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Le rinnovabili tornano a crescere. Pinori (Anie): “Ora regole certe”

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Il presidente dell’associazione di filiera: “Se le norme cambiano continuamente si scoraggiano gli investimenti. Dal nuovo governo primi segnali positivi”

Il settore delle energie rinnovabili in Italia, dopo aver vissuto un momento difficile, torna a crescere. Ma per potersi consolidare, questa crescita ha bisogno con una certa urgenza di un sistema di norme coerente e duraturo nel tempo, che incoraggi le imprese e i cittadini a investire. È questa in sintesi la lettura dell’attuale congiuntura di mercato di Alberto Pinori, presidente di Anie Rinnovabili, l’associazione che all’interno della Federazione ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche) raggruppa le imprese della filiera delle fonti rinnovabili.

Qual è la situazione dell’Italia nel campo delle energie rinnovabili?

I dati del nostro Osservatorio, che hanno come fonte le informazioni che riceviamo da Terna, prendono in considerazione quattro tecnologie: 

  1. fotovoltaico
  2. eolico
  3. idroelettrico
  4. bioenergie.

Complessivamente dal 2014, dopo un periodo difficile, la parabola ha finito di scendere; si è progressivamente appiattita e ha ricominciato a salire.

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Così oggi, anche senza una incentivazione diretta, ma con una semplice agevolazione fiscale, il fotovoltaico registra una crescita della potenza connessa pari al +30% rispetto allo stesso periodo del 2018 (dati di luglio 2019).
Per gli impianti al di sotto dei 10 Kilowatt, quelli che potremmo considerare “domestici”, siamo ormai a un trend di crescita costante: se nel 2017 coprivano una quota pari al 37% del totale installato, nel 2018 salgono al 39% e nel 2019 al 43%.

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È interessante notare che, a partire dal 2019 la potenza media mensile installata si attesta a 47 MW, contro i 36 del 2018 ed i 34 del 2017. Così nel residenziale abbiamo registrato fino a luglio di quest’anno 30mila impianti installati per un totale di 122 megawatt; sono, invece, 3500 gli impianti installati che vanno oltre i 10 kW, vale a dire quelli principalmente appartenenti al settore commerciale-industriale. Proprio quest’ultimo è un settore su cui si potrebbe fare ancora molto se si desse il giusto supporto alle Pmi. In generale comunque il fotovoltaico è presente in tutte le Regioni, con il Sud che è più indietro nonostante sia più soleggiato.

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Sull’eolico parliamo di grandi impianti, che quindi per il momento seguono l’andamento di grandi progetti e hanno tempi di sviluppo più lunghi.
Nell’idroelettrico il paese ha ormai consolidato uno “zoccolo duro” di presenza, sfruttando gran parte delle risorse attualmente disponibili, mentre nel campo delle bioenergie non si prevede, almeno nel breve periodo, una grande crescita. La ricetta, dal nostro punto di vista, non sta nell’investire in uno soltanto di questi comparti, ma in un ragionevole mix energetico delle fonti.

Parlava di “giusto supporto alle Pmi”. Ma perché in altri Paesi questi problemi non si creano?

In molti mi chiedono cosa abbia la Germania più di noi. In realtà la Germania non ha nulla più di noi, se non il fatto che ha più stabilità e le regole sono più chiare e durature. Non è poco, se consideriamo che nel periodo settembre - ottobre possiamo già vedere un rallentamento nel nostro settore dovuto al cambio di governo e di maggioranza, all’incertezza che si è generata attorno alle norme che ci riguardano e alla finanziaria su cui si è da poco raggiunto l’accordo.

Cosa sarebbe necessario per innescare un circolo virtuoso nel settore delle rinnovabili?

Credo che il primo punto sia quello di mantenere gli incentivi fiscali contenuti nel decreto crescita, ma estendendo la cessione del credito anche alle banche, che potrebbero diventare un elemento stabilizzatore per tutto il settore.
Il secondo punto, di grande importanza, è investire in due settori in cui ci sono notevoli margini di crescita: i condomini e i centri commerciali. Basterebbe un decreto del Governo che deleghi l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente – l’Arera - a mettere a punto i regolamenti e gli strumenti tecnici del caso, consentendo così lo sviluppo di questo settore.

L’attuale assetto, infatti, prevede che sotto lo stesso tetto ci possano essere soltanto un singolo produttore e un singolo consumatore di energia, e questo non consente la creazione delle cosiddette energy community (ovvero un insieme di utenze energetiche che decidono di effettuare scelte comuni, quali l’implementazione di soluzioni tecnologiche per la generazione e distribuzione dell’energia, volte a soddisfare il proprio fabbisogno energetico, ndr).

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Sarebbe tra l’altro una scelta in conformità con le disposizioni del Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima 2030 approvato dal Governo, che prevede di spingere sulla realizzazione di impianti a energie rinnovabili sugli edifici già esistenti. Stesso discorso potrebbe valere per i centri commerciali, dove ci sono decine di negozi e una bassissima superficie di tetto utilizzata.

E infine lo storage, i sistemi di accumulo: sarebbe opportuno passare dai singoli bandi regionali a una forma di supporto più strutturata al settore, che può avere una funzione fondamentale per favorire l’autoconsumo e la partecipazione al mercato dei servizi di dispacciamento.

Le Big Tech stanno investendo molto sulle rinnovabili. Può essere un segnale importante anche dal punto di vista culturale?

Io trovo più sensato dare al fenomeno una lettura di mercato. Infatti al di là delle scelte dei giganti di Internet, che possono decidere di investire in rinnovabili anche per questioni di marketing, il nostro contesto ci presenta un’ampia platea di imprese che sarebbero già sensibili e pronte. Ma che per partire avrebbero bisogno, come dicevamo, di regole chiare, certe e anche un po’ più favorevoli. Il nostro non è un brutto mercato. Però non bisogna mai perdere di vista il fatto che le imprese non investono perché è bello, ma soltanto se è ragionevole.