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“Non possiamo stare in silenzio, l’amore è rispetto”

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A colloquio con Elenoire Casalegno, volto della campagna #sempre25novembre insieme a tanti altri personaggi famosi. Uniti per dire no alla violenza sulle donne

Elenoire Casalegno è scesa in campo accanto a Bebe Vio e a tutti gli altri testimonial della campagna #sempre25novembre, che Sorgenia ha organizzato sui social e in radio per dire che la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è ogni giorno. Che bisogna urlare basta e sconfiggere definitivamente questo male.

Non è la prima volta che la showgirl lega il proprio nome a iniziative di contrasto a questo fenomeno. E dal senso di questo suo impegno contro la violenza, di cui la stessa Casalegno è stata vittima in passato, siamo partiti per una conversazione sul tema.

 

Elenoire, nella lotta contro la violenza di genere sei sempre in prima linea con la tua energia. Qual è il senso profondo di questo tuo impegno?

L’amore va di pari passo con il rispetto. La violenza è intollerabile, su qualsiasi individuo. Subire violenza dalle persone che dicono di “amarci” è il più grande tradimento che possiamo ricevere. Purtroppo, però, accade troppo spesso. Continuamente leggiamo storie di donne che subiscono violenza all’interno della loro famiglia, da parte di compagni, mariti, padri, e non parlo solo della violenza fisica, esiste anche un altro tipo di violenza: quella psicologica.

Riuscire a dire “Basta!”, scappare, non è sempre facile, spesso le vittime si sentono “colpevoli”. Spesso non vengono credute e sostenute dai familiari. Ecco perché è importante parlarne, continuamente, non solo il 25 novembre. Le donne che subiscono violenza, potrebbero essere le nostre figlie, le nostre madri, le nostre sorelle, potremmo essere noi.

 

Sappiamo che anche a te è capitato di essere vittima di violenza, psicologica e non fisica, ma in ogni caso violenza. Come hai reagito allora e, col senno del poi, come consiglieresti di reagire alla Elenoire di quel tempo?

Mi confidai con una persona a me cara, una persona che mi aiutò, mi sostenne. Spesso si fa fatica ad individuare la violenza psicologica. È subdola, silenziosa, invisibile. La violenza psicologica lascia segni dentro. Ma sono conscia che, nonostante quel periodo di “debolezza”, ho un carattere forte. E così, con il giusto supporto, sono riuscita ad allontanarmi.

 

Il tema della denuncia del proprio carnefice, che permetta alle vittime di rompere il proprio stato di isolamento, è centrale ed è stato oggetto di discussione anche accesa. Tu cosa pensi in merito? È veramente accettabile imporre una “scadenza” alla denuncia di una donna? 

Il tema della denuncia è molto delicato. Certo, bisognerebbe avere il coraggio di denunciare subito, ma non è facile. Come ho detto prima, spesso si ha paura, paura di non essere credute, aiutate, paura di avere ripercussioni. Ecco perché dobbiamo sostenerci, dobbiamo infondere coraggio a tutte quelle donne che in questo momento stanno subendo violenza.


Hai detto in passato “alle donne manca la libertà”. Confermeresti anche oggi questa frase? E come è cambiata secondo te, durante gli anni del tuo impegno su questo fronte, la situazione delle donne che subiscono violenza?

Questa, che lo vogliamo o no, è ancora una società maschile, maschilista. La donna non ha gli stessi “diritti” dell’uomo, viene considerata in modo differente rispetto all’uomo, anche sul lavoro. È un retaggio storico-culturale che non ci siamo ancora scrollati di dosso. Abbiamo fatto qualche passo in avanti, ma non basta. Bisogna continuare ad avanzare. Non dimentichiamo che solo 72 anni fa le donne ebbero diritto al voto.

A #sempre25novembre stanno prendendo parte anche tanti uomini. Ci sembra un segnale molto bello. Cosa significa, per una donna, sapere che ci sono anche tante persone dell’altro sesso che stanno aprendo gli occhi su questo tema?


Ogni uomo dovrebbe provare disgusto nel vedere che un suo “simile” usa violenza nei confronti di una donna, perché quella donna potrebbe essere sua madre, sua sorella, sua moglie. Dovrebbero essere i primi a ribellarsi, a urlare contro la violenza, il femminicidio. Abbiamo bisogno di loro, del loro sostegno.


Hai detto “di questo problema bisogna parlarne sempre”. Condividiamo. Ci sarà un giorno in cui non sarà più necessario? Secondo te, è così lontano?

Spero che in futuro non si debba più trattare questo argomento, perché significherebbe che il male è stato sconfitto. Ma oggi questo problema esiste. E allora non possiamo stare in silenzio a guardare.