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Nobel ai papà del LED: il risparmio energetico conquista la scienza

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Ai tre fisici Akasaki, Amano e Nakamura vanno 900 mila euro per aver inventato i diodi a emissione di luce blu e aperto la strada all’illuminazione a basso consumo

Le lampadine LED vincono il premio Nobel. L’Accademia di Svezia ha assegnato l’ambito riconoscimento nel campo della Fisica ai due scienziati giapponesi Isamu Akasaki e Hiroshi Amano e al collega americano Shuji Nakamura, inventori della tecnologia basata sui diodi a emissione luminosa di colore blu. “Una nuova luce per illuminare il mondo”, ha sottolineato il comitato per l’assegnazione del Nobel, “come le lampade a bulbo hanno illuminato il ventesimo secolo, i LED saranno le luci del ventunesimo secolo”.

I primi diodi a emissione di luce erano solo di colore rosso. Negli anni Novanta Nakamura sviluppò per la Nichia Corporation la tecnologia nel colore blu: un’invenzione che avrebbe aperto le porte alla tecnologia LED (dal blu è stata poi ottenuta la luce bianca), ma che inizialmente diede allo scienziato assai pochi riconoscimenti. L’azienda giapponese gli aveva riconosciuto infatti l’equivalente in Yen di appena 200 dollari e Nakamura dovette aspettare fino al 2005 per ottenere 8,1 milioni di dollari, a conclusione di una causa legale durata quattro anni. Ai tre fisici la Fondazione Nobel riconosce un premio di circa 900 mila euro.

 

 

Oggi l’illuminazione pubblica e privata copre circa un quarto del fabbisogno energetico mondiale. Una lampadina LED, che dura fino a 100 mila ore contro le 10 mila di quelle a fluorescenza e le 1000 di una a incandescenza, contribuisce ad abbattere i consumi e a risparmiare energia e denaro. Dalle automobili alle strade, fino all’ambiente domestico i LED sono sempre più diffusi. Persino la Cappella Sistina si prepara a sostituire il vecchio sistema di illuminazione con uno più efficiente basato su settemila punti luce LED. 

 

 

 

Federica Ionta

 

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