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Row Venice, vogatrici volontarie per le consegne a domicilio

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Con il lockdown l’associazione al femminile che promuove la voga veneta recapita la spesa “a remi” a chi ne ha bisogno. E chissà che non prosegua con il “new normal”

Row Venice è un’associazione completamente al femminile di regatanti o appassionate di voga alla veneta, che a differenza di quella “all’inglese” vede i vogatori in piedi e rivolti verso la direzione di marcia delle imbarcazioni. Durante il lockdown dovuto all’emergenza Coronavirus, Row Venice ha sospeso la propria attività sportiva e le lezioni che venivano impartite ai residenti e ai turisti, ma ha voluto impegnarsi per aiutare i cittadini e le piccole imprese del territorio, mettendo a disposizione i propri mezzi e le proprie forze per consegnare la spesa a domicilio a chi ne avesse bisogno. Facendolo tra l’altro nel pieno rispetto dell’ambiente, senza emissioni in atmosfera, esclusivamente a remi. A raccontare a SorgeniaUp questa iniziativa è la portavoce dell’associazione, Elena Almansi, che tra l’altro è campionessa italiana in carica di voga in piedi.

Elena, come è nata la vostra associazione?

Da dieci anni siamo le principali promotrici della voga al femminile, e sosteniamo le atlete che fanno parte dell’élite della voga veneta, perché siamo convinte che si tratti di una tradizione locale che non vogliamo vada perduta. Anche per questo impartiamo lezioni di voga, principalmente ai turisti e ai residenti. Tra le nostre associate c’è anche Elisa Costantini, la vincitrice dell’ultima edizione della regata storica di Venezia. Partecipiamo alle regate organizzate dal Comune di Venezia, che segnano il limite tra le amatrici e le “professioniste” di questo sport; pratica sportiva diffusa in tutte le zone - in Italia e all’estero - che hanno subito l’influenza della Repubblica di Venezia, come l’area padana e i laghi del Nord Italia oltre che, all’estero, le coste slovene e Malta. C’è poi da sottolineare che Row Venice è un’associazione no profit, e che quindi reinvestiamo gli utili per organizzare corsi gratuiti per le scuole superiori di Venezia. Inoltre sponsorizziamo una serie di attività legate alla voga, come ad esempio l’organizzazione di eventi e concerti itineranti, i famosi “freschi serali”.

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Cosa è successo con l’esplosione dell’emergenza Covid-19?

La conseguenza principale nel nostro settore è stata la cancellazione, finora, di quasi la metà della stagione remiera. E per il futuro, per i prossimi mesi, c’è ancora un clima di grande incertezza. La stagione delle regate si svolge ogni anno da aprile-maggio fino a settembre, e finora sono saltate le regate di Mestre, quella di Sant’Erasmo e quella della Sensa, che coincide con la cerimonia dello sposalizio di Venezia con il mare. Non si è potuta svolgere nemmeno la Voga Longa, manifestazione non agonistica a cui partecipano ogni anno tanti appassionati da tutto il mondo.

Come è nata l’idea di trasformare il vostro impegno in una iniziativa di solidarietà e di volontariato?

Ci siamo rese conto fin dall’inizio del lockdown che diversi enti di volontariato avevano difficoltà logistiche a organizzarsi su Venezia, perché qui non ci si muove in macchina. Anche il sindaco ha fatto richiesta di volontari, e noi abbiamo deciso di attivarci per consegnare le spese a casa con le nostre imbarcazioni, mettendoci anche a disposizione della protezione civile. Poi abbiamo contattato diverse piccole aziende che avrebbero potuto effettuare consegne a domicilio ma che non avevano i mezzi per farlo. Abbiamo iniziato da un’azienda agricola di Noale, che operava su alcuni punti di consegna in città per recapitare i propri prodotti da agricoltura biologica, e ci siamo messe a disposizione per arrivare fin nelle case, gratuitamente.

L’iniziativa ha avuto successo?

Sì, perché la nostra attività si è allargata velocemente ad altre piccole realtà del territorio, compresi i ristoranti per la consegna dei pasti a domicilio. Dopo il primo passo, tutto è avvenuto con il passaparola. Il valore aggiunto di questa nostra idea è che le consegne avvengono in maniera totalmente ecosostenibile, senza produzione di smog, senza alzare onde e senza inquinamento acustico, tornando alle origini della nostra città. Per tutta la fase più rigida del lockdown abbiamo riempito per ogni consegna tre Batele venete, garantendo circa 100 consegne.

Cosa sono le Batele?

Quando si parla di imbarcazioni a Venezia si tende a riunire tutte le imbarcazioni sotto il nome di gondole, ma in realtà le gondole sono soltanto quelle più famose perché trasportano i turisti. Le batele, con la loro caratteristica forma a coda di gambero, sono imbarcazioni della nostra tradizione che venivano utilizzate principalmente per il trasporto delle merci.

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Avete pensato di proseguire in questa attività anche quando l’emergenza sarà terminata?

Ci piacerebbe molto. Questa modalità di consegna avrebbe molti aspetti positivi, perché ad esempio renderebbe più sostenibile il traffico di imbarcazioni in città. E tra l’altro le consegne sarebbero più veloci rispetto a quelle delle barche a motore, che devono adeguarsi a limiti di velocità estremamente bassi, mentre per quelle a remi questi limiti non esistono. Sarebbe bello se quello di questi giorni fosse soltanto un punto di partenza, ma perché sia possibile c’è bisogno di nuove norme che regolino il settore.

Ad esempio?

Sarebbe importante che venisse presa in considerazione l’idea di incentivare alcuni tipi di vettori, quelli più sostenibili per l’ambiente, spingendo ad esempio alla riconversione delle imbarcazioni verso i remi o i sistemi ibridi, che prevedono anche l’uso di motori elettrici. C’è già chi ha introdotto in città barche elettriche per le consegne, ma in questo caso il problema è la ricarica. Ci sarebbe bisogno di colonnine ben distribuite in città, ad esempio utilizzando le darsene di proprietà del Comune. In pratica a livello locale dovrebbero essere recepite le politiche di incentivazione “green” che già esistono a livello europeo. E in più c’è uno scoglio culturale: per il futuro ci dovrà essere più rispetto in città per chi va a remi, con le barche a motore che dovrebbero adeguarsi scrupolosamente ai limiti di velocità. Altrimenti il rischio è di mettere in pericolo la città, a causa delle onde che sollevano, oltre che di rovesciare le imbarcazioni di chi va a remi.