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Smantellamento della Concordia, i rischi di un business milionario

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Parla Emilio Fortunato Campana, direttore dell’istituto di ricerca sull’architettura navale del Cnr: “E’ un’operazione ad altissimo impatto ambientale, che porterà comunque un notevole giro d’affari”

Cosa si può recuperare dal relitto della Costa Concordia? Sciolte le incognite sull’operazione di parbuckling, portata a termine con successo nella notte tra il 16 e il 17 settembre, adesso le domande riguardano la scelta del porto dove avverrà lo smantellamento del transatlantico e l’eventuale recupero dei materiali. Ne abbiamo discusso con l’ingegner Emilio Fortunato Campana, direttore dell’Istituto nazionale per studi ed esperienze di Architettura navale (Insean) del Cnr, che ha sottolineato: “Poco dopo l’incidente, quando la nave si è arenata sul fondale, già si poteva parlare di relitto. Comunque può essere ancora recuperato molto materiale”.

 

Ingegner Campana, più di metà della Costa Concordia è rimasta immersa in acqua per 20 mesi. Secondo lei cosa si può ricavare dall’operazione di smantellamento?

Il mare è senz’altro un ambiente ostile ai prodotti dell’uomo, certamente sia l’impianto elettrico che tutti gli arredi sono irreparabilmente rovinati. La nave in quanto tale è irrecuperabile, ma anche da un relitto si può ricavare molto. Nel caso della Concordia sarà possibile salvare le parti in acciaio, le componenti in rame dell’impianto elettrico e in generale i pezzi metallici. Forse si potranno recuperare le eliche, i motori in tutto o in parte, sia quelli principali che gli ausiliari, e poi tutti i materiali metallici. Tutto ciò può essere riprocessato per creare altri oggetti oppure ricollocato a bordo di altri veicoli. In ogni caso tutto ciò avverrà quando saranno terminate le ricerche per i due passeggeri ancora dispersi.

 

Dopo l’impresa della Titan-Micoperi, che ha riportato in asse la Concordia, ora l’interesse è puntato sul porto che ospiterà il relitto. Secondo lei qual è il più attrezzato?

Per motivi di sicurezza il porto dovrebbe essere il più vicino possibile, perché la nave sarà trasportata nelle condizioni in cui è ora e tenuta a galla con l’ausilio dei cassoni laterali. Poi dovrebbe essere un porto abbastanza grande per accogliere un transatlantico di quasi 300 metri con un pescaggio che potrebbe essere significativamente maggiore di quello della nave integra. Tra quelli che si sono candidati credo che Piombino sia il più vicino, ma è piccolo; quello di Civitavecchia è sufficientemente grande ed attrezzato; quello di Palermo forse troppo lontano.

 

Quali sono i rischi ambientali di questa operazione?

Il recupero del relitto comporta un lavoro manuale, rischioso a causa dei materiali tossici contenuti nelle navi e ad altissimo impatto ambientale. Navi delle dimensioni della Concordia hanno tonnellate di smalti, vernici, liquidi pericolosi da trattare. Negli ultimi anni queste attività si sono spostate progressivamente verso i Paesi dell’est asiatico, come Vietnam, Cina o Filippine, dove le norme a tutela dei lavoratori e della sicurezza sul lavoro e quelle per la tutela dell'ambiente sono inferiori rispetto a quelle che abbiamo in Europa. L’operazione di smantellamento della Concordia con la normativa vigente in Italia sarà molto costosa.

 

Chi si aggiudicherà la Concordia avrà comunque fatto un buon affare.

Qualunque sia la destinazione della Concordia, i lavori porteranno un notevole giro di affari, anche un centinaio di posti di lavoro per i prossimi due o tre anni.  Ci sarà probabilmente un accordo tra l’autorità portuale ospite, la società addetta allo smantellamento e l’assicuratore.

 

Rimanendo sul discorso economico, queste operazioni sono state valutate intorno al 600 milioni di euro. Secondo lei è una stima plausibile?

I 600 milioni dovrebbero comprendere sia il recupero della nave che i costi per dismettere la piattaforma su cui ora è poggiata la Concordia, la cifra potrebbe salire a 700 milioni. In questa somma non sono compresi extra come eventuali bonifiche delle acque del Giglio in caso di sversamenti. Una parte della spesa sarà probabilmente recuperata grazie alla riutilizzazione dei materiali. E’ difficile dare un numero preciso. Come ordine di grandezza potrebbe essere intorno ai 50 milioni di euro.

 

[Foto di YouReporter.it]