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Race for Water: il giro del mondo con le energie rinnovabili

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La fondazione creata da Marco Simeoni nasce per preservare l’acqua degli oceani dalle microplastiche. Parole d’ordine: imparare, condividere e agire. La spedizione scientifica si concluderà nel 2021

Una spedizione scientifica partita il 9 aprile 2017 da Lorient, in Francia, che si concluderà a fine 2021. In questo momento l’equipaggio è fermo dal 21 maggio a Kagoshima, in Giappone, in conseguenza dell’emergenza Coronavirus, e si prevede possa salpare per una nuova destinazione il 30 settembre. A organizzare questo viaggio intorno al mondo su un’imbarcazione totalmente alimentata da energie rinnovabili è raceforwater.org, la fondazione creata nel 2010 a Losanna dall’imprenditore svizzero Marco Simeoni per proteggere l’acqua dall’inquinamento, che nel caso degli oceani è rappresentato per l’80% da plastica. Non tanto da “isole di plastica”, che contribuiscono soltanto per l’1% all’inquinamento delle acque, quanto da microplastiche sciolte in particelle minuscole e trasportate dalle correnti. Proprio da questa considerazione è nata nel fondatore e presidente di Race for Water la consapevolezza che la soluzione per la salute degli oceani non fosse in mare, ma sulla terra: per evitare che la plastica raggiungesse i corsi d’acqua e gli oceani sarebbe stato necessario sviluppare modelli sociali sostenibili e attività che consentissero di correre ai ripari recuperando la plastica già presente in acqua.

LA SPEDIZIONE SCIENTIFICA DI RACE FOR WATER

Il progetto della spedizione scientifica “Race for Water Odissey” nasce invece nel 2015 con l’obiettivo di dare un quadro globale aggiornato e attendibile sull’inquinamento da plastica delle acque. Un grande successo che li porta nuovamente in navigazione con una seconda “Odissea” nel 2017, questa volta per poco meno di cinque anni, ponendosi un obiettivo più ambizioso rispetto alla semplice misurazione dello stato di salute delle acque. Stavolta si vuole fare un passo in più, indicando possibili soluzioni per proteggere gli oceani dalla plastica e dal disastro ambientale a cui andrebbero incontro senza un intervento deciso. Tutto questo attraverso un’imbarcazione innovativa, alimentata esclusivamente da idrogeno, energia solare ed eolica, a dimostrare che esiste una soluzione sostenibile per la conservazione degli oceani che viene dall’applicazione delle nuove tecnologie. La spedizione “Odissey” prevede in tutto 38 tappe e il dispiegamento di una serie di progetti, rivolti ad esempio alla trasformazione in energia dei rifiuti in plastica. Dieci in tutto i programmi scientifici che saranno realizzati durante il viaggio, durante il quale l’equipaggio ha ospitato e ospiterà a bordo per le proprie iniziative di formazione 50mila persone tra bambini, autorità governative e decision maker.

Copyright Julien Girardot_Race for Water_R4W_TAHITI-135-web.jpg

Race for Water Odissey, Tahiti.

IL PROGRAMMA LEARN-SHARE-ACT

Questo approccio nasce insieme a Race for Water, nel 2010, ed è il filo conduttore che caratterizza tutte le iniziative della fondazione: imparare, condividere e agire.
Learn Per il primo punto, quello del “learn”, si tratta di mettere insieme tutte le conoscenze e le conclusioni a cui è giunta la comunità scientifica per capire qual è l’impatto dell’inquinamento da plastica sull’ambiente, contribuendo nello stesso tempo all’avanzamento della conoscenza in questo campo.
Share Quanto allo “sharing”, l’obiettivo è di allertare il mondo, a partire dai decision maker, e di far crescere la consapevolezza generale sui danni dell’inquinamento da plastica, in modo che le nuove generazioni possano essere educate a comportamenti più sostenibili e si riesca a sottolineare da subito l’importanza di preservare l’acqua e di proteggere gli oceani dall’inquinamento da plastica.

Act E poi il terzo punto, quello che prevede che si passi all’azione, mettendo in campo progetti specifici che impediscano agli agenti inquinanti di entrare a contatto con le acque e con l’ambiente marino. Questo anche grazie alla promozione e all’implementazione di soluzioni che abbiano in impatto positivo sulla sostenibilità ambientale.

Copyright Peter Charaf_Race for Water_R4WO_SCHOLARS_VISITS_ANNABELLE_BOUDINOT_PAPEETE_TAHITI_8_OCT_2018_PHOTO_PETER_CHARAF_PCF02590.jpg

L’IMPATTO DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS SULLA MISSIONE

L’emergenza Coronavirus e i lockdown che si sono susseguiti in primavera hanno causato un piccolo terremoto nell’agenda della Race for Water Odissey, che ha deciso di rimandare di sei mesi la prosecuzione della missione in Asia, inizialmente prevista da maggio ad agosto 2020. Tutto rimandato quindi all’ultimo trimestre dell’anno, da ottobre a dicembre: fino ad allora l’imbarcazione rimarrà ancorata in Giappone.

Quanto al programma del 2021, nonostante anche l’esposizione universale in programma a Dubai sia a rischio di essere rimandata, la missione ha in programma di proseguire secondo la tabella di marcia già fissata, toccando quindi gli Emirati Arabi Uniti, con un focus particolare su Dubai e Abu Dhabi. Quindi il ritorno in Europa attraverso il Mediterraneo con le soste previste in Italia, Spagna, Marocco e Portogallo prima della fine della missione in Francia alla fine del 2021.

L’occasione della pandemia è stata per Race for Water l’occasione per lanciare un nuovo allarme: “Vorremmo ricordare a tutti - si legge sul sito della fondazione - che anche se l’industria della plastica sta utilizzando il momento dell’emergenza sanitaria per trarre vantaggio dalla situazione e diffondere sui media il messaggio dei benefici di dispositivi usa e getta composti in gran parte da plastica, è importante capire che i danni diretti e indiretti legati al loro utilizzo nella nostra vita quotidiana rappresentano un disastro che non viene percepito sia per la salute sia per l’ambiente”.

LE CARATTERISTICHE DELL’IMBARCAZIONE

I cinque membri dell’equipaggio della Odissey viaggiano su un’imbarcazione che offre loro una superficie di 250 metri quadri per lavorare, che pesa 100 tonnellate e che può raggiungere la velocità massima di otto nodi. Sulla sua superficie sono installati 512 metri quadrati di pannelli solari, con un sistema in grado di immagazzinare l’energia prodotta grazie a sistemi di accumulo e batterie dedicate. Il sistema di alimentazione eolica prevede una vela modello “Kite” controllata in automatico e dispiegata a 150 metri di altezza.

Copyright Julien Girardot_Race for Water_R4W_TAHITI-103-web.jpg

Quanto infine all’alimentazione a idrogeno, proviene da 200 kilogrammi di idrogeno stoccato in 25 contenitori alla pressione di 350 bar.

Credits immagini: Julien Girardot, Peter Charaf, Race for Water Foundation.