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Lavoro e digitale, le Pmi italiane corrono più veloci

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Le piccole e medie imprese italiane protagoniste di ottime performance su entrambi i fronti. I dati di Cna e Confartigianato

Colgono più velocemente delle grandi imprese i vantaggi dell’Ict e danno un contributo in termini di posti di lavoro che cresce a un ritmo di quattro volte superiore al prodotto interno lordo del Paese. Sono le Pmi italiane, che, numeri alla mano, hanno affrontato con il piede giusto il primo trimestre del 2016. La fotografia delle ottime performance della piccola e media industria italiana emerge incrociando i dati forniti dall’Osservatorio Mercato del lavoro della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) e quelli dell’analisi Confartigianto su base Desi, l'indice elaborato dalla Commissione Europea per valutare lo stato di avanzamento degli Stati membri dell'Ue verso un’economia e una società digitali.

 

IL LAVORO NELLE PMI

L’occupazione nelle Pmi italiane è cresciuta – nelle oltre 20 mila imprese che costituiscono il campione analizzato dalla Cna - dello 0,4 per cento nell’ultimo mese (a febbraio rispetto a gennaio) e di ben 2,5 per cento nell’ultimo anno (a febbraio 2016 rispetto allo stesso mese del 2015).

Il dato cresce ulteriormente se si considera come punto di partenza il primo dicembre 2014, mese in cui sono state rese più convenienti, con l’approvazione della Legge di Stabilità 2015, le assunzioni a tempo indeterminato. In questo caso, la crescita dell’occupazione nelle piccole e medie imprese cresce del 3,9 per cento. I dati sono ancora più sorprendenti, se si considera che, come ha sottolineato, l’incremento del Pil “nell’intero 2015 si è fermato allo 0,7 per cento”.

 

I CONTRATTI

Tra il 2015 e il 2016 sono scresciuti, soprattutto, gli occupati a tempo determinato (più 63,7 per cento). Meno evidente il trend degli apprendisti (più 14,3 per cento) e addirittura negativo quello degli occupati a tempo indeterminato (meno 2,3 per cento). Questi dati, però, vanno letti alla luce delle performance del 2014, che, per effetto della riforma del mercato del lavoro, è stato un anno di discontinuità: le assunzioni a tempo indeterminato erano aumentate del 7,6 per cento, più dei nuovi contratti a tempo determinato (+7,1 per cento). Un forte calo (-24,1 per cento) era stato registrato dai contratti di apprendistato.

 

PMI SEMPRE PIÙ DIGITALI

Come anticipato, anche spostando la lente di ingrandimento dall’occupazione all’innovazione digitale, sono ancora le Pmi a correre più veloci rispetto alle grandi imprese del Paese. Come sottolinea Confartigianato, infatti, rimane “un ampio divario nell'utilizzo delle tecnologie ICT rispetto alla media dell'Unione europea ma la quota di piccole e medie imprese che utilizzano questi strumenti è in forte crescita tanto che, sul web 2.0 come i social network, hanno raggiunto la concorrenza”.

L’indice Desi italiano è 0,4, il 23,1 per cento in meno rispetto alla media Ue. Un risultato che colloca il nostro Paese al 25esimo posto tra i 28 paesi Ue. Nonostante questo dato, le pmi italiane si distinguono in Europa per un utilizzo crescente di social media e “piattaforme di comunicazione basate su tecnologie Internet per connettersi, creare e scambiare contenuti online con clienti, fornitori, partner, o all'interno dell'impresa stessa”. L’utilizzo dei social network delle piccole imprese italiane è in linea con la media Ue e supera quello di grandi paesi come Germania e Francia.