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Pescomaggiore, una rinascita sostenibile dopo il terremoto

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Nel borgo in provincia de L’Aquila, colpito dal sisma del 2009, è nato un eco-villaggio autocostruito a basso impatto ambientale. “Così siamo diventati un luogo ospitale e aperto al mondo”

Case sgretolate, buio profondo e tanta paura. Alle ore 3 e 32 del 6 aprile del 2009 la terra ha tremato anche a Pescomaggiore, piccolo borgo di origini medioevali ad una decina di chilometri da L’Aquila, in Abbruzzo, alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga. Anche qui, come nella maggior parte dei paesi di questa provincia e di quelle limitrofe del teramano e del pescarese, il sisma ha distrutto buona parte delle abitazioni e del patrimonio storico culturale, costringendo i 44 residenti a trovare rifugio in uno dei 19 quartieri costruiti dalla Protezione Civile nelle zone circostanti con strutture provvisorie in attesa della ricostruzione.

 

Già prima del terremoto era nato nel paese, caratterizzato da una fortissima emigrazione, un Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, con l’obiettivo di recuperare il centro cittadino e valorizzare le risorse locali. Di fronte all’emergenza il gruppo decise di non rimanere a guardare e, attraverso un sistema di autofinanziamento e donazioni, ha dato vita al progetto EVA, Eco Villaggio Autocostruito. Si tratta di una risposta sostenibile all’esigenza di ricostruzione, oltre che una occasione di vera e propria rinascita, anche in senso sociale e turistico, del borgo abruzzese.

 

“L’idea è nata per provvedere autonomamente  a creare strutture che potessero servire in primo luogo come soluzione di emergenza – ha raccontato ad Energie Sensibili Dario D’Alessandro, presidente del Comitato -. Volevamo anche, però, che queste costruzioni fossero ad impatto ambientale pari a zero, evitando soprattutto eccessivo consumo di suolo, come stava succedendo altrove. Abbiamo così ottenuto delle abitazioni amiche dell’ambiente, dal basso costo e soprattutto efficienti dal punto di vista termico, utilizzando la paglia, che è un materiale adatto a questo scopo oltre che una risorsa di cui è ricco il nostro territorio, essendo uno scarto di produzione del grano”.

 

Grazie al progetto di Paolo Robazza e Fabrizio Savini, due architetti del Bag Studio mobile, sono così nate quattro casette ecologiche, tre trilocali ed un bilocale, caratterizzate da strutture modulari in legno con tamponature in paglia, che le rendono coibentate e perfettamente autosufficienti dal punto di vista energetico. Hanno inoltre in comune il sistema fognario con un impianto di fitodepurazione, costituto da un bacino impermeabilizzato riempito con materiale ghiaioso e vegetato da piante acquatiche.

 

“Attualmente sono abitate solo due delle quattro case del progetto – ha concluso D’Alessandro -. Il nostro obiettivo è quello di occuparle tutte, assegnandole a persone che hanno perso la propria abitazione durante il terremoto e per realizzare attività legate all’ecoturismo e al turismo sociale in senso ampio. Solo così Pescomaggiore, villaggio ri-nato dalla solidarietà e dall’amore per la terra, sarà un luogo per sempre ospitale ed aperto al mondo”.