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Le città italiane sono meno inquinate, ancora troppe le auto

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L’Ispra ha reso noti i dati del IX rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano: diminuiscono le polveri sottili e lo spreco di acqua, aumenta il fenomeno della cementificazione

Diminuiscono le emissioni inquinanti nelle città italiane, anche se ci sono ancora troppe auto in circolazione. È questa, in sintesi, la fotografia del Belpaese scattata dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel suo nono rapporto sulla “Qualità dell’Ambiente Urbano”. I dati derivano dallo studio di 60 centri dove risiede il 24,9% della popolazione nazionale: qui si registra tra il 2000 e il 2010 una riduzione del 37% di Pm10, cioè di polveri sottili.

 

Questo dato si riscontra in tutta i settori, ad eccezione del riscaldamento, che fa registrare, in contro tendenza, un incremento del 33% di emissioni di Pm10. Addirittura il suo contributo all’inquinamento atmosferico è maggiore di quello del trasporto su strada, tranne che per Milano, Trieste, Prato, Terni e Roma dove il traffico è responsabile per il 56% della presenza di particolato nell’aria. Lo stesso vale per gli ossidi di azoto, che in 27 città su 60 è superiore del 70%. È la Capitale a detenere il record negativo per numero di autovetture private, ce ne sono infatti quasi 2 milioni, seguita subito dopo da Milano, Napoli e Torino.

 

Gli italiani, secondo i dati Ispra, risultano essere anche più responsabili per quel che riguarda l’utilizzo dell’acqua. In dieci anni, dal 2000 al 2011, hanno infatti ridotto gli sprechi per uso domestico del 14,5%. Tuttavia, non migliora la situazione delle dispersioni di rete, tanto che solo nel 2011 nel passaggio dal prelievo alla distribuzione è stata del 39%, pari cioè a 3,50 miliardi di metri cubi di acqua ad uso potabile. Valle d’Aosta, la provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Sicilia e Sardegna si confermano le regioni più autosufficienti dal punto di vista idrico, mentre è la Puglia la più “dipendente”.

 

In aumento risultano essere anche le aree cementificate. Le 51 aree comunali monitorate hanno spazzato via in questo modo oltre 220 mila ettari di territorio, di cui 35 mila soltanto a Roma, con 5 ettari persi al giorno. Il 7% del consumo giornaliero è concentrato proprio nelle città analizzate, con in testa Milano e Napoli che hanno superato il 60% della propria estensione. Trento è il centro con i più alti valori di verde pubblico, mentre Messina, Venezia e Cagliari sono le città con le quote più alte di paesaggio protetto.