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La rivoluzione dell’Internet of Things: come cambiano imprese e startup

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Entro il 2019 ci saranno sette miliardi di oggetti connessi venduti, ma l’anno di svolta sarà proprio il 2015. Manifattura e retail i settori più influenzati dalla nuova tecnologia

Il mondo si accinge a vivere la sua ennesima rivoluzione industriale, questa volta nel segno dell’Internet of Things, dove tutti gli oggetti della realtà sono connessi fra loro in rete. “Il mondo diventerà un villaggio globale in cui verranno generate quantità crescenti di dati che dovranno essere usati con grande flessibilità”, è il commento di James Truchard, presidente e co-founder della National Instruments alla vigilia dell’apertura ufficiale della NI Week ad Austin, Texas, dove si riuniranno i più grandi esperti del settore.

Cresce infatti sempre di più il numero di persone che gravita intorno a questo particolare comparto delle nuove tecnologie. Addirittura, entro il 2019 ci saranno circa sette miliardi di oggetti connessi venduti, con un tasso di crescita che si avvicina al 60%. Secondo un recente dossier pubblicato da BI Intelligence, servizio di ricerca del britannico Business Insider, l’IoT è destinato a diventare il settore più importante per l’economia mondiale. Hardware, software, servizi di gestione: in totale, il valore raggiunto sarà pari a 1700 miliardi di dollari.

E se il 2014 è stato l’anno della svolta per l’intero comparto, il vero e proprio boom, secondo una ricerca condotta dal Politecnico di Milano, è proprio il 2015. “E' importante, in questo contesto, la crescita dei dispositivi Wearable, la cui offerta è sempre più articolata – spiegano Giovanni Miragliotta e Angela Tumino, responsabili della ricerca –. Ma anche delle applicazioni di Smart Factory, che consentono di aumentare produttività e flessibilità degli impianti manifatturieri e della Smart Agriculture che può sfruttare la spinta offerta da Expo 2015, per porre maggiore attenzione alla gestione delle attività agricole, alla tracciabilità dei prodotti, alla riduzione dell'uso dell'acqua”.

L’Internet delle Cose è dunque il futuro di startup e piccole e medie imprese. Secondo il quotidiano inglese The Guardian, è la manifattura il settore in cui l’Internet delle Cose è più sviluppato. Addirittura è in fase di costruzione, sempre in Gran Bretagna, “Factory 2050”, un centro di eccellenza che sorgerà a Sheffield sulla manifattura, collegato all’Università locale per realizzare macchine e robo tche potranno aumentare, proprio attraverso gli oggetti connessi, l’efficienza della produzione industriale, riducendo al minimo non solo i costi ma anche i rischi legati alla sicurezza. Anche la vendita a dettaglio è uno dei settori più fertili per la rivoluzione targata IoT, insieme a quello della moda. SAP addirittura prevede che l’Internet of Things genererà utili per 329 miliardi di dollari entro il 2018. 

L’Internet delle Cose potrà essere utilizzato anche per aumentare la digitalizzazione di alcuni paesi, tra cui anche l’Italia, che risultano non al passo con i tempi in fatto di digital divide. Nel “Digitale per crescere – Manifesto per l’Italia che ci crede”, in cui Assinform riassume le indicazioni per dare una più rapida attuazione alla strategia per la crescita digitale, sono in tutto sette le priorità individuate. Prima di tutto, l’esigenza di una cultura web diffusa, come condizione per la domanda di nuovi servizi digitali; segue lo sviluppo di ecosistemi digitali, favorendo la nascita di reti dinamiche di collaborazione a tutti i livelli e la vita digitale, sfruttando gli scenari di crescita aperti dall’Internet of Things.