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Responsabilità sociale e condivisione: così cambiano le imprese

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Le aziende sociali sono raddoppiate negli ultimi 10 anni, aumentano le pratiche solidali e collaborative: ecco le nuove tendenze della Corporate Social Responsibility

Condivisione, collaborazione e partecipazione possono essere i driver di un cambiamento economico in un'ottica più attenta al sociale. Lo confermano i dati forniti dal Salone della CSR e dell'innovazione, che l'8 ottobre ha chiuso la sue seconda edizione a Milano con oltre 4000 persone e 112 organizzazioni partecipanti. Tema centrale della due giorni: i processi economici collaborativi e il cambiamento che stanno portando non solo all'interno delle aziende, ma nel tessuto sociale stesso.

IL MERCATO GLOBALE DELLA SHARING ECONOMY

La sharing economy si sta affermando come una realtà sempre più presente, basti pensare a servizi di trasporto diffusi come car sharing o bike sharing, a soluzioni di pernottamento come il couch surfing o di finanziamento dal basso come il crowfunding o peer to peer come il sociale lending, in sostanza un prestito tra privati. Un mercato destinato a crescere del 25% ogni anno, come ha stimato la rivista Forbes e che interessa sempre più persone a livello mondiale: il social lending, ad esempio, muove un giro d'affari di 5 miliardi di dollari, mentre il car sharing negli USA vale 3,3 miliardi e si stima che in Europa sarà utilizzato da almeno 15 milioni di persone entro il 2020; il mercato dei beni affittati tra privati è tra i più floridi con 26 miliardi di dollari fatturati.

 

CONSUMO SOLIDALE E COWORKING IN ITALIA

Questo sono alcuni aspetti della spinta sociale che un'economia più condivisa comporta a livello globale. E in Italia? Una recente ricerca CE&Co, realizzata in vista del Salone della CSR e dell'innovazione sociale, evidenzia che metà degli italiani è convinta dell'utilità dei comportamenti sostenibili per il Paese e il benessere comune. Consumo solidale, pratiche anti-spreco alimentare condivise, la coltivazione di orti urbani, attività in co-working, acquisto di prodotti alla spina sono tra le prime best practice che gli italiani guardano con interesse. Settori in cui la disintermediazione permessa dal web 2.0 e dalle nuove tecnologie ha portato le persone a cercare collaborazione tra pari, piuttosto che rivolgersi ai fornitori o intermediari tradizionali.

 

UN NUOVO MODELLO DI CSR

“La sharing economy come fenomeno che collega direttamente le persone potrebbe suonare come una minaccia per le imprese – ha commentato Rossella Sobrero, fra gli organizzatori del Salone della CSR – In realtà si tratta di una straordinaria occasione di crescita per le aziende italiane, grandi e piccole, che sanno ascoltare e entrare in relazione in maniera nuova con i loro stakeholder, come dimostrano i casi di successo presentati quest’anno al Salone. Aumentare la capacità di collaborare significa ridurre i costi per le organizzazioni, diminuire l’impatto ambientale e sociale, progettare nuovi prodotti e servizi più sostenibili, ottimizzare i processi esistenti.”. Un nuovo modello di CSR, quindi, quello che si è profilato tra gli incontri, i panel e le presentazioni della due giorni milanese.

Tra le forme di lavoro più rappresentative di questo percorso c'è il job sharing, che consente a due lavoratori di adempiere ad una obbligazione identica in maniera solidale, particolarmente utile in fasi di crisi aziendali. Sempre più comuni le pratiche di responsabilità sociale d'impresa come la collaborazione fra membri della stessa filiera produttiva che possono ridurre le emissioni ambientali o migliorare la qualità dei prodotti.

 

NEL 2014 RADDOPPIATE LE IMPRESE SOCIALI

La socialità dell'economia è confermata anche da altri dati positivi, come quelli emersi dall'indagine Excelsior per Confcommercio sulle imprese sociali in Italia: negli ultimi 10 anni è raddoppiato il numero dei dipendenti nel settore, superando le 400mila unità. Dal 2003 al 2012, inoltre, le imprese sociali sono passate da 8.500 a 17.600 unità, con una crescita marcata nel Mezzogiorno (+136%); ma il dato che più colpisce è che non operano più soltanto in settori tradizionali come i servizi socio-assistenziali o sanitari, ma anche nel campo della cultura, della ristorazione e del tempo libero.

 

 Mario Luongo 

 

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