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Mutui verdi, investire per risparmiare energia

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Le banche offrono prestiti a tassi agevolati per acquistare immobili in classe A o riqualificare la propria abitazione. E’ importante valutare l’onere effettivo di questi prodotti e le relative condizioni di accesso

Anche gli investimenti diventano sostenibili. Sotto la spinta degli interventi del governo come il cosiddetto Ecobonus, anche le banche si adeguano alla richiesta del mercato di formule per finanziare acquisti o interventi di ristrutturazione di immobili secondo i principi dell’efficienza e del risparmio energetico. Sono i cosiddetti “mutui verdi”: prestiti a tasso agevolato per comprare una casa in classe energetica A oppure per sostenere le spese di riqualificazione di una vecchia abitazione, ridurne i consumi e migliorarne l’efficienza energetica.
 
Il legame tra queste offerte e gli incentivi predisposti dal governo è molto stretto e la crisi, che vede sempre più famiglie in difficoltà, ha in un certo senso fatto da motore alla loro diffusione. Accendere un mutuo agevolato vuol dire, ad esempio, avere la possibilità di realizzare a debito i lavori di riqualificazione della propria casa. Considerata la difficile congiuntura economica e la contrazione dei consumi è facile immaginare come i mutui verdi abbiano rafforzato la propensione delle famiglie a cogliere la convenienza degli incentivi fiscali.
 
La maggior parte dei grandi istituti di credito e anche molte banche locali offrono mutui verdi e il quadro attuale è piuttosto variegato. Alcuni concentrano l’offerta su prestiti a tassi agevolati per comprare un appartamento che rispetta determinati canoni ambientali (ad esempio la classe energetica A). Diverso è il meccanismo dei prestiti per finanziare l’acquisto di materiali termo-isolanti, l’adeguamento dell’impianto elettrico o termico agli standard di efficienza energetica: in questo caso il denaro è concesso solo se gli interventi previsti rispondono a precisi criteri di riqualificazione.
 
In generale l’offerta di mutui verdi si è rivelata senz’altro positiva per le famiglie (soprattutto nella fase economica che il Paese sta attraversando) ma lo strumento in sé, per come è pensato oggi, presenta alcuni margini di miglioramento. In un contesto così diversificato è importante valutare l’onere effettivo di tali strumenti e le relative condizioni di accesso. A cominciare dalla durata: questa dovrebbe essere almeno uguale al periodo su cui è spalmato il recupero dei benefici fiscali a cui il finanziamento è collegato. Un tempo più breve come è ad esempio per i prestiti personali a cinque anni (solitamente utilizzati per le migliorìe dell’abitazione) contrasterebbe con la durata decennale degli incentivi fiscali: perché l'onere finanziario concentrato in cinque anni sarebbe correlato a recuperi di spesa dilazionati in dieci, limitando di fatto l'attrazione delle agevolazioni fiscali per un ampio numero di famiglie ed escludendo quelle meno sicure in termini di condizioni reddituali ed esposizione finanziaria pregressa.