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“Nello sport esistono avversari da rispettare e non nemici da annientare”

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Un decalogo basato su principi che puntano a riportare nelle federazioni sportive l'onestà e il rispetto

“Nel giuramento olimpico, chiedo solo una cosa: la lealtà sportiva.” Queste sono le parole di Pierre de Coubertin, il padre del fair play, ovvero quella forma di gioco che rispetta due grandi valori: il rispetto e l'uguaglianza. 

Da questi stessi valori si è originato il lavoro dell'Associazione Parole O_Stili, che ha scelto di redigere una nuova versione del Manifesto della Comunicazione Non Ostile dedicato, questa volta, allo Sport. Un documento che in dieci punti racconta i princìpi di stile che bisogna avere, assumendo un impegno di responsabilità condivisa.

Bullismo, odio razziale e discriminazione di genere. Atteggiamenti che vanno contrastati con educazione e gentilezza per permettere a tutti di tornare a vivere #LoSportCheMiPiace. Parole O_Stili afferma che nello sport, come è giusto che sia, devono esistere gli avversari, questi, però, non devono essere nemici. La competizione in quanto tale non avrebbe ragione di esistere, tuttavia bisogna essere corretti e onesti.

Ne abbiamo parlato in modo dettagliato con Eva Campi, Senior consultant di Network S.p.a. e membro del progetto di sensibilizzazione. 

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Eva Campi, come nasce il Manifesto della Comunicazione non Ostile dello Sport? 

L’ambiente sportivo è un territorio di tutti e per tutti. Bambini e adulti, agonisti e non agonisti. È un mondo fatto di relazioni, di incontri e di scontri, in cui la dialettica della competizione, a volte, può assumere delle tinte ostili. Quando accade questo, la funzione educativa e il divertimento che incarnano lo sport vengono oscurati.

Per questo motivo, abbiamo pensato di declinare il Manifesto della Comunicazione non Ostile per l'universo dello Sport. È un aiuto a promuovere e a difendere quello spirito sportivo che unisce le persone invece che dividerle, perché nello sport esistono avversari da rispettare e non nemici da annientare. 

 

Perché ancora oggi la differenza di colore di pelle e di genere suscita l'odio nello sport?   

Credo che l’odio appartenga a chi ce l’ha e lo nutre. Chi odia, trova qualsiasi occasione per sfogare la propria frustrazione e il bisogno di rigettare questa negatività. Stiamo vivendo in un contesto sociale in cui regna il dualismo del “con me o contro di me”. Questo meccanismo on-off del “vincere o perdere” porta necessariamente a includere i simili e a escludere chi è diverso.

L’odio verso l’altra fazione è la rappresentazione della paura atavica di perdere la propria identità. Secondo questa logica, si rimane uniti contro il nemico esterno. In questo scenario, l’ambiente sportivo può cadere facilmente nella trappola di meccanismi psicologici e sociali in cui lo scontro diventa lo scopo e la catarsi. Sembra anacronistico, ma l’odio risulta essere ancora un potente collante sociale.

 

 

 

Con questo Manifesto, qual è la speranza di Parole O_Ostili?

Ci auguriamo che venga diffuso e che venga affisso nelle bacheche delle associazioni sportive, nelle palestre di quartiere e delle scuole, negli stadi e nei palazzetti. Speriamo che venga pubblicato nei siti ufficiali di federazioni e società sportive.

Le parole, dando forma al pensiero, possono arginare il fenomeno dell’hate speech soltanto promuovendo dei modelli diversi in cui le parole, appunto, contrastano il linguaggio che divide ed esclude.

 

 

Hanno contribuito al Manifesto per lo Sport tante federazioni tra le quali Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera); Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio); Fin (Federazione italiana Nuoto). Tra i nomi celebri, ricordiamo Andrea Monti, Direttore Gazzetta dello Sport; Massimiliano Allegri, Allenatore Juventus FC; Ivan Zazzaroni, Direttore di Tuttosport; Bruno Maria Gentili, Direttore Rai Sport; Pasquale Campopiano, community manager AC Milan; Rossella Fiamingo, atleta scherma; Alessia Cruciani, giornalista Gazzetta dello Sport e scrittrice; Giuseppe Simone, caporedattore Skysport24. Oltre ad aver ricevuto il patrocino del Coni, il Manifesto è stato già esposto in tutte le palestre comunali di Milano, al Coni FVG e in moltissime strutture e società sportive. Ad esempio, i comuni di Occhiobello e Marano Vicentino hanno organizzato delle vere e proprie giornate formative per i ragazzi del territorio.