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“Investire su biodiversità e aree protette per uscire dalla crisi”

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Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha inaugurato la prima conferenza nazionale in materia. “La sfida riguarda tutti. Un green new deal è possibile”

Sviluppo economico e tutela dell’ambiente sono due elementi complementari e che vanno di pari passo. Ne è convinto il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che con queste parole ha inaugurato la conferenza nazionale “La natura dell’Italia. Biodiversità e aree protette: la green economy per il rilancio del Paese”, in programma all’Università La Sapienza di Roma l’11 e 12 dicembre. Si tratta di una occasione di confronto tra esperti del settore, istituzioni e mondo accademico sulla creazione di un nuovo modello di crescita, che garantisca occupazione e qualità della vita, valorizzando le aree protette e la biodiversità.

 

In Italia ci sono ben 24 parchi nazionali, 134 regionali e 30 aree marine protette. Insieme queste zone producono aria e acqua pulita, difesa dal dissesto idrogeologico, protezione contro il cambiamento climatico e i suoi effetti. Insomma, la natura punta ad essere un asset per lo sviluppo della Penisola. Il nostro Paese fa anche registrare il più alto tasso di biodiversità in Europa, con 5.600 specie vegetali, pari al 50% di quelle del Vecchio Continente, e oltre 57.000 specie animali.

 

“Queste aree rappresentano dei veri e propri laboratori di gestione ambientale – ha dichiarato il Ministro -. Tutelare il territorio è una opportunità per rinnovare il nostro modello di sviluppo. Un green new deal è possibile ed è una via percorribile per uscire dalla crisi. Per questo il ministero che io rappresento ha avviato la discussione su biodiversità, aree protette ed economia verde, che sono gli elementi essenziali per ridefinire il sistema Italia. È un investimento sicuro sul futuro: bisogna puntare sulla crescita dei servizi ecosistemici per garantire benefici alle comunità attraverso una efficace conservazione del patrimonio naturale”.

 

I vantaggi di una politica che va in questa direzione sono molteplici. Soprattutto dal punto di vista occupazionale. Secondo una indagine di Federparchi nei parchi nazionali e regionali ci sono ben 82 mila posti di lavoro direttamente generati dalle attività ispirate e promosse dalla presenza di un’area protetta; le imprese che già operano in queste zone sono oltre 756 mila, pari, secondo Unioncamere, al 17% degli insediamenti produttivi nazionali: in queste trovano occupazione il 10% in più di donne e giovani e crescono ad una velocità raddoppiata rispetto a quelle dei siti vicini.

 

“Nel corso di questa due giorni di conferenza elaboriamo delle proposte per una azione governativa concreta – ha concluso Orlando -. I parchi non sono più un vincolo sul territorio, ma svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione della biodiversità, insieme alle aree protette. Occorre sprovincializzare il sistema. Le amministrazioni, da quella centrale alle locali, devono proporre strategie per una efficace valorizzazione delle proprie bellezze. L’Italia non ha ancora la consapevolezza di quanto sia importante l’economia verde, che essendo una realtà in crescita ha bisogno di incentivi per uno sviluppo sostenibile. in particolare, le politiche governative devono sfruttare quanto più possono gli aiuti che vengono dai fondi europei stanziati per il 2014-2020. La sfida riguarda tutti: inaugurare un nuovo corso ambientale per il Paese”.