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L’impresa italiana che fa risparmiare energia al cloud

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Così un’azienda di Cosenza abbatterà i consumi dei data center. La rivoluzione di Eco4cloud ispirata dal comportamento delle formiche

Potrebbe venire dall’Italia la soluzione agli enormi consumi energetici della rete. Nell’ambito del programma di finanziamento europeo Horizon2020, infatti, si fa strada l’idea di un’impresa di Cosenza, Eco4cloud, che punta a migliorare la sostenibilità dei server di tutto il mondo.

 

IL CONSUMO ENERGETICO DEL CLOUD

Oggi i privati come le aziende gestiscono le informazioni e i flussi di lavoro attraverso il cloud, uno spazio digitale residente su migliaia di server sparsi in tutto il mondo. Un “parco macchine” che cresce costantemente con giganteschi costi in termini di consumo energetico e di emissioni di CO2. Secondo l’ENEA il cloud assorbe oggi circa l’1,2% dell’intera produzione elettrica globale. La necessità di porre un freno all’aumento di tali consumi è un tema oggi stringente e molte aziende sono in corsa per trovare la soluzione più efficace. La risposta migliore potrebbe venire dai giovani ricercatori di Eco4cloud, nata nel 2011 come spin-off dell’Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni del CNR di Cosenza.

 

CLOUD AD ALTA EFFICIENZA ENERGETICA

Il titolo completo del progetto è abbastanza complesso: Hierarchical approach for green workload management in heterogeneous and interconnected data centers. I ricercatori di Eco4cloud lo chiamano semplicemente EcoMultiCloud. “Pensate a una grande azienda come Google o la nostra Telecom, che possiedono decine di enormi data center, sparsi in tutto il mondo – spiega a Energie Sensibili Raffaele Giordanelli, CEO dell’impresa cosentina -. Ebbene, noi stiamo sviluppando un algoritmo che permetta di spostare in maniera intelligente e veloce terabyte di informazioni da un data center collocato per esempio a Milano ad un altro che si trova in Brasile. Lo scopo finale è quello di poter mettere a riposo interi siti, tagliando di netto consumi energetici ed emissioni di gas serra. A noi piace dire che in questo modo iniettiamo intelligenza nel cloud”.

 

COME FUNZIONA IL CLOUD SOSTENIBILE

Per capire meglio come funziona la soluzione informatica degli ex programmatori del CNR, immaginiamo i server di un data center come dei bicchieri riempiti parzialmente di acqua. Il pacchetto software targato Eco4cloud permette alla macchina di ridistribuire il liquido in modo da riempire automaticamente ogni bicchiere fino al massimo della propria capienza. I bicchieri rimasti vuoti sono server che possono essere riassegnati ad altre funzionalità o semplicemente spenti, con conseguente risparmio di energia. Il sistema individua in maniera intelligente gli spazi disponibili ed elimina le ridondanze e gli sprechi.

 

UNA RIVOLUZIONE ISPIRATA DALLE FORMICHE

Uno degli aspetti più interessanti della storia dell’azienda calabrese che cambierà per sempre i data center di tutto il mondo è che questa rivoluzione è stata ispirata dalla natura. “Tutto inizia - racconta Giordanelli - dallo sviluppo dei cosiddetti algoritmi bio ispirati, che nel nostro caso imitano il comportamento delle formiche. Questi straordinari animali tendono a riempire gli spazi disponibili del formicaio con il cibo necessario all’inverno. Allo stesso modo i nostri software aumentano la densità delle informazioni che possono lavorare all’interno di un unico server, riducendo di circa il 30% i consumi di un data center e implementandone le performance di un 23-25%. Questi dati solo relativi all’ottimizzazione di singoli server, ma è facile immaginare come il risparmio possa lievitare in maniera esponenziale nel caso di interi data center”.

 

UNA PRIMA APPLICAZIONE GIÀ A FINE ANNO

Il progetto di Eco4cloud è partito a dicembre dell’anno scorso e avrà una durata di due anni, ma i ricercatori dell’azienda calabrese contano di fornire una prima applicazione immediatamente utilizzabile già alla fine di quest’anno. La rivoluzione, insomma, è alle porte. Non è un caso se sullo sviluppo di questa tecnologia hanno puntato in molti. Eco4cloud ha già effettuato infatti round consistenti di investimenti.  “Circa 2,3 milioni di euro – spiega Giordanelli - provengono da tre grandi investitori italiani: Dpixel, Principia SGR e TIM Ventures. Un altro milione sarà invece coperto per il 70% dall’Unione europea attraverso il fondo di Horizon2020. Molti dei colossi mondiali dell’ICT stanno sviluppando soluzioni in house, ma noi siamo fiduciosi che il nostro software si dimostri la migliore proposta per scalabilità ed efficienza”.