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Le pmi del manifatturiero più innovative, bene chi fa rete

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I dati della Commissione Ue e dell’Istituto Tagliacarne su imprese e politiche R&D: le piccole realtà puntano su integrazione, trasversalità e network

L'innovazione nell'economia italiana è un tema di cruciale importanza per capire come può posizionarsi il nostro Paese all'interno dei mercati internazionali, sempre più caratterizzati dalla competitività di stati come Cina, India, Brasile che stanno colmando velocemente il gap che li divideva dal resto del mondo. Creatività e inventiva sono parole chiave che dovrebbero caratterizzare le politiche economiche di uno stato, e delle imprese che ne fanno parte.

 

IL CONFRONTO CON L'EUROPA

 Nel “Rapporto 2014 della Commissione europea sulla capacità innovativa dei paesi membri” pubblicato a marzo l'Italia si colloca tra i Paesi innovatori moderati, insieme a Spagna, Portogallo, Ungheria e Grecia. Il confronto è stato effettuato tenendo conto di alcuni indicatori: le risorse destinate al settore Ricerca e Sviluppo rispetto al Pil, che in Italia sfiorano l'1,3% mentre la media dell'Ue è il 2 %; il numero di brevetti per milioni di abitanti, con un indice in Italia pari a 73,3 contro 108,6 della media europea.

 

LA REALTA' ITALIANA

 Come emerge dal focus recentemente pubblicato dall'Istituto Tagliacarne e da Lexjus Sinacta sull'innovazione delle Pmi italiane, condotto su un campione di 1.150 aziende nel periodo gennaio-dicembre 2013, le azioni in questa direzione si concentrano non tanto attraverso gli investimenti in ricerca e sviluppo, ma soprattutto nella possibilità di acquisire know how e tecnologie innovative, nella creatività delle imprese territoriali.

Nel contesto italiano un ruolo strategico è giocato dalle Piccole e medie imprese, molto più numerose rispetto ai grandi gruppi industriali. Una realtà variegata, che unisce attori diversi tra loro, ma con un buon potenziale di innovazione non sempre sfruttato, data la scarsa propensione degli istituti di credito ad investire sulle piccole imprese.

Un aspetto che caratterizza positivamente l'Italia è la trasversalità delle azioni tese ad innovare: le imprese non si concentrano solo sui prodotti e servizi, ma anche sull'organizzazione interna, sulla comunicazione, sulle relazioni esterne, sulle dinamiche produttive e finanziarie, in un'ottica di integrazione.

 

BENE IL MANIFATTURIERO

Secondo l'indagine, attualmente, il settore più virtuoso è quello manifatturiero, con 44.000 imprese innovative (in linea con la media europea). Allungando il limite temporale della ricerca al triennio 2011-2013 si evince che le aziende più innovative sono quelle meccaniche, elettroniche e automotive, che costituiscono il 57% dei casi, e quelle alimentari con il 56,7%.

Per quanto riguarda invece la dimensione, le politiche più innovative vengono dalle imprese più grandi: il 61% del totale ha almeno dieci addetti, il 44,9% ne ha tra 6 e 9, mentre le micro aziende (fino a 5 impiegati) rappresentano il 35,7%.

 

FARE NETWORK 

Innovare conviene. Tenendo conto delle difficoltà di crescita dovute al periodo economico negativo, le pmi più innovative hanno registrato uno sviluppo maggiore rispetto alle altre, incrementando il fatturato del 29% nel periodo 2011-2013. D'altro canto le pmi classificate “a bassa innovazione” (circa il 31% del campione) sono cresciute del 5%, mentre quelle “a media innovazione” (il 52% sul totale) hanno avuto uno sviluppo del 15%.

Un dato incoraggiante riguarda la tendenza a “fare network” da parte delle imprese con maggiore spinta innovativa: il 15,3% tra queste fa parte di reti d'impresa, operando in sinergia con le altre aziende non solo in termini tecnologici ma, come già sottolineato, anche nell'organizzazione e nei processi produttivi.

 

@MarioLuongo6

 

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