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Recuperare edifici storici: la sfida di Slowfunding

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Come si applica il crowdfunding nel settore immobiliare? Ce lo spiega Lia Brisacani, una dei componenti della startup lucana con l'obiettivo di salvare le strutture di interesse architettonico

Un cartello "Vendesi" campeggia sul muro di un edificio storico: uno dei tanti che si vedono sempre di più in giro per i borghi e le città italiane. Dopo averne visti uno, dieci, venti, sorge spontanea la domanda: chi compra questi immobili? Semplice, chi ha capitali e voglia di investirli in Italia e nel suo valore storico: gli stranieri.  Allora sorge (meno spontanea) la seconda domanda: perché non dividere i costi di questi immobili tra più persone, in modo da permettere anche ai piccoli e medi investitori di salvare gli edifici abbandonati?


Sintetizzando è così che nasce Slowfunding: "Dall'osservazione diretta del nostri territorio (la Puglia e la Basilicata ndr), dalla voglia di offrire al settore immobiliare un nuovo strumento per risollevarsi e rimettere in moto un processo quasi spento , e non ultimo dalla necessità di recuperare il patrimonio di valore che stiamo perdendo". A raccontarci questa storia di innovazione e passione è Lia Brisacani, uno dei quattro componenti della startup che può rivoluzionare il concetto di crowfunding, applicandolo al settore immobiliare. Gli altri componenti sono Innocenzo Langerano, Domenico Dimichino (entrambi architetti, compagni di corso di Lia) e Felice che si occupa della parte informatica. 

 

Qual'è il punto di forza di Slowfunding? Il nome sembra già un indizio.

"Esatto, infatti il valore aggiunto di Slowfunding è l’uso del crowdfunding, ovvero la raccolta di fondi provenienti dalla “folla”, che dà la possibilità ad utenti non collegati tra di loro di acquistare quote di un immobile da recuperare, ad una frazione del suo costo ricavandone utili derivanti dall’uso o affitto dell’immobile. In questo modo puntiamo a riattivare immobili di potenziale valore, quali masserie, cascine o edifici localizzati in piccoli borghi o città d’arte che sono in stato di abbandono e degrado, ristabilendo un dialogo tra i proprietari di tali beni e i piccoli e medi investitori interessati. 

 

Ok, ma una volta rivalutato e acquistato, come si divide il valore dell'immobile tra gli acquirenti? Qual'è il vantaggio per gli utenti e quale per il proprietario?

Nello specifico, offriamo agli utenti/investitori uno strumento alternativo per investire su un bene di valore altrimenti inaccessibile. Infatti il frazionamento della proprietà e la vendita in più parti a diversi compratori/investitori dà la possibilità alla "folla" di aumentare il suo potere d’acquisto, godendo degli stessi vantaggi di chi possiede interamente un immobile, ma con costi di spesa e gestione contenuti in quanto ripartiti tra i partecipanti.

 

In sostanza una startup è l'incontro tra tecnica, marketing e investimenti. Qual'è la parte sulla quale puntate di più?

Sicuramente puntiamo sulla tecnica in quanto, essendo per buona parte architetti, abbiamo ben chiaro quali sono oggi le criticità di un’operazione di recupero e vogliamo offrire un modello nuovo che renda più dinamico questo processo, che lo digitalizzi e lo snellisca. Ovviamente anche il marketing gioca un ruolo fondamentale, perché per portare a termine una campagna di crowdfunding è necessario che una community si aggreghi intorno all’immobile, si appassioni e ne comprenda le potenzialità.

 

Raccontaci un caso che state seguendo. 

"Attualmente siamo nella fase di valutazione delle proposte immobiliari che abbiamo a portafoglio, e in base alle maggiori richieste di mercato ma anche di sfida per il territorio, sceglieremo le più adatte per mettere online la piattaforma. Il nostro target sono gli edifici nei centri storici o città d’arte, castelli, masserie, cascine, dimore storiche o stabilimenti industriali di pregio architettonico che versano in stato di abbandono.  Oggi iniziamo con pochi casi, ma in futuro puntiamo ad avere progetti in tutte le regioni d’Italia e magari anche in nazioni europee come la Spagna o il Portogallo, con un patrimonio immobiliare molto simile al nostro.

 

Quanto ha inciso l'acceleratore Working Capital sul vostro progetto ?

L’acceleratore di Telecom è stato per noi molto importante, il culmine di un processo iniziato con la TechGarage Basilicata 2014, finale della business plan competition Start Cup Basilicata. Durante il nostro percorso di accelerazione, grazie al sostegno e supporto di tutors e professionisti del settore, abbiamo affinato l’idea d’impresa, definto il modello di business e sviluppare il prodotto che tra qualche mese metteremo ufficialmente sul mercato.