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#sempre25novembre, Alessia Brezzi: “Insieme a Sorgenia per parlare ai ragazzi”

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L’educatrice de “La Grande Casa”: “È importante parlare ai più giovani usando i loro canali, coinvolgendo personaggi che ritengono dei riferimenti, per passare messaggi efficaci e vicini al loro vissuto”

“La situazione di emergenza sanitaria ha portato all'emersione di un fenomeno che per noi operatori è sempre stato un nodo importante nel lavoro con le donne coinvolte in episodi di maltrattamento e violenza, ovvero il tema dell'isolamento. La possibilità di chiedere un supporto all'esterno, di confidarsi con un'amica, di chiedere aiuto rivolgendosi ai canali ufficiali come per esempio ai numeri di emergenza è fondamentale, e vivere nel più totale isolamento è diventato un ulteriore ostacolo” spiega Alessia Brezzi, educatrice di La Grande Casa, cooperativa che da 20 anni accoglie le donne in uscita da situazioni di maltrattamento e di violenza nelle province di Milano e Monza e Brianza. La Grande Casa scs lavora per dare una nuova prospettiva di vita alle donne che accoglie e che si allontanano da esperienze di violenza.
“Di contro – prosegue Brezzi - rispetto al lavoro con le donne c'è stata la possibilità di trovare soluzioni creative per poter rimanere in contatto con loro e per continuare il lavoro di accompagnamento e cura”.

Alessia, come è iniziata la collaborazione tra La Grande Casa e Sorgenia, e cosa è cambiato da allora?

La violenza di genere è un fenomeno sociale e culturale, negli anni ci siamo resi conto che lavorare con le donne, per quanto fondamentale, non poteva essere sufficiente nel contribuire a contrastare il fenomeno. Che l’informazione, la diffusione di contenuti e modelli positivi di relazione tra generi e la decostruzione degli stereotipi era altrettanto importante. Un passo fondamentale nella costruzione del bene comune che non può e non deve essere patrimonio solo delle Istituzioni o del terzo settore, “degli addetti ai lavori”. La collaborazione con Sorgenia è stata ed è un’opportunità importante per promuovere una comunicazione differente, che possa uscire dal contesto del lavoro sociale, coinvolgendo su più larga scala anche chi non si occupa del tema in maniera diretta, la comunità, la società civile. 
Abbiamo subito sposato l’idea che sta dietro l’hashtag #sempre25novembre, perché è importante sottolineare come non ci si possa ricordare di questo tema solo durante la giornata del 25 novembre ma che il dialogo diventa efficace solo se è possibile parlarne in più sedi e tutto l'anno. Speriamo che la collaborazione con Sorgenia possa continuare e che anche altre aziende possano rendersi sensibili al tema, aiutando la narrazione collettiva ad uscire finalmente dal paradigma della vittima per sottolineare invece le potenzialità e le risorse delle donne che sono capaci di prendere le distanze da una situazione violenta.

Uno dei fili conduttori di questo #sempre25novembre è riuscire a raggiungere i ragazzi anche fuori dalla scuola, attraverso i social e testimonal più vicini alle loro passioni. Qual è il valore aggiunto di questo approccio?

La possibilità di costruire momenti come quelli promossi da Sorgenia utilizzando i social, in cui personaggi dello spettacolo che hanno una buona visibilità possono dar voce ai ragazzi, permette di far emergere i loro punti di vista, i significati che danno al tema della violenza e di comprendere le loro rappresentazioni del maschile e del femminile. In questo modo è possibile anche raccogliere le loro idee e le loro esperienze con la possibilità di trattare le questioni in modo sempre più aderente ai loro vissuti e ai loro bisogni, con un linguaggio che li avvicini e che sia più familiare. Solo così è possibile fare prevenzione e informazione in modo efficace. 

Dal punto di vista educativo cosa si può fare per rendere oggi i ragazzi consapevoli del problema, e soprattutto per fare in modo che le nuove generazioni siano più sensibili al tema della violenza contro le donne?

Avere la possibilità di dare risonanza al tema in luoghi come la scuola, discutere insieme ai ragazzi e alle ragazze di cosa significa parlare di violenza, quali sono i segnali d'allarme all'interno di una relazione violenta, come fare per chiedere aiuto. In contemporanea sarebbe auspicabile formare gli operatori e il corpo docenti a cogliere l'eventuale malessere dei ragazzi, a dialogare con loro ed eventualmente ad orientarli in caso di necessità ed aiutarli a chiedere aiuto. Accanto al tema della violenza non dimentichiamoci però di parlare anche di affettività, di sentimenti e di sessualità. 

Il dramma di una donna maltrattata è spesso anche il dramma dei bambini che vivono in quella famiglia. Come si riesce a intervenire su queste situazioni per ridare ai piccoli la serenità perduta?

Tutti i bambini hanno risorse straordinarie dalle quali attingono quando vivono momenti di difficoltà, il lavoro educativo con loro si configura come la costruzione di tempi e spazi di cura in cui i bambini si sentano liberi di esprimere le loro emozioni, di mettere in parola quello che sentono, di portare racconti ed esperienze. Noi operatori cerchiamo di promuovere normalità, il che significa avere la convinzione che i bambini che hanno assistito o vissuto delle violenze, hanno anche una storia fatta di affetti, di ricordi felici e hanno il diritto di essere visti e ascoltati come portatori di sogni e desideri. I bambini stanno bene quando possono vivere la loro infanzia come tutti gli altri, riprendendo ad andare a scuola, facendo sport, frequentando i coetanei e permettendosi di preoccuparsi solo di cose leggere.