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Muse, riapre a Trento il museo del futuro

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Firmato dall’architetto Renzo Piano, il nuovo spazio espositivo delle Scienze ha un approccio globale alla sostenibilità. Prima mostra permanente dedicata alle tecnologie digitali

Riapre i battenti sabato 27 luglio il Muse, museo delle Scienze di Trento, dopo una lunga ristrutturazione firmata niente meno che dall’architetto Renzo Piano. Un progetto innovativo che ha trasformato il museo trentino in un edificio ad alta efficienza energetica con ottime performance ambientali, facendo salire la struttura nell’olimpo dell’edilizia eco-sostenibile.

 

Tanto per cominciare l’edificio ha la certificazione LEED, che sta per Leadership in Energy and Environmental Design, nella categoria silver. “Come dice l'architetto Renzo Piano, il progetto ha un approccio globale alla sostenibilità”, spiega a Energie Sensibili Laura Pighi, nel team di professionisti che ha curato le attività di consulenza e management LEED per l’azienda Habitech. “Per quanto riguarda la strategia energetica, il restauro ha puntato sull'interazione tra involucro e impianti e combinato la riduzione dei consumi dell'edificio, concepito come sistema, con la fornitura di energia 'verde', il ricorso intensivo a fotovoltaico e geotermia”. Oltre alle rinnovabili l’approvvigionamento energetico è garantito da una centrale a trigenerazione.

 

Fondamentale è la relazione dell’edificio con l’ambiente che lo circonda: in una parola integrazione. “Dalla scelta dei materiali alle modalità di costruzione si è cercato di mantenere un legame con il contesto insediativo – prosegue l’architetto Pighi – Lo stesso per quanto riguarda le strategie per la riduzione dei consumi energetici ed idrici”.

 

Anche gli interni del nuovo Muse sono uno spazio all’avanguardia nel panorama museale italiano, come ci ha raccontato Chiara Veronesi. “Secondo i criteri della museografia moderna al posto dei tradizionali diorami sotto vetro si è preferito estrapolare l’animale dalle teche per dare la possibilità al visitatore di entrare in diretto contatto con l’esemplare esposto, per vederlo da vicino. Il rapporto one to one con l’esemplare è molto più coinvolgente e permette di accorciare le distanze tra il museo e il suo visitatore”.

 

Niente più teche di vetro quindi: gli animali imbalsamati sono esposti nello stesso spazio attraversato dai visitatori secondo il concetto architettonico alla base del lavoro di Renzo Piano, definito di “zero gravity”.

“Con questo termine si intende designare un modo integrato di realizzare gli apparati espositivi, caratterizzati da un effetto di trasparenza e immaterialità, che informa tutto il progetto espositivo, nel quale gli oggetti sono sospesi e sembrano fluttuare all’interno del MUSE, agganciati tramite cavi sottili: tavoli, ripiani, pannelli, monitor e foto sono agganciati al soffitto o al pavimento con tiranti d’acciaio”.

 

Il 27 luglio, giorno dell’inaugurazione, prendono il via anche due mostre temporanee, di cui una dedicata al Digital Way of Living, che racconterà lo sviluppo delle tecnologie e l’uso evoluto di Internet.