Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Siamo il popolo del Blasco: tanti e variegati

  1. Home
  2. My generation
  3. Siamo il popolo del Blasco: tanti e variegati

Ai suoi live trovi chi frequenta i concerti da 40 anni come me e chi è al suo primo concerto. Trovi un pubblico eterogeneo per provenienza geografica, istruzione, età, gusti e scelte di vita

Ai primi concerti di Vasco, alla fine degli anni 70, il popolo del Blasco era costituito da poche decine di persone. Si trattava di feste in discoteca o di esibizioni gratuite alle feste dell’Unità di fronte a un pubblico indifferente se non addirittura ostile.

Ne parla spesso Vasco dei suoi primi concerti davanti a ragazzi maleducati che lanciavano freccette di carta o addirittura lattine di birra. Quell’animo ribelle di Vasco non le mandava di certo a dire anzi, spesso, questa tipologia di serate terminava in litigi.

 

GLI ANNI ’80 E LA RINASCITA

Con il tempo, Vasco ha acquisito sempre di più la sua fama, la gente ha cominciato ad ascoltare le sue canzoni durante le esibizioni dal vivo e il passaparola ha attirato sempre più curiosi. E’ la volta delle primissime apparizioni in tv: nel 1980 è in collegamento dal Motor show di Bologna a “Domenica in” e canta “Sensazioni forti”, attirandosi le critiche spietate del giornalista Nantas Salvalaggio.

Poi, la svolta: Sanremo ‘82 e ‘83.

Da quella vetrina nazionale Vasco è sempre più richiesto, iniziano i primi veri tour e la vita sregolata, che lui tanto ama cantare. Arriva ai concerti spesso in ritardo o non del tutto sobrio o va via prima che il concerto finisca. Ci sono frequenti problemi tecnici, non c’è una scaletta ma spesso si improvvisa. È il caos sia nello show che nella sua vita, fino all’arresto per possesso di cocaina del 1984. Da quel momento la musica cambia. La detenzione lo costringe a fare a meno delle anfetamine.

L’arresto e la morte del padre (avvenuta qualche anno prima) sono i due dolori che hanno cambiato la sua vita: lo hanno abbattuto, ma gli hanno anche dato la forza per rialzarsi e la coscienza di dover cambiare.

“Sono morto per poi rinascere” scrive all’amico Gaetano Curreri dopo i 22 giorni di carcere, dove il suo pubblico non lo abbandona, mandando centinaia di lettere al carcere Rocca Costanza di Pesaro. 

Dopo questo periodo buio, il suo obiettivo è mettere ordine nella vita privata e mantenere il controllo della sua carriera: da quel famoso anno, il 1984, Vasco Rossi è diventato un professionista serio, che ha smesso con le droghe e cura la forma fisica, rispetta gli orari e le prove, arriva sul palco lucido.

 

I FAN: LO SPECCHIO DELL’ANIMA DEL KOM

Il popolo del Blasco è lo specchio del personaggio. Se negli anni ‘80 il pubblico ai concerti di Vasco era costituito quasi esclusivamente da ragazzi problematici, disadattati, in cerca di scorciatoie per raggiungere la felicità, da anni ormai la platea è costituita da un pubblico variegato che rispecchia l’anima complessa e poliedrica del Komandante. Un uomo tormentato e pieno di sfaccettature, fragile ma allo stesso tempo temerario, originale, rivoluzionario, coraggioso, sincero. 

Ai concerti di Vasco oggi incontri sessantenni che lo seguono da anni, cinquantenni che erano adolescenti all’epoca dell’inizio della carriera rock del Kom, trentenni e ventenni iniziati alla Vascomania da fratelli maggiori o da genitori che li hanno cresciuti a pane e Vasco. Trovi chi frequenta i concerti da 40 anni come me e chi è al suo primo concerto. Trovi un pubblico eterogeneo per provenienza geografica, istruzione, età, gusti, scelte di vita. 

Del resto è passato per tutte le sfumature dell’anima: dalle pericolose abitudini al salutismo, da essere il manifesto di una generazione di sconvolti al padre di famiglia, dal libertino de “La faccia delle donne” al compagno fedele di “Come nelle favole”. Vasco è la prova vivente che con la volontà e l’abnegazione si può cambiare, migliorare, ma soprattutto che una crisi, un problema, un dolore possono essere l’occasione per cambiare rotta e fare un salto evolutivo.

Siccome “c’è un po’ di Vasco in ognuno di noi” il suo pubblico è vasto ed eterogeneo. E prima di tutto fedelissimo!

Vasco musicalmente ha riempito un vuoto: scrivendo testi non filtrati dalla mente, ma che partono e arrivano alla pancia, con il suo modo unico, semplice e profondo al tempo stesso, di comunicare tramite slogan provocatori che stimolano il cambiamento. Ha puntato fin dall’inizio della carriera sull’onestà, con il suo modo di essere sincero e umano, così diverso da tutti gli altri del mondo dello spettacolo. 

Lui ci ha rispettato con la sua professionalità, con la sua disponibilità, generosità, sincerità, con la verità e
noi gli vogliamo un bene dell’anima. Lo consideriamo un bene prezioso, un vero amico, non solo una star. Lui, sempre assediato dai fan a Zocca o dovunque vada, è sempre gentile e si dà generosamente al suo
pubblico. 

"Per anni ho sacrificato tutto per scrivere canzoni. - ha confessato Vasco -  Se vuoi fare bene una cosa, devi fare solo quello, sacrificando amici, famiglia e situazioni. Tra me e il mio pubblico esiste un rapporto particolare, mi considerano uno di loro: è come se fossi uno del pubblico che sale sul palco e gioca a fare la Rockstar. Rappresento la rivincita dell’uomo comune".

In oltre 40 anni di attività live non è mai cambiato il senso di appartenenza e di condivisione che si respira ai concerti di Vasco. Gli spettatori si sentono coinvolti in prima persona dalle sue considerazioni sulla vita, sull’amore, sulla società, sui rapporti interpersonali. Un rapporto speciale che Vasco descrive così: "Ognuno ha il pubblico che si merita, la parola fan è riduttiva del nostro rapporto. Con loro ho un rapporto di affinità elettive iniziato nel 1977, noi siamo quelli che vivono di illusioni, passioni e grandi delusioni perché la realtà spesso è dura. Io racconto ciò che sento direttamente, loro si ritrovano nelle mie parole perché le hanno già dentro di loro. Sono la voce di chi non ha voce". 

“In questi anni, grazie ai concerti, sono stato ospite nelle dimore delle vostre anime. Ho visto stanze splendide, tutte diverse. Piene di luci colorate e ombre scure, con centinaia di quadri appesi, e tesori nascosti, e passaggi segreti e finestre con viste bellissime”. 

 

IL POPOLO DI VASCO

Sul fatto che Vasco sia un fenomeno transgenerazionale non ci sono dubbi.

Eccone un esempio, il baby Vasco, che impazza sul web mentre canta le canzoni del suo idolo, mimandone le movenze e il look:

 

C’è anche la fan di 98 anni, Rosa Pasini, ospite della casa di riposo della Fondazione Bianchi di Toscolano Maderno (Brescia), da dove, indossando un’eloquente bandana, registra un video messaggio per Vasco:

“Mi piacerebbe tanto incontrarti. Spacca al tour!” e Vasco risponde inviando un disco autografato a mano, dedicato a tutti gli ospiti della casa di riposo.