a tutela delle persone che lavorano con noi”.

“Impresa sociale – conclude l’Ad di Sorgenia - per noi vuole dire cercare di rendere ogni azione che compiamo ‘responsabile’ e coerente con il concetto di sostenibilità e di impegno nel sociale”.
Convinzione, quella di Mancini, che è sempre più diffusa non solo in Europa, ma anche a livello mondiale: è dello scorso agosto la pubblicazione di una lettera d’intenti in cui i 180 più importanti amministratori delegati di altrettante società statunitensi, tra cui Jeff Bezos di Amazon e Tim Cook di Apple, hanno dichiarato che da allora in poi le loro società non avrebbero più perseguito soltanto l’interesse dei manager e degli azionisti, ma avrebbero tenuto conto anche del benessere di dipendenti, clienti e della società più in generale.

SOSTENIBILITÀ E RISCHIO ETICO

Impresa, in ultima analisi, che sempre più misura la propria sostenibilità non solo da un punto di vista economico, ma che inizia a ragionare sia sul concetto di sostenibilità in senso più ampio sia sulla necessità di garantire un’eticità del proprio lavoro per la costruzione di un bene comune. “Conta molto come arriviamo a produrre benessere e lavoro – interviene Marelli – e una tra le nuova sfide della cooperazione sociale e dell’impresa sociale è quella di assumersi la responsabilità di gestire il rischio etico, non più il solo rischio d’impresa”.
Un cambiamento che però sottintende un processo di trasformazione che coinvolge da una parte i processi educativi e la narrazione del sociale, dall’altra la capacità di misurare l’impatto sociale dell’impresa, il cosiddetto “valore aggiunto”.

LE DIMENSIONI DEL SOCIALE, I PROCESSI EDUCATIVI

La cooperazione sociale abita il cortile delle relazioni sociali ed educative, la piazza con la sua dimensione politica e di advocacy, e la dimensione dell’impresa, in quanto soggetto economico a tutti gli effetti.
“All’interno di uno scenario sempre più complesso è necessario però rimettere a fuoco la mission della cooperazione sociale oggi e ritradurre le sue tre vocazioni, a partire dal ruolo che la nostra cooperativa può avere. Ad esempio, rispetto a questi processi di mutamento, l’educatore è da sempre la prima linea dell’advocacy, perché al centro delle attività quotidiane vi è il permettere alle persone di poter chiedere che i propri diritti vengono visti e riconosciuti. Oggi significa anche saper dare voce ad un mondo, alle persone fragili, alle istanze di una cittadinanza e saperlo far diventare consenso, istanza politica” ha spiegato Chiara Pagnesi, Educatrice e Coordinatrice de La Grande Casa scs.

IL BENE COMUNE: IL WELFARE PARTECIPATO

Questa nuova forma di capitalismo, implica anche un allargamento del sistema dei servizi a un sistema più ampio di corresponsabilità di diversi soggetti che operano con le proprie competenze, i propri mezzi, i propri strumenti per un bene comune.
Si tratta di un mutamento del concetto stesso di Welfare: il Welfare dei cosiddetti servizi hard, ovvero quei servizi in risposta a bisogni che promuovono e tutelano i diritti delle fragilità, non è un welfare autosostenibile, ma necessita di continui investimenti e immissione di risorse dall’esterno; “oggi quel tipo di welfare deve integrarsi ad un welfare più complesso, autogenerativo e territoriale, che riesce a coinvolgere anche le aziende, e non più solo Stato e Terzo Settore, attraverso lo strumento della co-progettazione” ha evidenziato Cecilia Guidetti, Ricercatrice Associazione per la Ricerca Sociale.

COME SI MISURA UN VALORE INTANGIBILE?

Quell’impresa che vende, produce, genera valore che non è quantificabile secondo le metriche tradizionali della matematica finanziaria (a cui si demanda la determinazione della sostenibilità di un’impresa), come fa a stare sul mercato?
“Non si possono remunerare i costi sostenuti per erogare beni e servizi, ma occorre trovare delle forme per dare evidenza della capacità di generare valore non immediatamente traducibile nella metrica finanziaria” ha dichiarato prof. Luigi Corvo, Ricercatore all’Università Tor Vergata di Roma. Una possibilità potrebbe arrivare da Intelligenza Artificiale, Big Data e machine learning, oggi utilizzati per misurare il profitto.

“Bisognerebbe usare questri strumenti anche per misurare l’impatto sociale. Dovremmo quindi raccogliere i dati dal basso ed integrarli, grazie all’innovazione tecnologica, per creare dei parametri di riferimento con cui costruire metriche stabili e rendere, al tempo stesso, hackerabile quel sistema per poterlo integrare e modificare nel tempo. Quanto meno avremmo la conoscenza di tutti quelli che prima di noi si sono posti lo stesso problema” ha concluso lo studioso.