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Rossana Bianco: “Tutelare le foreste per sensibilizzare alla sostenibilità ambientale”

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La responsabile Marketing strategico di Sorgenia spiega la partnership con Rete Clima: “Con il nostro impegno vogliamo stimolare l’attivismo per il rispetto dell’ambiente. Scegliendo luoghi turistici e frequentati per arrivare a una platea il più ampia possibile”

“Noi ci siamo sempre occupati di sostenibilità. Con la campagna Tv “Io non ho visto”, lanciata a gennaio, in cui la campionessa paralimpica di scherma Bebe Vio era idealmente alla guida di un gruppo di giovanissimi che chiedevano la conservazione di alcuni luoghi a rischio, abbiamo voluto formulare un appello all’attivismo, partendo dal territorio nazionale. Forti di questa dichiarazione di intenti abbiamo iniziato a lavorare per individuare un progetto che le desse concretezza. Così siamo entrati in contatto con Rete Clima, con cui abbiamo riscontrato dall’inizio un allineamento di visione”. Così Rossana Bianco, responsabile Marketing strategico di Sorgenia, descrive il percorso che ha portato la digital energy company alla partnership con l’ente non profit, Rete Clima.

Come nasce l’idea di collaborare con Rete Clima, e quali sono per Sorgenia gli obiettivi di questa partnership?

Durante la ricerca di progetti di sostenibilità ambientale abbiamo individuato diverse alternative, tra cui la piantumazione di nuovi alberi. Dal confronto con Rete Clima abbiamo deciso di spingerci oltre e siamo arrivati a voler preservare qualcosa che in Italia c’è già - e in grande quantità - come le foreste.

Abbiamo pensato che un impegno di questo genere ci consentisse di lanciare un segnale nuovo di attenzione verso il territorio, con un grande potenziale in termini di impatto sull’ambiente. Un’attività aggiuntiva, in sostanza, che va a valorizzare il patrimonio esistente, di cui possono beneficiare tutti. In più questa idea ci aiuta a fare sensibilizzazione su un nuovo aspetto della tutela ambientale, quello della tutela dell’esistente: ci siamo cosi impegnati in due progetti forestali in collaborazione con Pefc Italia e il consorzio forestale di Pizzo Badile. Il primo riguarda la prevenzione degli incendi nella piana del Gaver, in provincia di Brescia, e il secondo l’accrescimento della foresta di abeti rossi al passo Crocedomini, sempre presso il consorzio forestale di Pizzo Badile.

Quella della sostenibilità è un’area vasta, gli interventi possibili sono diversi e in vari ambiti. Perché in questo caso avete scelto proprio la tutela delle foreste?

La sostenibilità è un tema che riguarda tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana. Noi abbiamo scelto un aspetto che avesse una diretta relazione con l’ambiente. Gli alberi e le foreste sono l’elemento che nell’immaginario collettivo è più vicino al concetto di ambiente. Per noi è importante perché abbiamo impostato il nostro rapporto con i clienti sull’impronta ecologica: nella nuova app di Sorgenia abbiamo evidenziato il nostro interesse verso il carbon footprint, facendo sensibilizzazione sulle emissioni di CO2 e dando agli utenti la possibilità di calcolare la loro impronta ambientale. In questo contesto il tema dell’albero è semplice da raccontare e da spiegare, e rientra perfettamente nella nostra vision aziendale.

Vendiamo energia verde, che non appesantisce l’impronta ecologica delle persone, e puntiamo sulla creazione di una community, i greeners, che riunisce i clienti di Sorgenia che sposano i nostri valori legati alla sostenibilità in tutte le sue declinazioni, dal punto di vista sociale e ambientale. Grazie a un meccanismo di gamification mettiamo a loro disposizione uno strumento digitale per “misurare” il loro impatto ambientale e partecipare a “missioni” che li sensibilizzano su alcuni aspetti del loro stile di vita, consigliandoli su come arrivare a un’impronta ecologica più leggera dopo essersi informati e “attivati”.

In prospettiva il nostro impegno per le foreste potrà essere declinato anche con l’organizzazione di eventi pubblici aperti alla partecipazione della community nei luoghi che abbiamo contribuito a proteggere.

Il vostro contributo nella Piana del Gaver è in sé un “valore aggiunto”, dal momento che interviene in aree dove non arrivano altri contributi o interventi statali. Può essere considerato come un punto di partenza per una strategia più ampia?

Siamo partiti dall’idea di tutelare le foreste già certificate, che sono in grado di accogliere finanziamenti dal settore privato. Ma sappiamo che possono diventare foreste certificate anche aree verdi abbandonate dall’uomo di cui la natura ha ripreso possesso, e che per svilupparsi in modo corretto hanno bisogno di interventi precisi che ne favoriscano la crescita.

Da questo punto di vista i passi successivi non hanno limiti: si può considerare se e dove le aree verdi già esistenti possono essere trasformate in foresta, grazie anche all’aiuto economico che può arrivare dai privati, aprendo la strada a una partecipazione sempre più ampia anche di singoli cittadini, ad esempio con il crowdfunding.

Il nostro obiettivo è quello di lasciare una traccia sul territorio, e stimolare le persone all’attivismo ambientale. Le città stanno già facendo passi in questa direzione, e un salto di qualità a livello di certificazioni consentirà a tutti di attivarsi e contribuire a preservare le aree più prossime ai cittadini, perché la prossimità facilita l’attivismo. Ci piacerebbe iniziare da Milano con un progetto pilota, per poi estendere questo approccio a tutta Italia.

Il filo conduttore rimarrà quindi quello della tutela delle foreste all’interno di spazi più fruiti dalle persone?

Puntare sulle aree turistiche è un modo per dare più visibilità ai progetti, facilitando l’informazione e la sensibilizzazione. Ci piace immaginare le foreste, in aree facilmente raggiungibili, urbane o extraurbane, come luogo fisico in cui continuare la relazione con i nostri stakeholder, ad esempio con eventi aperti a tutti, anche ai dipendenti di Sorgenia; potranno in questo modo, quando sarà possibile, partecipare direttamente a una serie di attività e toccare con mano la bellezza della natura.

Nell’ultimo periodo si parla molto di corporate social responsibility e di Esg. Molte aziende stanno dimostrando una crescente sensibilità verso l’ambiente e il territorio in cui operano. Possiamo considerarlo come un approccio “vincente” alla sostenibilità?

Le motivazioni che spingono oggi le aziende ad interessarsi alla sostenibilità ambientale sono varie. Spesso deriva dal settore in cui si opera, altre volte lo stimolo arriva dagli azionisti, ma in definitiva l’importante è che finalmente la sostenibilità sia arrivata agli occhi di tutti, delle organizzazioni e delle persone. Di sicuro su scala globale questa sensibilità si è manifestata con un certo ritardo rispetto a quanto sarebbe stato necessario per mantenere il pianeta in un migliore stato di salute, e oggi la pandemia ha accelerato molti processi che altrimenti avrebbero probabilmente avuto bisogno di tempi più lunghi per “maturare”.

Ora il tema è sotto gli occhi di tutti, e l’auspicio è che non sia soltanto una moda. Di certo in questi anni l’attivismo dal basso, l’interesse dei clienti e delle persone verso la sostenibilità, sta crescendo: sarà il mercato a richiedere con sempre maggiore insistenza prodotti costruiti rispettando certi criteri.

I clienti sono diventati per fortuna sempre più selettivi e consapevoli, grazie anche all’impegno delle nuove generazioni, sempre più sensibili al tema della salvaguardia dell’ambiente. Si è finalmente cominciato a capire che la sostenibilità non è un vezzo ma è una necessità. I giovani stanno trainando la società in questa direzione, e questo è di buon auspicio.