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Smart working: presto una legge per il lavoro da lontano

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Le norme saranno contenute in 9 articoli presenti nel disegno collegato alla legge di Stabilità. Definiti retribuzione e incentivi per le aziende interessate

Molti lo chiamano lavoro agile, i più lo conoscono come smart working. Un fenomeno che in Italia si sta diffondendo sempre di più e che presto potrebbe addirittura essere regolamentato da una legge. La materia sarà infatti trattata da ben 9 articoli contenuti nel disegno di legge collegato alla legge di Stabilità. Il testo sarà indirizzato a tutti quei lavoratori dipendenti, e non dunque liberi professionisti, che svolgono la propria attività fuori dall’azienda. Attualmente, per tre quarti dei casi ciò vuol dire lavorare da casa, anche se crescono le imprese che si collegano con hub o coworking esterni.

 

I VANTAGGI DELLO SMART WORKING

Nelle intenzioni del professor Maurizio Del Conto, che per conto del Governo ha stilato il documento, lo scopo della normativa dovrebbe essere quello di incrementare la produttività e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. D’altronde, questo nuovo sistema, che dagli Stati Uniti si è diffuso rapidamente nel resto del mondo occidentale, può portare a numerosi vantaggi. Secondo i dati analizzati dalla Global Coworking Unconference Conference, l’89% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi più felice lavorando in questo modo, più motivato e di aver allargato il proprio network professionale, con conseguenze positive a cascata anche per le aziende.

 

Leggi anche: Coworking, arriva anche a Milano il fenomeno Talent Garden

 

I REQUISITI DEL LAVORO AGILE IN ITALIA

Per la legge italiana, requisito fondamentale per la definizione di lavoro agile sarà l’esecuzione della prestazione fuori dai luoghi aziendali anche solo per un giorno a settimana. Accanto a questo, sono previste la possibilità di usare strumenti tecnologici da remoto e l’assenza di una postazione fissa anche fuori dall’ufficio. Il tutto dovrà essere regolato mediante un accordo scritto tra le parti, nel quale siano definiti termini e modalità di utilizzo dei vari device. Si tratta di una forma di lavoro a tempo determinato o indeterminato, che si può recedere soltanto per giusta causa e con un preavviso non inferire a 30 giorni.

 

RETRIBUZIONE E SICUREZZA DEI LAVORATORI “FUORI SEDE”

Per quanto riguarda la retribuzione, i dipendenti agili riceveranno un trattamento economico uguale a chi lavora direttamente in azienda. Previste anche norme sulla sicurezza e gli infortuni. Grazie, infatti, ad un accordo con l’Inail, potranno essere tutelati sia gli incidenti verificatisi in ufficio sia quelli avvenuti durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione al coworiking. Per ora a usare il modello di smart working sono soprattutto le aziende di servizi, ma con una legge ad hoc la speranza del Governo è estenderlo anche ad altri settori. Per questo si è deciso di riconoscere alle aziende interessate gli incentivi fiscali e contributivi che la legge di Stabilità prevede per la contrattazione di secondo livello.

 

Per approfondire: Sharing economy: a che punto siamo in Italia?

 

BENE LO SMART WORKING NELLE AZIENDE GRANDI, POCO DIFFUSO TRA LE PMI

Secondo l’Osservatorio Smart working della School of Management del Politecnico di Milano, che ha alcuni giorni fa pubblicato un report sui numeri del lavoro agile nel nostro Paese, nel corso del 2015 il 17% delle grandi aziende ha in atto progetti strutturati in questa direzione. Un’impresa su due ha adottato iniziative per rendere le attività più flessibili, soprattutto per quel che riguarda l’orario. Più limitata la diffusione di questo modello tra le pmi: solo il 5% in questo caso ha avviato un progetto di lavoro agile, il 9% ha introdotto logiche di flessibilità e autonomia e una su due si dichiara ancora non interessata a questo approccio.