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Report Ipcc sui cambiamenti climatici: anticipazioni e controversie

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I risultati saranno diffusi il 27 settembre: innalzamento dei mari fino a 59 centimetri e delle temperature di 4 gradi entro il 2100. Ma nel 2007 gli scienziati fecero previsioni errate

Dopo quattro anni di lavoro e un team internazionale di 259 scienziati e più di 600 esperti climatologi, il prossimo 27 settembre a Stoccolma l’Intergovernmental Panel on Climate Change diffonderà alcuni dati preliminari del Quinto Report sui cambiamenti climatici.

 

I risultati completi si avranno solo nell’ottobre 2014 ma le anticipazioni sul documento descrivono uno scenario allarmante dovuto all’impatto devastante delle attività umane sulla salute del Pianeta. Entro il 2100 lo scioglimento delle calotte polari porterà all’innalzamento degli oceani da un minimo di 18 fino a un massimo di 59 centimetri, con una casistica estrema di 97 centimetri entro la fine del secolo se non rallenteranno le emissioni di gas terra. La temperatura media salirà da uno a quasi quattro gradi Celsius con immaginabili ripercussioni su Artide e Antartide, dove gli scienziati confermano il trend di diminuzione delle riserve: si legge nello studio che dal 2002 ad oggi in Groenlandia il tasso di scioglimento dei ghiacciai è aumentato di sei volte rispetto a quello registrato tra il 1992 e il 2001.

 

Thomas Stocker, co-direttore del gruppo di lavoro che ha condotto la prima parte della ricerca, ha parlato di una notevole quantità di informazioni raccolte e rielaborate dall’Ipcc: “Le nostre stime si basano su milioni di dati che consentono di avere una visione del sistema Pianeta senza errori. Mai una ricerca è stata così precisa”.

 

La presa di posizione di Stocker ha probabilmente a che fare con le polemiche seguite alla pubblicazione del Report del 2007 (in seguito al quale l’Ipcc fu insignito del Nobel per la Pace), che aveva predetto – per fortuna erroneamente – lo scioglimento dei ghiacciai sull’Himalaya e l’affondamento dei Paesi Bassi, che sarebbero stati in gran parte inghiottiti dal Mar del Nord entro il 2035. Lo stesso documento azzardò anche alcune previsioni sull’aumento della temperatura del Pianeta (una media di 0,13 gradi centigradi ogni 10 anni), che però non sarebbe stato riscontrato nella realtà. Proprio in tema di global warming, il Quinto Report Ipcc dovrebbe infatti confermare che “il tasso di riscaldamento degli ultimi 15 anni (1998-2012) è stato inferiore a quello dal 1951”.

 

L’Intergovernmental Panel on Climate Change è una struttura congiunta del Fondo Onu per l’Ambiente (Unep) e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo). Si tratta di un organismo al servizio dei policy makers che dal 1998 produce report periodici sullo stato del clima sulla Terra. I documenti sono cioè utilizzati dai governi coinvolti nel Panel (195 Paesi) per indirizzare le scelte di politica energetica, ambientale e le trattative internazionali sull’inquinamento.

 

C’è grande attesa dunque per la conferenza di presentazione del Quinto Report. Tra le questioni da chiarire, alla luce degli errori del 2007, il mancato aumento della temperatura globale – che dopo i picchi del 1998 non avrebbe fatto registrare gli incrementi previsti dal Panel – e il contemporaneo raffreddamento delle acque dell’oceano Pacifico, che starebbe controbilanciando gli effetti dei gas serra. Solo su una questione, purtroppo, gli scienziati concordano: il rischio di estinzione dell’orso polare.

 

 

Energie Sensibili seguirà la conferenza di presentazione del Quinto Report Ipcc al Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici. Seguici su www.energiesensibili.it