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Smart Speaker, i nuovi oggetti del desiderio

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75 milioni di dispositivi saranno venduti entro l'anno. La sfida più ardua è quella per la conquista della fiducia del consumatore medio, sempre più attento alla privacy

C’è una nuova categoria di prodotti che sta entrando prepotentemente nella lista dei desideri dei consumatori italiani e internazionali: gli smart speaker. Col termine ci si riferisce a quegli altoparlanti evoluti che incorporano un assistente vocale in grado di rispondere alle domande degli utenti e di attivare altri dispositivi casalinghi connessi. 

Il primo a commercializzarli è stato Amazon che, nel 2015, ha reso disponibili ai soli membri di Prime, Amazon Echo con la voce di Alexa. Nel 2016 è stata la volta di Google Home potenziato dal suo assistente vocale, già noto ai possessori di Android. Poi nel 2017 è stato il mercato cinese a essere inondato dai dispositivi di Alibaba e Naver Corporation. Infine Apple agli inizi del 2018 ha rilasciato il suo HomePod con Siri. A questo si sono aggiunti i device degli altri player tecnologici globali come Microsoft, Samsung, Baidu, Xiaomi, Yandex.


SMART SPEAKER, UNA SCOMMESSA VINTA

Oggi la scommessa dei “first movers” sembra vinta se si guarda ai primi dati di mercato.

La società di ricerca Canalys ha recentemente stimato la vendita di 75 milioni di dispositivi entro la fine di quest’anno.

Il leader è Amazon con circa il 75% di market share, seguito da Google con il 24% e con l’1% lasciato ai cinesi Alibaba e Xiaomi. I dati dell’ultimo trimestre mostrano il gigante del motore di ricerca che guadagna posizioni sul protagonista dell’ecommerce mondiale

Le nazioni più ricettive, nell’ordine, sono Stati Uniti, Cina e Regno Unito. Ma anche nel nostro paese l’interesse verso questi dispositivi intelligenti sta crescendo, se si analizza la crescita delle chiavi di ricerca in tema su Google Trends.  Tutto lascia pensare che lo smart speaker sarà uno dei regali più ambiti del prossimo Natale.


I MOTIVI DEL SUCCESSO

Ma quali sono i motivi che spingono i consumatori all’acquisto?

Secondo le analisi di GlobalWebIndex il 67% degli utenti sfrutta queste casse intelligenti per attivare musica, il 59% per scoprire che tempo farà, il 57% per chiedere informazioni e notizie di varia natura, il 52% per impostare la sveglia.

Diciamo la verità: tutte operazioni che possono essere soddisfatte anche dagli assistenti incorporati nei più moderni smartphone. Le richieste più evolute, quelle legate alle interazioni con la domotica come impostare la temperatura del termostato, o quelle relative ad acquisti, sono ancora poco sfruttate. Il perché è presto detto: nel primo caso la realtà è che pochi hanno una casa interamente connessa, nel secondo caso è perché diventa difficile chiudere un acquisto affidandosi esclusivamente alla voce.

 

OLTRE GLI SMART SPEAKER

E infatti l’evoluzione dello smart speaker sembra essere il video smart speaker. Anche in questo caso l’apripista è stato Amazon con il suo Echo Show che è un display touch screen di 7 pollici, col quale è possibile vedere filmati e fare video chiamate con altri utenti dello stesso dispositivo.  Anche Zuckerberg ha intuito le potenzialità del mercato e, sfidando le possibili critiche legate alla gestione della privacy, ha lanciato il suo Portal. In questo caso la il punto di forza è la possibilità di fare video telefonate sfruttando il network di oltre 1 miliardo di utenti di Facebook Messenger.

Chi vincerà la partita è difficile prevederlo perché ogni player prova a far leva sulle proprie caratteristiche distintive e sull’integrazione con le applicazioni più popolari (es. Spotify per la musica).

L’immediatezza dell’uso della voce potrebbe aprire le porte ad un uso maggiore nell’ecommerce, almeno per alcune categorie di prodotti semplici e di uso comune, ossia che non richiedono molte ricerche preliminari prima dell’acquisto. Se ciò dovesse risultare vero i brand dovrebbero rinnovare le proprie strategie di marketing pensando ad una “customer journey” che prevede anche l’utilizzo della voce.

Ma nel frattempo la sfida più ardua è quella per la conquista della fiducia del consumatore medio, sempre più attento alla privacy. Due su tre sono soliti navigare in incognito e cancellare i cookie. Insomma al momento gli smart speaker sono oggetti per gli “early adopters”, mentre la maggioranza è ancora guardinga nei confronti di dispositivi percepiti come “orecchie elettroniche” all’interno delle proprie abitazioni.