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La birra contro lo spreco per il reinserimento dei detenuti

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RecuperAle è una bionda attenta all’ambiente e al sociale: realizzata con il pane di scarto e grazie all’impegno dei detenuti

Anche se non amiamo alzare troppo il gomito, un bel boccale di birra fresca e schiumosa il fine settimana è quanto ci vuole per rilassarci compagnia e ricaricare la nostra energia, pronti a ripartire il lunedì. Se poi la nostra “bionda” contribuisce a ridurre gli sprechi alimentari della nostra città e a incentivare la riabilitazione sociale delle persone, meglio ancora.

C’è tutto questo alla base di RecuperAle, un progetto ideato da due onlus italiane, Equo Evento e Semi di Libertà, che aiutano i detenuti di Rebibbia a realizzare una birra artigianale fermentando il pane invenduto.

 

LOTTA ALLO SPRECO E RECUPERO SOCIALE

“Circa un terzo del pane prodotto ogni giorno - spiegano da Equo Evento, un’associazione nata a Roma nel 2013 per recuperare le eccedenze alimentari - viene in genere buttato. Noi salviamo molto di questo cibo sprecato da oltre 150 eventi all’anno, tra matrimoni, convegni e altro. La maggior parte rifornisce diverse mense solidali sul territorio ma, da circa un anno, una grande quantità di pane viene avviata alla produzione di un’ottima birra artigianale, la RecupeAle”.

 

IL PROGETTO DI INCLUSIONE SOCIALE

Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione con il birrificio artigianale di “Vale la Pena”, un progetto di inclusione sociale promosso nel 2014 da Semi di Libertà Onlus. “Il birrificio - spiega il presidente dell’associazione Paolo Strano - permette ai detenuti del carcere di Rebibbia ammessi al lavoro esterno di avviarsi a una professionalità che li potrà aiutare a un reintegro concreto in società”.

Il birrificio di Vale la Pena si trova nei locali dell’istituto Agrario Emilio Sereni e si avvale della collaborazione dei suoi studenti in alternanza scuola/lavoro, che ricevono al contempo nozioni di legalità e di consumo alcolico responsabile.

 “Lo scopo sociale dell’operazione - continua Strano – è ostacolare le recidive dei detenuti, che risultato oggi al 70% tra chi non gode di misure alternative e solo al 2% invece tra coloro che vengono inseriti in progetti produttivi come quello di RecuperAle”.

L’incontro tra le due onlus è stato illuminante. Fu Carlo De Sanctis, uno dei soci fondatori di Equo Evento ad avere la prima scintilla. “Mi chiamò una domenica mattina -racconta Strano – assalendomi con questa idea di fare la birra dal pane. E così eccoci qua”.

 

BIRRA FRESCA DA PANE DI SCARTO

Il pane è in effetti alla base della produzione della birra, che per fermentare ha bisogno solo di cerali, acqua, lieviti e di una certa quantità di luppoli. Forse non tutti lo sanno ma la birra era anche chiamata pane liquido.

Per chi se ne intende, la RecuperAle Bread è una pale ale (una birra prevalentemente molto chiara), in cui le materie prime recuperate esaltano la base maltata e le danno un retrogusto di “crosta di pane” e una gradazione alcolica di 6.5 ABV.

Oggi, per ogni “cotta” di RecuperAle vengono salvati dalla discarica circa 50 chili di pane ma, secondo le due onlus, si può fare di più.

 

LA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING

Poiché il birrificio dell’Emilio Sereni produce già 16 diverse tipologie di birre “Vale la Pena”, è stato necessario individuare un nuovo impianto per espandere la nuova linea di produzione dal pane, che conta già due ricette, a bassa e ad alta fermentazione. Per questo è partita una campagna di crowdfunding (conclusa lo scorso 1 febbraio) per ottenere i fondi necessari ad aumentare la produzione di birre targate RecuperAle, i cui utili saranno comunque reinvestiti direttamente nel progetto, per legge e per statuto delle due Onlus che l’hanno ideata.

Un continuo riciclo di risorse alimentari ed energie umane per ridurre di più gli sprechi e valorizzare il tessuto sociale del territorio.

Alla salute!