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Partite Iva, le novità con l'approvazione del Milleproroghe

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Proroga del vecchio regime dei Minimi anche per il 2015 e blocco al 27,72% dei contributi per la gestione separata: ecco gli emendamenti approvati, in attesa del voto al Senato

Almeno per il 2105, i lavoratori a partita Iva e i freelance potrebbero tirare un sospiro di sollievo. Il Governo, dopo aver ammesso l'errore, sta facendo retromarcia sulla sostituzione del Regime dei Minimi e l'innalzamento della soglia contributiva per la gestione separata dell'Inps. Dopo l'ok delle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio lo scorso martedì 17 febbraio, il decreto Milleproroghe è in attesa del voto di fiducia posto dal Governo.

Per approfondire: Partite Iva, cosa sta cambiando con il nuovo regime fiscale


PROROGA AL 2015 DEL REGIME DEI MINIMI

Questo contiene alcuni emendamenti, frutto di un'inversione di marcia sul tema partite Iva,molto importanti per il futuro (almeno quello più immediato) di freelance e autonomi: su tutti, la proroga del Regime dei Minimi per tutto il 2015; la possibilità di scegliere tra l'aliquota forfetaria al 15% e il vecchio regime del 5% per tutti i titolari di partite Iva con guadagno fino a 30mila euro (per un limite di 5 anni o fino al compimento di 35 anni); un altro schema previsto (che riabilita il decreto legge 98 del 2011 e la legge 244 del 2007) elimina il fattore età, (ma non quello del limite dei 30mila euro di ricavi) estendendo un'altra aliquota sostitutiva con un target di contribuenti più ampio, ma al 20%.

Leggi anche: Partite Iva, boom di iscrizioni alle vecchio regime fiscale


ALIQUOTA INPS FERMA AL 27,72% ANCHE PER IL 2015

Per quanto riguarda l'aliquota contributiva per la gestione separata dell'Inps, uno degli emendamenti al decreto (a firma Saltamartini) propone che rimanga ferma al 27,72% anche nel 2015, passando al 28% l'anno prossimo e al 29% nel 2017. In questo modo si cerca di trovare una via di mezzo meno sconveniente per le categorie di professionisti “senza cassa previdenziale”, più leggera di quella prevista dalla riforma Fornero sul mercato del lavoro (n.92/2012) che disponeva già nel 2015 un'aliquota del 29% che sarebbe diventata del 33% entro il 2108. Per questa differente progressione degli aumenti di aliquota sono necessarie risorse finanziarie stimate attorno ai 120 milioni di euro annuali fino al 2017, da reperire diminuendo la spesa del Fondo per interventi strutturali di politica economica.

Gli emendamenti al Milleproroghe, dunque, hanno superato uno step importante, ma il testo deve passare anche il voto di approvazione al Senato, con scadenza al 3 marzo.